Scuola serale

scritto da Vince75
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Tratto dal mio libro "Le tragicomiche email di Hansi Muller"
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Testo: Scuola serale
di Vince75

Fanny era una diciannovenne di boccoli e sogni. Bionda di capelli, occhi azzurri. Nonostante la timidezza, spezzava numerosi cuori maschili. Era cresciuta in una famiglia numerosa; cinque figli, lei era la primogenita. Il padre era un imprenditore edile, e riusciva a soddisfare i bisogni di una così numerosa prole. Fanny, non avendo molto voglia di lavorare nella ditta paterna, coltivava la passione del ballo. Era determinata a partecipare al programma televisivo "Saranno Famosi"; e si allenava regolarmente. Incurante della zavorra costituita dal sedere abbondante. Perchè era lì? Nell'attesa di realizzare il suo sogno,e come le avevano detto i genitori, un diploma poteva servire.
Seduta vicino a lei si accomodò Beatrice. Una ruvida donna, originaria di Trento, di pressapoco trent'anni. Al compimento della maggiore età Beatrice era stata "gentilmente" fatta accomodare fuori casa dai genitori. Si era barcamenata, per un quinquennio, con lavori saltuari. Fintantochè decise di trasferirsi in Lombardia, a Como. Trovando, poi, occupazione come magazziniere in una fabbrica di caramelle. La ruggente capigliatura corvina e il rimmel marcato promettevano battaglia. Lei era pronta a sfruttare al cento per cento i mezzi a sua disposizione. Al suo domicilio di Cadorago la supportava, e sopportava, Peppe Popi. L'idraulico con cui lei conviveva.
Depose lo zaino, e si mise in disparte. Basilare non dare troppo confidenza agli estranei ed ai rivali, trust no one. Mirco Pezzenti annusava l'aria, prendeva nervosamente appunti. Ventiseienne, fisico asciutto, volto emaciato. Sembrava rigido come uno stoccafisso.
Pochi capelli incorniciavano la testa; vestiva dei jeans sdruciti, e scarpe Nike di seconda mano. Da giorni contava i minuto che lo separavano da quell'evento. Incurante dei discorsi della madre Carla, che vaticinava un suo ennesimo fallimento. No; era il momento della svolta.
Fra tre anni, col diploma in mano, sarebbe diventato uno yuppie rampante. Al diavolo l'infimo lavoro di operaio; briciole per il genio che lui si sentiva.
Qual era il filo conduttore che univa quelle tre anime, dal vissuto così differente? Il recupero degli anni scolastici, sezione ragioneria, alla scuola Conti di Como.

La partenza era facile come una tappa di pianura al Giro d'Italia; un'ora di italiano e una di storia. Con passo da funerale entrò il prof. Manetta.
Manetta era un insegnante di cinquantasette anni, già in pensione. Arrotondava insegnando alle scuole serali e con le ripetizioni private. IL colorito paonazzo e l'aria un po' svagata furono notati da diversi alunni.
Si allacciò i bottoni della giacca, si aggiustò la cravatta e sedette in cattedra. Scrutò il popolo studentesco, lanciando poi una smorfia semidisgustata. Tra il vociare generale procedette all'appello.
"Pezzenti?"
"Presente!"
"Hai lo stesso cognome di un avvocato bolognese, amico del grande poeta di Recanati."
"Ah sì?"
"Sapresti dirmi L'infinito di Leopardi?"
"Leopardare."
Sghignazzi corsero tra i banchi; Manetta incassò il colpo con nonchalance:"Beh...io conosco la versione che inizia con Sempre caro mi fu quest'ermo colle....In ogni modo, hai dato una risposta interessante; ne riparleremo".
"Va bene."
Manetta in seguito chiese agli studenti che cosa fosse la via empirica. In tre risposero correttamente, tra questi Mirco. Buona parte delle classe aveva pensato che potesse essere una nuova strada di Como, appena inaugurata dal sindaco Batto. Altri scossero la testa perplessi.
La seconda parte di quell'assaggio di anno scolastico il docente la dedicò all'Illuminismo; e a farsi i cavoli suoi. Il Nokia 3310, con una sgargiante cover rossa, squillava in continuazione. Più che in un aula scolastica, sembrava di essere in un call center.
Manetta cambiava il tono a seconda dell'interlocutore: confidenziale, ironico, scocciato, eccetera...diversa anche la suoneria; si passava dal Nokia Tune alla Cavalcata delle Valchirie a La Stangata.
Prima di congedarsi il prof lasciò una "perla" agli allievi:"Il mio vicino di casa guadagna otto miliardi all'anno, ma io non sono affatto invidioso".
"Cacchio!Che lavoro svolge?" domandò Pezzenti.
"Il calciatore, credo che giochi nell'Inter."
"Grande! Come si chiama?" chiese eccitato Pezzenti, sfegatato tifoso interista.
"Cordimo, Cardomo, Cordobo..."
"Cordoba?"
"Ah, ecco! Dev'essere così!"
"Mi fa avere un autografo?"
"Lo vedo di rado, e non è che ci parli molto. Però è una persona molto educata, vediamo..."
La signorina Vincoso, la segretaria tuttofare, suonò la campanella; la mandria di buoi, aperta la stalla, scese a precipizio dalle scale.
Beatrice e Fanny si allontanarono insieme, percorrendo la via Mentana. Avevano chiacchierato per tutta la lezione; pareva esserci un buon feeling tra di loro.
Pezzenti attese il pullman chiudendo la zip del piumino. Era solo ottobre ed il clime ancora mite; lui però era freddoloso. Mentalmente godeva ancora per sua performance in classe, che valutava eccellente. Il riscatto aveva bussato alla porta, e lui aveva aperto senza indugi.

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