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Requiem per la Democrazia
Ci dissero che il futuro
sarebbe stato un orizzonte aperto,
un canto di voci libere,
una piazza senza catene.
Ma oggi siamo qui,
sotto occhi che non dormono,
nei riflessi opachi delle telecamere
e negli algoritmi che anticipano il pensiero.
Lo Stato si fa respiro nella stanza,
scandisce i battiti della nostra volontà,
scruta i pensieri prima ancora
che diventino voce,
sillabe proibite nel vento.
Ci osserva, ci misura,
ci addestra a non essere altro
che numeri in un'equazione già risolta.
La democrazia? Un fossile esposto,
repertorio di un'era
che credevamo incrollabile.
Ora il potere non ha più bisogno
di finzioni, di maschere, di rito.
Tecno-capitalismo d'acciaio e silicio,
conquista senza guerra,
dominio senza nome.
E noi?
Siamo uomini ancora,
o solo dati in un flusso costante,
onde numeriche alla deriva,
cifre mute nella rete?
Eppure, tra i silenzi controllati,
tra i codici che ci stringono il respiro,
qualcosa ancora resiste:
un sussurro fuori dalla rete,
un nome scritto a mano,
un pensiero che sfugge all'algoritmo,
un battito che non si lascia contare.
Forse non tutto è perduto.
Franco