ulisse e un folle

scritto da astulfus
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Follia o ragione, qual’è la realtà? Forse celata dalla non umiltà
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Testo: ulisse e un folle
di astulfus

parole d’un folle,

sparse dal fioco vento

che culla le cicale notturne,

a dir che le foglie son vive,

son morte.

Anima fu,

la quercia, giù,

nel prato,

or molle legno e

frutta acerba;

con le sbarre di bronzo

venne celata

la sua natura vera,

ancor poco apprezzata.

Ma i fischi del toro

e i ritmi del bue

spazio non fanno

alle cose non lume.

“Ulisse” gridasti,

al cielo stellato,

“com’è che resisti

al piacere alato”,

legato, sedato

risposte costui,

da la stella di Orione

dispose colui,

che nel mare e nel tuono

vie non trovò,

se non canoscenza

in terra tuonò,

lasciatemi andare,

amico vi fui,

un sol desiderio

richiede per lui:

veder le sirene,

dal mare che suono

com arpa e violino,

in cerca del suolo,

“ma i marinai,

più sordi facesti,

così da poter,

andar via più lesti”

aggiunse dall’erba,

d’un colle girato,

sparando a gran voce,

il suo solo fato

così li bendai,

rendendoli ciechi,

e tenni per me 

tutto ciò che ora vedi; 

un bene non fu,

pazzo divenni. 

Da questo Nessuno,

qualcuno si svegli:

sano non sei,

se alla volta tu piangi,

“il cielo è muto”,

mi derisero gli altri;

“ma solo con te,

sto ora ciarlando"

e guardati intorno,

alcun sta adocchiando?

Voltò la sua testa,

lo stolto pastore,

e vide persone

più nere che buone

“tu forse hai ragione”,

capì in quel momento,

“ma paura mai ebbi,

a subirne il tormento”

invece dovresti,

mio caro fratello:

il mondo è per vivi,

per sani al cervello.

ulisse e un folle testo di astulfus
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