Il sollazzo di una mente perversa

scritto da Insideyou
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Insideyou
Autore del testo Insideyou

Testo: Il sollazzo di una mente perversa
di Insideyou

Aveva piovuto per diversi giorni ed il grande albero del parco aveva donato tutte le sue ultime gialle foglie penzolanti alla terra: nella sua posa solenne si ritrovava ignudo e spoglio, fiero ed austero, ma unico e solo. Ai suoi piedi la fanghiglia apportata dagli ultimi nubifragi ed alcuni resti sparsi qua e là si erano decomposti creando una mistura strana, che restituiva al terreno tutti i nutrimenti che aveva sottratto durante la trascorsa stagione, ma tra non molto sarebbe giunta nuovamente la primavera e la madre terra si sarebbe presa nuovamente cura di lui, come ogni volta.

Adesso però l'autunno stava per concedere il passo svelto all'inverno che mostrava già i forti muscoli di un pungente gelo: la neve in lontananza iniziava a rivestire di un bianco sempre più matto le vette dei monti, ma presto sarebbe scesa anche a valle, giungendo sino alle sue radici. Una coltre di vasta umidità che proveniva dal cielo grigio e nuvolo di quel giorno aleggiava alle pendici del vulcano ed un immenso silenzio si era posato astruso sulle acque placide del porto che si aspettavano ancora molta pioggia.

Soffrire è ferire sé stessi.
Indicare ed incolpare sempre gli altri per credersi e mostrarsi vittime o martiri, è il sollazzo di una mente perversa che si sta ancora servendo di quegli stessi altri per isolarsi ancora di più nelle fauci affilate del proprio egocentrismo.

Soffrire è tenere aperte le purulenti ferite auto inferte dalla paura e dalla mediocrità, per cercare ed infondersi la commiserazione, che significa essenzialmente lasciarle sempre infette per non curarle.

Soffrire è lottare costantemente con sé stessi, con le immagini torbide del passato che soffocano il presente con il tedio del sentirsi vittima di una ingiustizia, nella rabbia del non essere considerati, nella perdita di un amore, nella convinzione di essere stati usati, nella paura del non servire a nulla o ritenersi inutili, nell'incapacità di essere o di avere, nell'impossibilità di raggiungere una meta o un traguardo, nella strenua ma vacillante difesa di una posizione o di una ricompensa messa in discussione da qualcosa o da qualcuno.

La sofferenza ha un movimento molto peculiare: la sua ricerca apporta un piacere insondabile, quello del sentirsi necessariamente oppressi e perseguitati, che riproduce una diversa notorietà ed un grado di importanza direttamente proporzionale all'abilità del manifestare questo dolore a sé stessi ed agli altri. L'abitudine a soffrire è molto pericolosa, perché determina acredine e crudeltà nei rapporti: quando si ricade costantemente nella tristezza o nello scontento, quando si cerca ad ogni costo il dolore ed il vanto dell'ingiustizia, quando si reclama il merito o il riconoscimento, quando non si è amati perché non si ama o quando si vede che in realtà non si è mai stati capaci di amare, allora è il piacere della tortura interiore che nutre l'ego delle sue stesse ed indispensabili attenzioni.

Se dividi te dal mondo e lo indichi come responsabile delle tue sofferenze, chiediti allora se sei a posto con te stesso prima di indicare l'altro. Del resto se non sei coeso ed in armonia con te stesso, senza contraddizioni o conflitti interiori, senza quelle tante facce che celi e che usi all'esterno quando ti conviene apparire, senza alcuna paura o timore di essere ciò che sei, come puoi pensare di essere in rapporto corretto ed ordinato con il mondo? E come può dunque esserlo il mondo con te? Il mondo è lo specchio nel quale puoi osservarti dettagliatamente per quello che sei veramente e se non comprendi profondamente questo, allora non ti resta che nasconderti furtivamente ancora nei sollazzi di una mente perversa, dove la meschinità e la volgarità del sentirsi diversi dal mondo che si indica, è isolarsi da quello stesso mondo che non è altro che ciò che sei davvero e che poi ricercherai ed userai comunque quando ti servirà, quando ti sentirai solo e quando resterai con le lugubri ombre di te stesso che ti dilanieranno, ripetendo così quell'abile copione del soffrire per essere alla fine almeno e comunque qualcosa.

Che squallore, l'atrocità del sentirsi idealmente nel giusto attraverso il vittimismo, che percuote, inganna ed illude sempre sé stessi, obliterandosi poi quando non rimane altro, nella speranza o nella disperazione. Ma se sei totalmente a posto interiormente, che posto ha allora la sofferenza nell'essere? Dove c'è sofferenza, non c'è spazio alcuno per l'amore, ma solo ed ancora per te stesso, ecco perché dove c'è il sé, non può mai esserci l’amore vero, casto, puro ed incondizionato.

Il sollazzo di una mente perversa testo di Insideyou
2