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Il Canto della Fenice
Oh, vano è il vostro sguardo, e cieco il vostro cuore!
Parlate voi di pace, io di un funereo eco.
Perché l'Anima mia, in questo lungo fardello,
non conosce il sussurro, ma il grido e il duello.
Non sarò il relitto che la marea disperde;
sarò la brace viva!
Sia il mio petto l'altare!
Io non temo il rogo.
Io sono il rogo.
Perché l'ombra che voi chiamate sconfitta,
per me è terra benedetta,
dove ogni fibra infranta,
ogni lacrima negata,
diventa il duro metallo di una vita forgiata.
Io porto le cicatrici come un codice d'onore,
scritte sulla pelle da un implacabile ardore.
Il mio corpo è lo stendardo,
mai sottomesso o vile,
di un'eterna battaglia
condotta nel mio stile.
Perché il mio Spirito non conosce la resa,
ma solo l'inizio di un'altra, grandiosa impresa.