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Sempre volto la pagina veloce
quando leggo di ogni nuova guerra,
lo sguardo mio distolgo dalla terra
e cerco in chiari cieli nuova luce.
Di Sarajevo i muri crivellati
rivedo, e infrante porte a Pristina,
in lotta con la fulgida mattina
e gli alti olmi da storni abitati.
So oggi di bambini senza pane
di uomini con donne torturati,
non posso andare per supermercati
chiedendo se le mele sono sane.
Minati i campi non danno più fiori
sfasciati tetti fanno entrare pioggia
non voglio prenotare un posto in loggia
e appender per Natale stelle e cuori.
Mani alle orecchie allora lancio un urlo
in rossi cieli voglio che risuoni,
che copra il ronzio di mosche droni
e muoia solo al cantar di un merlo.