Non c'è vanto o spregio a misurarsi, nè giudizio che governi sulle leggi del cosmo, orientando le cose secondo volere. Mia folle folle visione hai fatto tua ogni percezione, di cui la bestia si vanta invano, mentre il cuore s'avvede dell'inganno, non vi è vanto né merito, è soltanto un incisione, minuta curva inframondi, porta spalancata su immense dimensioni la chiamano malinconia del vuoto. Si può chiamare vuoto l'immenso? Oh! La percezione cosmica è straziante per condizionamenti, la materia induce all'irreale e t'inventi una dualità inesistente, per dar pace al raziocinio. Mentre son più certe le cose che non tocchi come le stelle, il sole e la luna che il riflesso di questa misera esistenza consumata nell'oblio d'esser mastro senza coscienza, alla fine dei giorni cosa sarà davvero folle? Lo sperpero o l'impegno? L'impronta o la vanità? Non è il rimpianto la mia occasione...
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