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Prima che la favola venisse raccontata,
il bambino aveva già smesso di piangere,
adagiato i suoi diamanti salati
nel sepolcro dei suoi occhi ghiacciati,
di cadaveri senza carne ed anime evanescenti
necropoli desolata, quanto la dama
che non sente la parola "mamma"
che dalle labbra sue desertiche.
Aveva già fatto colazione con due sigarette,
fumo nero nei rosa polmoni,
polmoni fragili nelle estinte ossa,
dopo essersi levato in un letto troppo
grande, coperte scomposte, capello nascosto,
caldi lamenti, amore inchiodato,
piccante profumo di pena di passione.
Aveva già sollevato la penna
per firmare ciò che l'avrebbe incatenato
alla costituzione non scritta dell'umanità,
per sempre schiavo di orchestre
senza maestro e ponti su laghi di lava.
Aveva già fatto le valigie per lasciare
il nido e trovare nuove braccia da
chiamare "casa", salto nel vuoto di
ghiacciati muscoli che abbracciano.
Falso allarme.
Aveva già sepolto il suo corpo,
nuovo diamante salato
nel sepolcro dei cuori ghiacciati di qualcuno,
prima che la favola venisse raccontata.
Titolo: "Vita".