Seduta alla mia scrivania, mi sto rilassando ascoltando la musica che preferisco, calma, distensiva, quella che ti permette di viaggiare dentro di te.
Sai, quelle melodie che ti rapiscono , ti trasformano in brezza e ti fanno sorvolare le foreste, poi planare sulle onde dell'oceano, dove le fragranze salate e leggendarie inebriano le tue narici, per arrivare a toccare l'orizzonte dove il cielo si fonda col mare, e poi sconfinare sulle dune indomite dei deserti assolati e dorati, e poi di nuovo su per aspre rocce dalle cime innevate, dalle sorgenti incontaminate, e scendere di nuovo le intagliate pareti, librarsi sulla verdeggiante abetaia, ancora più giù sopra i lecci e su lussureggianti e imponenti cerri, fino a sdraiarti sul tenero verde della sponda del fiume che scorre allegro nel suo letto tortuoso, pieno di anse e piccole cascate. Il suo piacevole sciabordio copre ogni altro sentire, ti penetra dentro quasi a zittire ogni tuo pensiero e ti sorprendi a fantasticare sulle forme delle nuvole.
E resti immobile nel tuo corpo da gigante, col cuore di bambina, a non misurare più il tempo, tanto da non sapere se sei già nel tuo domani o sei tornata nel tuo ieri, per decidere che sei nell'eterno “adesso”.
Così, con gli occhi ancora pieni di nuvole e cielo, ti siedi per farti accarezzare dall'ultimo raggio di sole prima che tramonti per lasciare posto a quell'oblio che non è luce, che non è buio.
E' in quel momento che ti accorgi di avere le guance umide: lacrime? Si sono lacrime. Sono quelle che hai tenuto dentro per una vita, perché nel momento in cui dovevano uscire, qualcosa le ha trattenute a tua insaputa. E tu che pensavi ti si fossero congelate nel petto, di essere diventata insensibile, imperturbabile, forte...
"Seee, forte come l'aceto", recita un vecchio adagio delle mie parti. Non è vero niente! La verità è che non ti sei mai concessa il tempo necessario per soffrire, per gioire, per disinfettarti le ferite, c'era sempre qualcuno o qualcosa di più urgente, o così almeno li percepivi.
Ora che senti il tempo stringere attorno a te, non sai quanto ancora ne hai, di certo di meno di quello che hai già avuto, e allora? Che vuoi fare, chiudere la partita così? Non sarebbe giusto verso te stessa, verso le persone che hai amato e perso, che continui ad amare perché ti sono ancora vicine, a quelle stesse a cui, forse senza rendertene conto, non hai palesato i tuoi bisogni come loro hanno fatto con te.
Non sai se è andata così o no, non si può stabilire se sia stata una scelta giusta o sbagliata. Forse è stata una scelta e basta.
Mentre il pianto continua ad allagarti gli occhi e bagnarti il viso, ti senti viva, senti di amarti e di essere anche felice perché sai che quelle sono lacrime di libertà.
Lacrime di Libertà. testo di ROSAROSSA