Luigi guardò l’orologio con una certa apprensione.
Era in ritardo: l’incontro sarebbe iniziato entro cinque minuti e lui doveva ancora passare i tornelli, prendere l’ascensore e raggiungere il ventesimo piano.
- Mi scusi, ho fretta! – mormorò superando sgarbatamente una signora in fila e appoggiando proditoriamente il suo badge sulla fotocellula.
Il cancelletto di vetro temperato non si aprì: Luigi, già sbilanciato in avanti, vi sbatté contro con sorpresa, mentre la spia rossa del tornello suonava, segnalando il tentativo di intrusione.
La signora lo guardò di traverso; poi si mise in fila al tornello vicino.
- Accidenti! – imprecò Luigi, facendo scorrere nuovamente il tesserino – Mai che funzioni al primo colpo!
La spia continuò a suonare.
Con la coda dell’occhio, Luigi scorse che la ragazza al bancone della portineria aveva preso in mano il telefono.
Provò ancora, con calma stavolta, evitando di farsi notare: niente, il cancelletto rifiutava di aprirsi.
- È inutile che insista! – fece una voce decisa alle sue spalle – Lei non è autorizzato all’accesso!
Luigi si voltò di scatto, indispettito: un agente della sicurezza interna stava sopraggiungendo. Sembrava seccato.
- Che cosa vuol dire che non sono autorizzato? – protestò Luigi – Io sono il dottor Cosentino, della Contabilità Generale: lavoro in questa azienda da quasi dieci anni! Sono atteso dal Direttore Amministrativo per una riunione importante!
- Non si agiti! – replicò la guardia con risolutezza – E lasci libero il passaggio! Mi consegni il suo tesserino e mi segua!
Luigi sbuffò, guardando l’orologio e alzando gli occhi al cielo. Poi consegnò il badge all’agente e lo seguì al bancone della portineria.
- Controlla questo pass! – fece l’agente alla ragazza, porgendole il tesserino, ma senza staccare gli occhi da Luigi.
La ragazza passò il badge in un lettore e digitò qualcosa sulla tastiera che aveva di fronte: quando apparve la videata, guardò Luigi in silenzio. Poi, sempre in silenzio, restituì il badge all’agente, annuendo col capo.
- È come dicevo io! – fece l’agente con durezza, senza restituire il tesserino a Luigi – Lei non è autorizzato. Si allontani!
Luigi era impietrito, non sapeva che cosa replicare: provava un crampo allo stomaco, un senso di nausea che stava rapidamente montando.
L’agente frattanto lo stava invitando pressantemente a uscire dall’atrio. Luigi, quasi in trance, si diresse verso la grande porta girevole che dava sull’esterno, voltandosi di tanto in tanto verso l’agente, che non lo perdeva di vista.
- Faccia attenzione a dove mette i piedi! – gli intimò seccamente una voce maschile.
Luigi si arrestò di colpo, ancora perso nei suoi pensieri.
- Luigi, sei tu? – gli fece l’altro – Che cosa fai ancora qui? La riunione non è iniziata?
- Giovanni! – replicò Luigi, riscuotendosi immediatamente – Per fortuna ti ho incontrato! Mi è successa una cosa strana, mi devi aiutare…
L’agente, intanto, stava seguendo la scena con attenzione, appoggiato al bancone della portineria: vide i due uomini parlare concitatamente e poi dirigersi insieme verso di lui.
- Sono l’ingegner Garbinati! – fece Giovanni, rivolgendosi all’agente con tutta la sua autorevolezza – Sono il Direttore dell’Ufficio Finanza! Io e il dottor Cosentino siamo attesi!
- Ma signor Direttore… – interloquì timidamente l’agente – il badge del dottor Cosentino…
- Senta, non mi faccia perdere tempo con questioni tecniche! – lo interruppe bruscamente Giovanni – Le ho già detto che ho fretta! Se non è in grado di far funzionare quel badge, ne faccia fare subito un altro! Garantisco io!
L’agente chinò il capo, annuendo. Poi passò il badge di Luigi alla ragazza, perché lo riattivasse.
- Ecco fatto, signor Direttore! – esclamò la guardia appena l’operazione fu completata, consegnando il badge a Giovanni.
- Bene! – tagliò corto Giovanni, passando il tesserino a Luigi e muovendosi verso i tornelli.
Questa volta non ci fu alcun problema: il cancelletto di vetro si aprì docilmente non appena Luigi ebbe avvicinato il suo badge alla cellula fotoelettrica, mentre la spia lampeggiava in silenzio un tranquillizzante verde di via libera.
Quando furono nell’ascensore, loro due soli, Luigi si rivolse a Giovanni, con un leggero imbarazzo:
- Giovanni! – esordì – Ti ringrazio per aver risolto quella spiacevole situazione! Non so davvero che cosa sia successo al mio tesserino…
- Al tesserino non è successo niente! – rispose Giovanni, guardandolo negli occhi – È a te che è successo qualcosa: sei stato licenziato!
Luigi lo guardò sbigottito, senza parole, mentre la sensazione di nausea gli invadeva di nuovo le viscere.
- E non fare quella faccia, avanti! – riprese Giovanni – Prima o poi ce ne dovremo andare tutti da questa azienda, no? Sai a me quante volte è capitato di ricevere una lettera di licenziamento? Quattro volte, mio caro, quattro volte! – e gli sbandierò davanti alla faccia le quattro dita distese.
Luigi era inebetito, gli pareva di non essere lì, di assistere alla scena dal di fuori.
- E anche Gervasi – continuò Giovanni – anche lui ha ricevuto la lettera di licenziamento, sono sei anni ormai; e pure la dottoressa Canali, quella bella signora dell’Ufficio Commerciale. A dire la verità, l’abbiamo ricevuta quasi tutti la lettera di licenziamento, molti anche più di una volta.
L’ascensore continuava a salire, con il suo lieve ronzio: dodicesimo piano, tredicesimo piano…
- E tutti, all’inizio, ci siamo rimasti male – proseguì Giovanni – confusi, abbattuti, anche un po’ vergognosi. Poi, un bel giorno, ti accorgi che gli altri sono messi come te, tutti con il loro foglio di via pronto e magari già recapitato. E recapitato da un pezzo, talvolta. E allora Luigi, allora capisci che l’unica cosa che ti farebbe perdere tutti i colleghi e restare da solo è andartene con le tue gambe prima del tempo, uscire dalla grande porta girevole, prima che qualcuno ti butti fuori per davvero, senza che tu possa fare più nulla per impedirlo. Ma fino a quel momento, amico mio, ascolta il mio consiglio: non ti curare delle lettere di licenziamento e continua a lavorare!
Un discreto segnale sonoro avvisò i due uomini che la cabina era giunta al loro piano.
Le porte iniziarono a scorrere lentamente di lato, aprendosi su di una vasta sala luminosa, gremita di persone serene, che si volsero verso di loro con un caldo sorriso di benvenuto.
Il signor Gervasi, la dottoressa Canali…
Dopo un attimo di incertezza, Luigi uscì dall’ascensore. E per la prima volta sentì di trovarsi finalmente tra amici.
Licenziato! testo di Zahir