Tacciono i suoi occhi Ma senza ostento o indifferenza, Grondano entusiasmi e spazi infiniti Le lune che riposano sulle sue labbra frante.
La solitudine dorata è un eremo indiscreto Che le sue ciglia sembrano echeggiare, Ad ogni passo un sommuoversi d’impasse Inchiostro palesato su di uno sfondo boreale.
Iride è senza dubbio il sogno silente Vela il sangue, cicatrizza il pianto, Ma sul dubbio onnivoro che divora lo sguardo È lì che convergono le ultime sinfonie.
La notte si fa nota Il sogno un mutevole spartito, E i campi arati lungo le guance Non disdegnano un nuovo linguaggio.
Tu è sconosciuto Io il fiore dischiuso, La sua corona di splendide primavere Un volto che è molto più di un semplice disegno.
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