Una bustina per ricordarlo

scritto da Antonio Terracciano
Scritto 10 anni fa • Pubblicato 10 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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Autore del testo Antonio Terracciano

Testo: Una bustina per ricordarlo
di Antonio Terracciano

Penso che ogni amante della cultura, in tutte le sue forme, sia rimasto alquanto addolorato per la morte di Umberto Eco.
Io cominciai a leggerlo nel 1983, quando "Il nome della rosa" diventò un libro di culto. Mi ricordo che lessi avidamente il romanzo durante le vacanze natalizie: mi piacque talmente tanto che poi ne comprai un'altra copia, regalandola a un mio vicino di casa (non so se lui la lesse veramente, ma fu più forte di me fare quell'opera di bene) . La lettura del romanzo mi diede, tra l'altro, l'occasione di appassionarmi a Jorge Luis Borges, del quale successivamente lessi parecchi libri in originale, cioè in spagnolo. Questo interessamento fu dovuto alla figura del monaco Jorge da Burgos, mediante il quale sembrava allora che Eco avesse voluto fare una specie di caricatura del grande scrittore argentino.
Lessi poi altri tre romanzi di Eco, e cinque o sei suoi saggi (sulle lingue artificiali, su come si scrive una tesi di laurea, ecc. ) , dei quali uno addirittura in traduzione francese, tutti con grande interesse.
Ma il mio appuntamento preferito col Maestro era senz'altro la lettura, quando compravo "L'Espresso" (allora regolarmente, tutte le settimane) , della sua "Bustina di Minerva", collocata immancabilmente all'ultima pagina del settimanale, perché lì egli era capace di concentrare in poco spazio le sue enciclopediche conoscenze, la visione critica del mondo attuale e la non poca ironia.
Ho conservato alcune di quelle "bustine" , e ne propongo qui una per chi amava Eco e (perché no? ) anche per qualche improbabile ma eventuale persona che non l'avesse mai letto, "Lo strano caso delle palle del topo. Come leggere le traduzioni all'indietro" , apparsa nell' "Espresso" del primo luglio 1999.
Pare che in quel periodo parecchi professori universitari, fra i quali lo stesso Eco, avessero ricevuto, per posta elettronica, lo scherzo di qualche collega buontempone, che immaginò che i traduttori americani delle istruzioni per l'uso dei computer, non sapendo che in italiano "mouse" non si traduce "topo" e che "palla" e "pallina" non sono la stessa cosa, avessero scritto questo testo (e ridiamo tutti insieme, direi: è forse questo il modo in cui Eco, da lassù, o dalla "divinità silenziosa e disabitata dove non c'è opera né immagine" , tanto per richiamare una delle ultime frasi del "Nome della rosa" , preferirebbe essere ricordato... ) :
"Se il vostro topo ha difficoltà a funzionare correttamente, o funziona a scatti, è possibile che esso abbia bisogno di una palla di ricambio. A causa della delicata natura della procedura di sostituzione delle palle, è sempre consigliabile che essa sia eseguita da personale esperto. Prima di procedere, determinate di che tipo di palle ha bisogno il vostro topo. Per fare ciò basta esaminare la sua parte inferiore. Le palle dei topi americani sono normalmente più grandi e più dure di quelle dei topi d'oltreoceano... La protezione delle palle dei topi d'oltreoceano può essere semplicemente fatta saltare via con un fermaglino, mentre sulla protezione delle palle dei topi americani deve essere prima esercitata una torsione in senso orario o antiorario... Si raccomanda al personale di portare costantemente con sé un paio di palle di riserva, così da garantire sempre la massima soddisfazione dei clienti. "
Una bustina per ricordarlo testo di Antonio Terracciano
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