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Non cercarmi nei luoghi con un nome sulla mappa.
Io abito i posti
dove ho lasciato fiato e ferite.
Sono stata nel buio di inverni senza fine,
col gelo nelle mani
e il pensiero ridotto a un animale in gabbia.
Ho masticato terra
per sentire in bocca
quanto fosse amara la resa,
ferma sul ciglio di paure
senza ritorno.
Ma sono stata anche dove l’aria si fa sottile,
a guardare il mondo dall’alto
senza più pelle addosso,
raccogliendo schegge di luce
tra la polvere dei giorni.
Ho attraversato silenzi pesanti come sentenze
e abbracci improvvisi
capaci di tenere insieme i pezzi.
Ho imparato che l’ombra
non è sempre fuga.
A volte è un rifugio
dove il cuore si nasconde
finché smette di sanguinare.
Ora so che i luoghi veri
non sono strade,
ma strati di pelle
che il tempo non cancella.
C’è un po’ di deserto nel mio viso,
un po’ di tempesta nei miei occhi,
un po’ di ferite nel mio corpo,
e la calma feroce
di chi ha guardato l’abisso
ed è tornata indietro con il sole.
Per questo non vado più altrove per cercarmi:
io sono la somma
di tutti i passi fatti al buio
e della luce trovata, per caso,
tornando a casa.
@Alma Gjini
20.06.2024