Dialogo tra sordi

scritto da Sunnydale
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I dialoghi rappresentano punti di vista dei personaggi, basati su stereotipi o convinzioni comuni. I personaggi non riescono a vedersi davvero né a vedere gli altri.
- Nota dell'autore Sunnydale

Testo: Dialogo tra sordi
di Sunnydale

*rumore di porta che si apre*

*rumore di porta che sbatte*

Mamma: Non sbattere la porta, Giuseppe!

Giuseppe: Sì sì, ciao.

Mamma: Ogni volta così, quando imparerai? Siediti a tavola che è pronto. Com’è andata oggi?

Giuseppe: Sai? Hanno licenziato Lucia oggi, ho sentito che hanno in mente un taglio al personale.

Mamma: Lucia? Ma non era la tua responsabile? Beh, speriamo allora che ti diano il suo posto.

Giuseppe: Mamma, non capisci? Se hanno licenziato lei, io sarò il prossimo.

Mamma: Ma figurati, hai studiato così tanto, si sa. Ma per curiosità, cos’è successo? Si sono lamentati di lei?

Giuseppe: No, no, ha scoperto di essere incinta… per quello. E poi che c’entra se ho studiato tanto? Sai che non ho esperienza se non questo lavoro.

Mamma: Poi quella donna proprio non la capivo, ti faceva stare lì in ufficio fino a tardi; che poi si sa che le donne, una volta incinta, devono stare a casa per il piccolo, ovvio.

Giuseppe: E se mi fanno restare a casa? Chi mi assume? Non ho studiato così tanto per fare poi l’operaio. I turni di notte per me sono impensabili, per non parlare della pensione: noi giovani non la vedremo neanche fra cent’anni.

Mamma: Di questi tempi, sui telegiornali fanno vedere sempre di donne che urlano indipendenza e poi non sanno neanche gestire una gravidanza. Ai miei tempi era tutto diverso, eppure si viveva comunque, anzi meglio.

Giuseppe: Poi la gente dice che noi giovani non lavoriamo, che stiamo a casa perché è più comodo. Mi chiedo cosa farebbero al nostro posto se il loro futuro cadesse a pezzi.

Mamma: Hai visto quanti problemi ha avuto tua nonna? Da quando mio papà era mancato ha dovuto fare tutto da sola: prendersi cura dei campi e anche di noi. Le avrebbe fatto comodo un uomo al suo fianco, ma lei non ha mai voluto risposarsi.

Giuseppe: Io ho voglia di vedere il mondo…quanto è bello viaggiare? Anche se però non l’ho mai fato, credo sia bello, ecco. E poi come faccio? Guerra dappertutto, e io qui a chiedermi se domani sarò licenziato o no.

Mamma: Meno male che a me non è successo: ho scelto la strada giusta, mi sono sposata con tuo padre e poi sei nato tu. Non sono mica andata a cecarmi un impiego. Essere donna significa anche dover sciogliere tra figli e lavoro, non entrambi, sia chiaro.

Giuseppe: I miei colleghi non sembrano essere preoccupati. Certo, loro scioperano ogni due per tre; mi hanno pure invitato con loro, ma io devo pensare a tenermi il posto. Non ho tempo per lottare per altro.

Mamma: Mia sorella ci aveva pure provato, ma dopo quello che le è successo… poverina. Ricordo ancora quanto ho pianto. Abbiamo pianto tutti, quella volta.

Giuseppe: … Ho paura. La verità è che ho paura. Mi chiudo in camera di notte e non faccio niente. Guardo per ore il soffitto senza pensare veramente a qualcosa. Mi sento falso. Sono solo un attore nella vita di altri…ma nella ma chi sono?

Mamma: Per questo dobbiamo stare sempre attenti. Ognuno deve stare al suo posto, se non si vuole avere guai… ma che vita. Credo di avere… paura, ecco. Ho paura di scomparire in queste quattro mura. Sono solo un ruolo, forse.

Giuseppe: Molte volte piango pensando al passato. Vorrei tornare indietro e vivere quel presente senza preoccuparmi del futuro. Ma il futuro arriva, d’inverno in inverno, sempre più gelido.

Mamma: Non credo che la libertà ci salverà, Giuseppe.

Giuseppe: Tu questa la chiami vita, mamma?

*rumore di porta che si apre*

Papà: Sono tornato! Oh, vedo che mi avete aspettato prima di mangiare.

Dialogo tra sordi testo di Sunnydale
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