Contenuti per adulti
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Anticamera (legno freddo, odore di carta)
Pianifichiamo come si pianifica un patto: liste a margine, aghi a mollo, la promessa che nessuno forzerà domande, oltre il dosso.
Qui le parole sono ancora civili. Spieghiamo il trucco: rallentare il corpo finché il tempo si distrae, infilare il soggetto in una pausa lunga abbastanza da farci stare comodo il dubbio.
Il paziente firma con l’indice sulla coperta:
Non è un consenso, soltanto attrito.
Una lampada scherma il vetro per non svegliare i vicini, ma non sono i vicini il problema: è che le pareti, se informate, cominciano a tenere il conto del grande punteggio.
2. Camera di mezzo (silenzio a pressione più alta)
Spostiamo tutto qui, perché qui l’aria ha pietà dei margini: tende doppie, tappeto che tace i passi, lo specchio girato verso il muro così nessuno vede la vendetta in diretta.
Lui è disteso, braccio fuori, palmo in su, io conto i passaggi, non i secondi, intervalli tra un cigolio dell’intonaco e il successivo.
A un certo intervallo il fiato cambia mestiere e non esce più, ispeziona.
Appoggiamo il vetro alle labbra,ma non opaca.
La brina resta com’era prima, come se il freddo avesse rinunciato a progredire.
Lei tiene il polso non per rilevare vita, ma per impedire al sangue di fare domande autonome.
Parliamo di tende di raso e finestre dai vetri decorati, domande civetta per guadagnare tempo: il tempo è il solo che può sbagliare e farci passare per fessi.
A metà di una frase nostra, la pelle sotto la sua bocca pronuncia il mio nome.
Le labbra sono in pausa; parla la memoria muscolare, che ha imparato a noleggiare verbi.
3. Camera di fondo (rumore evitato)
Siamo entrati per cortesia, restiamo per maleducazione.
Qui il rosso della tenda sembra buono solo perché la lampada è stanca.
Qualcuno nomina l’ora: Errore.
L’orologio è fermo all’ingresso per patto; nominarlo è come barare.
Un termometro rotola, il mercurio è all'esterno, ma non giudica.
Il paziente riferisce dal punto esatto in cui il sonno non copre più e la veglia non pretende:
stiamo mescolando i ruoli, lui trattiene ciò che noi fingiamo di portare.
Lo lasciamo andare perché la stanza ha finito la pazienza prima di noi.
La cera si ritira dalle tempie; la brina sul vetro crolla come un calcolo inutile.
Il lenzuolo, sul lato sinistro, tiene caldo per dieci minuti contati.
Dieci: Una misura da apprendisti, né sacra né oscena, soltanto tecnica.
Usciamo con le voci un tono più basse di quando siamo entrati.
In anticamera giriamo lo specchio verso la stanza: c’è solo il telaio, ma ci specchiamo lo stesso.
Cosi, per scusa.