Quando Mamma e Papà sono diventati madre e padre

scritto da testina di anguilla
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di testina di anguilla
Autore del testo testina di anguilla

Testo: Quando Mamma e Papà sono diventati madre e padre
di testina di anguilla

Mi ricordo papà che mi prendeva in spalle, al ritorno dalle nostre camminate in montagna; ero troppo stanca per per stare al passo di lui e di mamma, con le mie gambette corte. Ogni volta che partivamo per una gita io li precedevo correndo, con in spalla il mio minuscolo zainetto vuoto, che serviva solo a farmi sentire grande, perche anche io volevo uno zaino mio, come quelli che portavano la mamma e il papà, ma i loro contenevano cose pesanti come borracce, macchine fotografiche, cassette di cerotti e disinfettanti.
"devono pesare davvero moltissimo tutte quelle cose" pensavo nella mi piccola testa, però loro erano forti ed erano grandi davvero, non per gioco come lo ero io, perciò portavano sulla schiena i loro zaini enormi e intanto camminavano dritti e felici sotto quei pesi, senza che i loro passi vacillassero mai sul terreno dissestato delle montagne.
Mi ricordo che da piccola ero molto mattiniera, che la domenica mattina mamma e papà non lavoravano ed io, gia sveglia alle prime luci dell’alba, uscivo dalla mia cameretta e mi buttavo nel loro lettone
"Papà! Mamma!Sveglia!" dicevo, e li spingevo giù dal letto con i piedi, facendo leva sulla testiera con la schiena.
Ricordo quando chiamamavo papà “Piciu” perchè pensavo fosse un nomignolo affettuoso da me inventato. Ricordo quanto ridemmo quando mi dissero che quella parola già esisteva ed era una parola brutta. Un pò mi dispiaceva, ma ridevo lo stesso, perchè non conoscevo le parole brutte. Mi ricordo la prima volta che li ho visti giovani, dentro una vecchia foto dimenticata in qualche album di istanti che non si vogliono buttare. Erano belli nei loro abiti anni 80, mio papà sembrava un attore del telefim “Friends”, mia mamma sembrava felice, bellissima nei suoi vestiti felpati troppo grandi.
Ora ricordo poco. Non sono pazza, ma gli eventi più recenti mi sono sfuggiti, come se una bolla mi avesse impedito di udire le grida dall’esterno. Non ricordo più parole, ne gesti. Non ricordo che si siano sfiorati nemmeno una mano, nemmeno per sbaglio. Non ricordo rabbia, ne litigi, nemmeno discussioni. Mi torna solo qualche immagine sfocata di mia madre sul divano, di mio padre al computer, di me che non so più dov’ero; se li stavo guardando da lontano, per riprenderli ancora assieme in un’unica inquadratura o se gia stavo svanendo, prima ancora che lo facessero loro. Forse il loro zaino era diventato troppo pesante per farli camminare dritti, ma ancora arrancavano sul terreno dissestato della montagna.
Ricordo le valige di mio padre fuori dalla porta, mia madre triste, io che non capisco. A nove anni certe cose non si capiscono.
Ricordo la nuova casa di mio padre, dove collezionava cose come film e giochi per il pc, anche se non giocavamo mai al pc; a volte guardavamo un film. Non parlavamo.
Ricordo mia madre che piangeva per terra, con la schiena appoggiata allo scaffale degli album di foto. Non le stava guardando, piangeva e basta.
Avevano lasciato cadere per terra gli zaini, ed ho scoperto che erano vuoti.
Ho però un ricordo recente, di mio padre che aggiusta il computer a mia madre. Lui è seduto e lei gli sta accucciata vicino. Io li guardo dalla porta a vetri della terrazza dove mi stò fumando una sigaretta, nascosta dal buio della sera. Penso a quando lui stava al computer e lei sul divano, ognuno perso nei suoi pensieri. Penso che per un momento sono ancora giovani e belli e si amano. Penso che vorrei entrare e accucciarmi anche io, vederli da vicino, ma ho paura che quell’equilibrio così dolce e fragile, andrebbe in mille pezzi se aprissi la porta.
Allora ho capito che gli zaini che portavano sulle spalle non gli impedivano di camminare perchè stava- no diventando più pesanti, ma perchè ad ogni passo assieme perdevano: i cerotti per coprire le ferite, il disinfettante per curarle, la macchina fotografica per immortalare i momenti felici, le borracce per poter sopravvivere alla sete. Avevano smesso di camminare assieme per salvarsi.
Quando Mamma e Papà sono diventati madre e padre testo di testina di anguilla
7