stralci di idee ... (1)

scritto da elisacapellirossi
Scritto Un anno fa • Pubblicato Un anno fa • Revisionato Un anno fa
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Fatemi sapere cosa ne pensate: sto studiando molto e facendo esercizi per migliorare, con l'obiettivo di diventare la migliore versione di scrittrice per me stessa e per chi dedica il proprio tempo a leggermi.
- Nota dell'autore elisacapellirossi

Testo: stralci di idee ... (1)
di elisacapellirossi

Sara trema, fissa la sua figura allo specchio, sfiora i suoi lunghi capelli neri “forse dovrei ripassare la piastra, gli piaccio così tanto con i capelli lisci” prende un rossetto rosso fra le mani lo rigira “gli piaccio acqua e sapone ma almeno il rossetto potrei metterlo…” poggia il rossetto vicino al lavandino ne prende un altro di una tonalità rosa e lo mette, “perfetto.”
Qualcuno bussa alla porta del bagno ? Sei pronta? ? chiede Lina, la madre, il cuore di Sara batte all’impazzata, si avvicina alla porta, con un giro di chiave la apre ? Sì mamma, sono pronta per andare a sposarmi. ? La madre la abbraccia, i suoi capelli ricci si muovono, che ricordano un cespuglio ben potato, trattiene le lacrime, per evitare di rovinarsi il trucco ? sei meravigliosa. ?
Sara va in cucina dove sul tavolo bianco spicca un bouquet di rose blu “come tradizione vuole qualcosa di blu, il nostro colore preferito” lo prende e annusa a pieni polmoni i fiori il profumo è intenso e sensuale, posiziona i fiori davanti a se e lo tiene con due mani. Cammina sicura verso la camera da letto, dove sua madre, a voce alta, incita il padre a finire di prepararsi. Bussa ed attende la risposta della madre, apre la porta per farsi vedere con i fiori fra le mani.
Lina non trattiene più le lacrime mentre il padre, Leo la squadra ? stai bene, sembri grande. ? Gli occhi di Sara si incupiscono “dovrebbe essere un momento importante anche per lui, o almeno è così che l’avevo sempre sognato.” ? Ho diciotto anni e sto per sposarmi, sono grande. ? Il padre le passa affianco, sicuro e con sguardo truce, senza cura fa oscillare il vestito. Una smorfia di dissenso compare sul volto di Sara, passa una mano sul tessuto liscio del suo lungo vestito bianco sistema lo strascico.
La madre le si avvicina con sguardo dolce ? Lo sai come è tuo padre, non te la devi prendere. ? Sara alza gli occhi al cielo, e si forza in un sorriso ? figurati mamma, vado a fumare chiamatemi quando siete pronti, entrambi. ? Urla l’ultima parola per farsi sentire dal padre. Sara si dirige in cucina sposta una sedia grigia e si siede appoggia facendo attenzione il mazzo di fiori, afferra il pacchetto di sigarette poggiato sul tavolo e accende una sigaretta aspira il fumo “chissà quando hanno comprato queste nuove sedie, sono andata via da soli sei mesi e mi sembra di non riconoscere più la casa dove sono cresciuta. Viviamo nella stessa città eppure non riesco mai a vederli, mi manca essere la cocca di mamma, guardare le serie tv fino a tardi e mangiare gelato d’inverno sotto il piumone. Invece con papà, per assurdo, va molto meglio così, sarà che non può più comandarmi e giudicarmi per ogni mio errore, ogni tanto mi manda i buongiorno scrivendomi che vuole bene, non me l’ha mai detto, ormai ho perso le speranze di sentirlo dalla sua bocca.” Finisce la sigaretta, la spegne in un posacenere a forma di stivale, un altro oggetto di cui non conosceva l’esistenza.
? Siamo pronti, tesoro. ? Lina si avvicina alla figlia, le mette una mano sulla spalla, le accarezza i capelli. Sara si gira e appoggia la testa sul ventre della madre, il tailleur verde è soffice contro la sua guancia ? andiamo. ? si discosta e si alza dalla sedia prende il bouquet, cammina lenta verso il corridoio e sfiora l’attaccapanni, fa attenzione a non infilzarsi qualche scheggia marrone nelle dita e prende la piccola borsa bianca e oro. Respira ed esce seguita dai genitori.
Sara cammina vicino alla madre che le tiene lo strascico sollevato da terra mentre il padre cammina qualche passo avanti a loro, raggiunge l’auto, si posiziona al posto del guidatore, Sara si siede e insieme alla madre, sistema il vestito con una mano, appoggia lo strascico sul sedile, per non rischiare di sgualcirlo troppo durante il viaggio. Il silenzio dentro l’auto pesa come dei macigni “a breve sarò davanti a lui, mio marito, per davvero entro oggi, pensare che da piccola, andavo a giocare e festeggiare carnevale, in piazza Unità ed ora sto per sposarmi proprio lì.” Un sorriso sincero spunta sul suo viso, gli occhi le si riempiono di commozione, con una mano cerca di scacciare le lacrime.
Il padre parcheggia il più vicino possibile, al municipio di Trieste, la brezza del mare scompiglia appena i capelli di Sara mentre è intenta ad uscire dall’auto, i raggi del sole si riflettono nel mare cristallino “il nostro primo appuntamento siamo venuti qui a sederci sui gradini e chiacchierare fino alla nausea, credo sia uno dei miei posti preferiti di questa città.” Un brivido dolce scuote Sara, volta le spalle al mare e al molo, si dirige sempre accompagnata dalla madre, verso l’unica piazza sul mare d’Italia, la piazza è enorme, il municipio è dalla parte opposta, il percorso sembra interminabile.
Sara ha il cuore che batte a mille ? mamma ma le fedi? ? La madre, ha uno sguardo amorevole, le mostra il contenuto della sua borsa, spicca una scatolina bianca con ricami oro, Sara continua a camminare mentre l’ansia passo dopo passo cresce ? e la fotocamera? ? la madre si ferma per osservarla negli occhi ? hai tutto per sposarti ma se non vuoi basta un cenno e ti porto via. ? Sara si perde negli occhi marroni della madre che sono dilatati dall’ansia ? sei matta? ? Le sorride, gli angoli della bocca si alzano ?Non vedo l’ora di sposarlo, voglio solo sia tutto perfetto. ? Sara distoglie lo sguardo, la grande fontana, dei quattro continenti, è così vicina, la prima delle quattro grandi statue è ad un palmo da lei, da che ne ha ricordi non è mai stata usata come tale “correvo spesso qui dentro a tutti i bambini piaceva correre qui dentro, magari un giorno ci porterò a giocare i nostri figli.”
Sara vede quella che presto diventerà sua suocera, una donna bassa con i capelli grigi e un sguardo dolce ed emozionato la raggiunge e la saluta ? sei incantevole figlia mia. ? Sara la abbraccia, le lascia un filo di rossetto sulle guance “sono davvero fortunata non tutte le suocere sono così buone.” Entrano prima i parenti, Sara inspira, sente il petto gonfiarsi, sente la salsedine solleticarle le narici, espira ed entra.
Il municipio è decorato, con qualche fiocco bianco. Il Sindaco è dietro un tavolo dove sono poggiati vari fogli, le panche sono tutte vuote tranne la prima dove ci sono i loro genitori e la sua futura cognata, lui è lì davanti con il suo completo grigio perla, che incornicia i suoi lineamenti longilinei, si gira ad osservarla, Sara nota il contrasto del completo con i suoi capelli e occhi scuri, la lasciano senza fiato. I loro sguardi si incrociano Sara non riesce a trattenere qualche lacrima che le riga il viso fino a bagnarle le labbra distese in un sorriso pieno “quanto è bello, quanto lo amo, sì voglio passare la vita con il mio Daniele.”
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