Danza col cuore - 1 parte

scritto da Dona61
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Non è mai troppo tardi Mai dire mai Non smettere di sognare La luce dell’amore L’energia della musica
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Testo: Danza col cuore - 1 parte
di Dona61

La sveglia suonò come ogni mattina alle 7,30 e Barbara come al solito si girò dall’altra parte.
Il risveglio per lei era sempre stato difficoltoso, sembrava tornasse da un altro mondo, appunto il mondo dei sogni.
Un mondo che considerava una rosea alternativa alla grigia realtà, dove i suoi sogni non si erano mai realizzati.
“Luigi” entrò trotterellando in camera da letto, già pronto con il guinzaglio tra i denti.
Luigi era il suo cane, un bel labrador dal pelo chiaro, che iniziò ad abbaiare insistentemente, dato che la sveglia non era servita a buttarla giù dal letto.
Era stato un regalo dei suoi genitori quando decise di andare a vivere da sola nella casa ereditata dai nonni. Un cucciolo per tenerle compagnia. Sapevano che aveva sempre desiderato un cane, ma non essendo mai stati disposti ad averne uno per casa, non l’avevano mai preso.
Luigi, era uno strano nome per un cane. L’aveva chiamato come suo nonno, di cui aveva un dolce ricordo. Il suo grande nonno, come lo vedeva lei da piccola. Un amico che la coccolava e la faceva sentire sicura e protetta.
Finalmente Barbara si alzò stiracchiandosi, la massa di capelli ricci di un bel color castano era sempre arruffata, per quanto cercasse di pettinarla, la faceva sembrare sempre in disordine.
Ricordava ancora, quando andava a scuola e l’insegnante le chiedeva tutte le mattine se si era pettinata.
Aprì la finestra per cambiare aria e per vedere che tempo avrebbe fatto. Per essere primavera, le giornate erano ancora fresche e spesso piovose.
Andò in bagno si lavò velocemente la faccia. Mise una maglietta, i pantaloni della tuta e una felpa.
“ok Luigi sono pronta, si va!”
Luigi in attesa, finalmente felice di uscire scodinzolò correndo verso la porta.
Trotterellava al suo fianco, mentre lei faceva jogging nei giardini del quartiere per tenersi in forma. Anche se non ne aveva bisogno.
Non dimostrava i suoi 40 anni, certo che di movimento ne faceva, oltre a fare jogging ogni mattina, amava ballare, era la passione della sua vita.
Era nata per ballare, ma non sempre i sogni si realizzano.
La sua era una famiglia modesta, anche se figlia unica, i suoi genitori potevano provvedere alle necessità indispensabili.
Sebbene notarono fin dalla sua tenera età che la bambina muoveva passi di danza ogni volta che sentiva la musica o vedeva ballare in televisione, non ebbero la possibilità di iscriverla ad un corso, che ovviamente avrebbe dovuto proseguire negli anni per formare la ballerina che c’era in lei.
A malincuore cercarono di prendere alla leggera la sua passione il suo entusiasmo, lasciandola danzare per casa. Crescendo andava in discoteca con gli amici, ma niente danza a livelli professionali.
Piuttosto, la iscrissero a studi professionali che potessero avere uno sbocco lavorativo, come ad esempio ragioneria per avere almeno un diploma e una qualifica, dato che la ragazza non mostrava attitudini particolari, ne spiccate doti per proseguire gli studi all’Università.
Non era mai stata ambiziosa, era una ragazza semplice, e desiderava una vita semplice. Essendo un po’ introversa di carattere non era riuscita a mantenere amicizie durature e sincere nel tempo, avendo incontrato coetanee superficiali, bugiarde e opportuniste.
Aveva lavorato per pochi anni come contabile amministrativa, presso un concessionario di auto, ma non amava quello che faceva. Era sempre un dover fare tutto forzatamente senza nutrire interesse. Certamente si guadagnava lo stipendio. Ma dopo alcuni anni non resse e si licenziò.
Da allora non fu facile trovare un altro impiego, forse anche perché lavorare in ufficio come contabile non era quello che voleva.
Quel giorno uscendo per la solita corsetta mattutina con Luigi, notò un locale aperto da poco, la cui insegna particolare attirò la sua attenzione, “Bar Pasticceria & library”.
Incuriosita entrò per vedere l’interno del locale e fare due chiacchiere con il proprietario.
- Buongiorno, ho visto questo locale così particolare e sono entrata a curiosare. Io abito in zona, ma non l’avevo notato.
- Buongiorno a lei, è una dei primi clienti. Ho aperto da un paio di giorni, mi sto ancora organizzando, spero di allargare la mia clientela.
Le mostro il locale, come può vedere l’ingresso è adibito a bar pasticceria, con diversi tipi di caffetteria e bevande, inoltre ci saranno brioche, biscotti e torte. Per i dolci però dovrò rifornirmi giornalmente da un pasticcere perché in questo sono negato, ahahah.
Inoltre ho arredato il locale adiacente con divanetti e tavolini, come può vedere ci sono alcune librerie dove con diversi generi di libri, che si possono leggere qui nel locale, oppure prendere in prestito e portare via.
Ho pensato che la comodità di quest’area potrebbe essere uno spazio anche per chi desidera lavorare al computer restando qui e intanto consumando qualcosa.
Che ne pensa?
Barbara rimase a bocca aperta.
- E’ stupendo, moderno, luminoso. Penso proprio che i suoi affari andranno a gonfie vele.
Ci manca solo una cosa, un po’ di musica. La musica fa bene all’anima, e crea relax. Io non potrei vivere senza musica.
Intanto prendo una spremuta di arance rosse se possibile, altrimenti una spremuta di quello che ha.
Ah….. mi scusi ….sono entrata con Luigi e non le ho domandato se potevo entrare con il cane. Per me è come un amico e dimentico che è un animale e non in tutti i locali è permesso l’ingresso.
- Non si preoccupi, nel mio locale è permesso l’ingresso anche ai cani. Anzi preparo una ciotola con un po’ di acqua per lui e la sua spremuta di arance rosse.
- Grazie è molto gentile. Mi sento così a mio agio nel suo locale. Mi piace molto, penso che verrò a trovarla spesso, anche perché al momento sono disoccupata e quindi ho tempo per leggere anche un libro e non solo le inserzioni di lavoro.
- Se è disoccupata, le potrei proporre di lavorare in questo locale, diciamo come cameriera e aiuto per le pulizie. Potrebbe anche scegliere la musica da mettere. Che ne pensa?
Barbara rimase stupita dalla proposta per un attimo e poi esplose con il suo entusiasmo, saltando come una bambina:
- Che bellooooo! Accetto con piacere, a questo punto avrei anch’io una proposta da aggiungere se lei è d’accordo.
- Mi fa piacere il suo entusiasmo…a proposito che ne dici se passiamo a darci del tu?
Piacere io sono Gabriele.
- Certamente, mi fa piacere! Io sono Barbara.
- Allora dimmi Barbara, qual è la tua proposta?
- La mia proposta, sarebbe che potrei preparare io i dolci fatti in casa. Mi piace fare biscotti, muffin e torte.
- Woooow, sarebbe fantastico, possiamo provare se quello che prepari è di gusto dei clienti. Quanto al tuo stipendio, anche se sarai un valido e gradito aiuto, al momento non posso offrirti molto perché ho appena aperto e iniziato l’attività e sono ancora sommerso dai debiti.
Anch’io dato che non trovavo lavoro, ho seguito il suggerimento e l’aiuto economico dei miei genitori, tentando di aprire un locale, inoltre ho dovuto chiedere anche un finanziamento.
Quindi per il momento posso offrirti 600 euro e se ingraniamo con l’attività, potrò aumentarti lo stipendio. Ovviamente per la preparazione dei dolci, pago io tutte le spese di quanto occorre. Che ne dici, pensi di poter accettare?
- Lo stipendio non è un granché, però mi dai la possibilità di fare un lavoro che mi piace, in un locale che mi piace, con un capo che mi piace. Dato che al momento sono disoccupata, diciamo che 600 euro sono qualcosa più di niente.
Quindi accetto e con i dolci che preparerò che saranno da leccarsi i baffi oltre alla musica che sceglierò, sono sicura che ti farò lavorare e guadagnare, perciò vedrai che mi dovrai aumentare lo stipendio ahahah.
- Ok, allora è andata. Ah ovviamente se vuoi, puoi portare anche Luigi.
- Ah fantastico! Allora quando posso iniziare?
- Se per te va bene, puoi iniziare anche domani, oggi finisco di sistemare alcune cose e poi si inizia alla grande.
- Per domani mattina mi prepari qualche dolcetto, così li esponiamo subito pronti nel banco pasticceria.
L’orario di inizio lavoro è alle 8,00 del mattino e direi che puoi andare alle 15,30. Pensavo anche di preparare qualche panino o tramezzino per il pranzo.
Dopo pranzo, puliamo il locale e tu puoi andare a casa nel primo pomeriggio.
Penso che per i primi tempi non ci sarà ancora molta gente.
Io posso farcela da solo anche fino alle 19,00. Vedremo come andrà più avanti.
- Va bene, sono d’accordo, anche l’orario mi va bene. Così al pomeriggio ho il tempo per preparare i dolcetti e le torte per le colazioni.
- Bene, allora a domani mattina. La spremuta la offro io.
Come dipendente puoi servirti di quello che vuoi.
- Ah bene, grazie di tutto, ci vediamo domani.
Barbara entusiasta uscì dal locale.
La giornata sembrava più luminosa del solito, sentiva un profumo nell’aria e gli uccellini cantare.
Quando si è felici tutto ciò che ci circonda sembra più bello.
Si avviò verso casa per fare la doccia, mettersi in ordine e correre dai suoi genitori a dare la bella notizia. Aveva trovato lavoro!
A volte accadono imprevisti o sorprese, così per caso senza averci pensato.
Sentiva che quel lavoro faceva per lei, anche se la paga non era un granché, ma era pur sempre un inizio.
Arrivata a casa dei suoi genitori, aprì la porta con le chiavi che aveva sempre con sé.
I genitori erano anziani e ormai in pensione, inoltre anche un po’ sordi, ma soprattutto si spaventavano sentendo il campanello.
Con tutto quello che sentivano al telegiornale di imbroglioni e ladri, venditori ambulanti e quant’altro, avevano paura di aprire la porta e venire aggrediti o raggirati.
Entrò chiamando a voce alta, mamma…papà….sono ioooo.
- Ciao tesoro, che bello vederti cosa ti porta che vieni a trovarti così presto?
- Ho una bella notizia e sono felice. Ho trovato lavoro!
- Bene tesoro… che bella notizia. Presso quale azienda?
- Veramente non è un’azienda, papà…si tratta di un locale, diciamo un bar pasticceria un po’ particolare, dove c’è una saletta anche per la lettura. Io lavorerò come cameriera e mi occuperò di preparare i dolci dato che, come sapete, è una passione che ho preso dalla mamma.
I genitori rimasero senza parole.
La mamma disse:
- Ma tesoro…..come cameriera? Pensavo avessi trovato un lavoro come contabile, visto che hai un diploma. Non ti abbiamo mica fatto studiare per fare la cameriera!
- Mamma, papà…lo so, giustamente voi vi aspettate che io lavori in un ufficio amministrativo, ho preso il diploma ma non mi è mai piaciuta la contabilità e lavorare in ufficio.
Preferisco un lavoro in un locale e soprattutto preparare dolci.
- Va bene tesoro, non siamo certo entusiasti, comunque l’importante è che lavori per guadagnarti da vivere e per tenerti impegnata. Quanto ti danno di stipendio?
- Al momento solo 600 euro, perché il locale ha appena aperto, poi se ci saranno guadagni mi aumenterà.
- Ma…tesoro! Come 600 euro? Lavori praticamente gratis.
- Lo so, al momento non è molto. Ma come dite voi, poco è meglio di niente. Si parla di inizio e sono sicura che gli affari andranno alla grande e farò un lavoro che mi piace!
- Va bene, non siamo così entusiasti, comunque se ti fa piacere intanto tieniti occupata, poi se troverai qualcosa di meglio potrai sempre cambiare.
- Sì, va bene, io sono contenta, vi voglio bene.
Li abbracciò con affetto ma rimase un po’ delusa dalla loro reazione. Anche se conoscendoli se lo immaginava. In fondo tutti i genitori vorrebbero il meglio per i loro figli.
Tornò a casa cercando di mantenersi serena e ottimista, liberando la mente dalle parole di delusione e preoccupazione dei suoi genitori.
- Andiamo Luigi, noi invece siamo contenti! Ora sistemiamo un po’ la casa, poi andiamo a fare la spesa e ci dedichiamo alla preparazione dei dolci per domani.
- Bau! Bau!
Luigi, trotterellava accanto alla sua padrona, non poteva esprimersi, ma faceva capire che era contento.
Nel pomeriggio Barbara si dilettò a preparare muffin al cioccolato, allo yogurt e alle mele. Biscotti con amaretti, al cocco, biscotti con cornflakes “detti rose del deserto” per la forma che prende l’impasto in cottura. Poi passò alle torte, la classica torta di mele, che piace a molti, un ciambellone con la nutella, e crostata di fragole. Insomma, sembrava nonna papera!
Come inizio niente male, eventualmente avrebbe potuto sperimentare qualche altra ricetta.
A fine pomeriggio era stremata ma soddisfatta. Non aveva mai cucinato così tanti dolci insieme. Ma immaginare l’indomani presentandosi con tutte quelle leccornie e la faccia di Gabriele, la faceva sorridere.
Il mattino dopo si alzò molto presto, per la passeggiata con Luigi, e la sua corsetta. Al ritorno dopo la doccia doveva prepararsi e confezionare le diverse tortiere da riporre e trasportare in macchina fino al locale, anche se non era troppo distante da casa sua.
Arrivò puntuale all’apertura con un sorriso radioso stampato in viso.
- Buongiorno Barbara, dormito bene?
- Buongiorno Gabriele, ho dormito bene. Ieri sera dopo tutto quello che ho preparato ero stanchissima ma sono andata a dormire presto, anche perché stamattina dovevo alzarmi prima del solito e io sono una dormigliona e ho difficoltà a svegliarmi. Se non ci fosse Luigi ad insistere, spesso non sentirei nemmeno la sveglia.
- Mi spiace per la levataccia. Io invece sono sempre stato mattiniero e mi sveglio presto senza problemi.
A proposito, sento un profumino….. sono curioso di vedere cosa hai preparato.
- E io, sono curiosa di vedere la tua faccia, ahahah!
Quando tirò fuori e depose sul banco pasticceria i dolci, Gabriele rimase veramente sorpreso da quanto aveva preparato e ne fu felice.
- Caspita Barbara, che meraviglia, non mi aspettavo così tanto. Sei veramente una pasticcera. Sono stato fortunato.
Sai che ti dico? Intanto che aspettiamo i primi clienti facciamo colazione così assaggio subito uno dei tuoi deliziosi muffin!
Dopo la deliziosa colazione Barbara si mise subito il grembiule e iniziò a riordinare il banco pasticceria.
Gabriele era pronto al Bar a servire i primi clienti per le colazioni.
Iniziarono ad entrare i più mattinieri, chi dopo la corsetta al parco, chi dopo la passeggiata con il cane.
Entrarono attirati sia dal nuovo locale sia dal profumino che ne usciva.
Ordinarono caffè e spremute accompagnati dai dolci caserecci.
Gabriele e Barbara, ascoltavano silenziosi e attenti, nel brusio delle voci i commenti dei clienti che sembravano sorpresi e compiaciuti.
Più tardi arrivarono gli impiegati e lavoratori a fare colazione prima di andare al lavoro e con piacere si servirono tutti di qualche dolcetto.
Per dire che avevano appena aperto potevano sentirsi soddisfatti dal discreto viavai.
Gabriele e Barbara, andavano d’accordo e si coordinavano alla perfezione, sembravano ben affiatati.
Più tardi nella mattinata prepararono panini, tramezzini e insalate per chi voleva fare un pranzo veloce.
Non mancava il lavoro soprattutto al mattino.
Riuscirono a rallentare il ritmo nel primo pomeriggio.
Barbara riordinò i tavoli e fece un po’ di pulizie prima di andare a casa.
Verso le 15,30 come d’accordo salutò Gabriele.
- Che giornata pesante! Non immaginavo come prima apertura un lavoro così intenso. Ma è andata bene!
Hanno consumato quasi tutti i dolci che avevo preparato.
Sono rimasti solo alcuni biscotti.
- Vedrai che oggi pomeriggio qualcuno verrà a prendere un the o qualcosa da sorseggiare, magari mentre legge un libro e assaggerà qualche buon biscotto.
- Grazie Gabriele, ciao ci vediamo domani. Andiamo Luigi, facciamo una passeggiata e poi a casa. Ho voglia di ballare e poi devo preparare i dolci per domani mattina.
Le settimane trascorrevano a pieno ritmo, solo al pomeriggio rallentava un po’ il lavoro, anche se c’era sempre qualche cliente. Chi a leggere, qualche studente che studiava fuori casa. Alcuni ragazzi per stare in compagnia. Il locale stava ingranando proprio bene.
Un pomeriggio, proprio all’orario in cui Barbara solitamente andava via, entrò un bel ragazzo alto e magro, con i capelli biondi, indossava occhiali da sole scuri e sedette vicino all’ingresso.
Gabriele si avvicinò per prendere l’ordinazione.
- Ciao Gabriele, allora io vado ci vediamo domani. Vieni Luigi andiamo…
Il ragazzo al tavolo si sentì chiamare.
- Dove andiamo? Sono appena arrivato e tu chi sei, ci conosciamo?
Barbara lo guardò un po’ confusa.
- Veramente, non parlavo con te, ma al mio cane, che si chiama Luigi.
- Anch’io mi chiamo Luigi. Ma non ci conosciamo, lavori qui o sei di passaggio?
Barbara notò che il suo viso era rivolto verso di lei ma sembrava non guardarla in faccia. Forse era per gli occhiali scuri.
- Io lavoro qui, ho terminato il mio orario di lavoro e porto il mio cane a fare una passeggiata prima di andare a casa.
Non ti ho mai notato da quando abbiamo aperto il locale.
Sei di passaggio?
- Di solito nel primo pomeriggio anch’io faccio una passeggiata con il mio cane guida che si chiama Stella. Gli ho dato questo nome perché illumina i miei passi, io sono cieco.
- Oh, scusa Luigi, non me n’ero accorta, veramente non avevo notato subito il tuo cane, che si è accucciato vicino a te rendendosi quasi invisibile, eppure strana coincidenza è della stessa razza del mio.
- Ora, devo proprio andare, magari ci vediamo domani o nei prossimi giorni. Ops, scusa, certo tu non puoi vedermi, intendevo dire, be…sì…insomma se passi di qui scambiamo due chiacchiere.
- Ahahah, non ti preoccupare, sembri simpatica. Senz’altro tornerò in questo locale, sento un buon profumino e della bella musica. Se poi avrò anche compagnia per due chiacchiere sarà un piacere. Ciao, a presto.
- Ciao Luigi, a presto. A proposito io sono Barbara.
I giorni seguenti Luigi durante le pause di lavoro si recava al Bar per mangiare qualcosa, un panino, un’insalata oppure più tardi per prendere una fetta di torta e una spremuta di arancia, il locale si trovava vicino a dove lavorava, ed era un ambiente piacevole, ma soprattutto era per sentire la compagnia di Barbara e scambiare qualche parola.
Un pomeriggio arrivò verso le tre, chiese una fetta di torta alle carote, era una delle sue preferite.
Quando Barbara si avvicinò al tavolo portando la consumazione, lui la salutò con un sorriso:
- Grazie Barbara
- Ciao Luigi, ma come fai a riconoscermi, poteva essere Gabriele a portarti la torta
- Certamente, ma ti riconosco dal tuo buon profumo di vaniglia e so che sei tu.
- E’ vero, dicono che le persone non vedenti, hanno gli altri sensi più sviluppati, non avevo pensato che sentivi più intensamente anche gli odori.
Ora porto anche una ciotola con dell’acqua per il tuo cane, che è sempre bravissimo e composto.
- Fa parte dell’addestramento, non è come gli altri cani che si lasciano andare giocherellando o cercando di socializzare.
Il mio cane ha un grande senso di responsabilità ed è sempre attento alla mia sicurezza o necessità.
- Bene, ti lascio mangiare, oggi hai fatto tardi non ti ho visto per pranzo.
- Sì oggi ho avuto diverse clienti e non ho potuto staccare prima.
- Ok mangia, io tra poco esco come al solito alle tre e mezza e porto Luigi a correre al parco.
- Io sono libero fino alle quattro, se non ti spiace potrei fare due passi con te così facciamo due chiacchiere, mi piacerebbe conoscerti un po’ meglio.
- Va bene Luigi, mangia con calma ti aspetto e poi andiamo insieme.
Si diressero verso il parco nelle vicinanze, Luigi accompagnato dal suo fedele cane e affiancato da Barbara.
Fecero una breve passeggiata e sedettero su una panchina, mentre i cani scorazzavano per il prato. Dietro insistenze di Luigi che riuscì a convincere Stella, il suo cane a lasciarlo seduto sulla panchina da solo.
- Da quello che ho capito Luigi, lavori nelle vicinanze, ma non so di cosa ti occupi.
- Sono massaggiatore, ho fatto un corso, essendo non vedente non potevo scegliere una professione dove fosse necessaria la vista, ma usando le mani con il tatto posso fare massaggi.
Lavoro presso una palestra qui vicino, dove è possibile prenotare massaggi anche a chi non è iscritto alla palestra.
A quanto pare sono anche bravo, visto che da quando sono arrivato io, sono aumentate le richieste di appuntamenti per fare massaggi.
- Hai capito, il massaggiatore!
- Se vorrai provare a fare un massaggio ti faccio lo sconto.
- No grazie, non mi faccio massaggiare.
- Eppure da quello che sento mi sembra che tu abbia bisogno di rilassarti, ti sento tesa.
Volevo chiederti se posso sentire il tuo viso con le mani, per avere un’idea di come sei, se me lo permetti.
- Certo fai pure.
Luigi allungò le mani di fronte a sè cercando il viso di Barbara e delicatamente ne sfiorò i contorni, ripassando le mani più volte e poi le allontanò.
- Barbara ora ho un’idea del tuo volto, hai un viso con i contorni tondi e morbidi devi avere un’espressione dolce. Di che colore sono i tuoi occhi?
- Ho gli occhi verdi, e hai indovinato, ho il facciotto tondo, non sono grassa, ma un po’ rotondetta;
- Mi piace l’idea, a me piacciono i bigné
- Ahahah ma quanto sei spiritoso!
- E tu a parte il lavoro attuale, cosa hai fatto, eri sempre nel settore della pasticceria?
- Assolutamente no, ho preso il diploma di ragioniera e ho lavorato per qualche anno, in amministrazione presso una concessionaria di auto, ma è un lavoro che non mi piace, mi deprime. Io sono più una creativa, mi piacciono i lavori manuali.
Pensa che il mio sogno sarebbe stato fare la ballerina.
Fin da bambina amavo danzare, appena sentivo la musica o vedevo qualche balletto alla tv, io imitavo le ballerine.
Non so come spiegarlo, ma quando sento la musica è come se mi entrasse dentro e si impossessasse del mio corpo e guidasse i movimenti.
Luigi ascoltò senza interrompere ma non vedeva l’ora di dirle che…
- Ma è fantastico! Anch’io da bambino fino a circa 15 anni ero ballerino e facevo anche gare di ballo per ragazzi.
Finché purtroppo per una malattia alla retina, divenni cieco e non mi fu più possibile continuare.
Per diverso tempo non volli più sentire musica nè andare in sala da ballo mi faceva troppo male non poter ballare più e sentire l’adrenalina delle prove e delle gare. La musica per me era vita.
Mia sorella riuscì a convincermi ad andare in sala da ballo almeno ad ascoltare la musica, sapeva che mi faceva sentire bene. Poi con il tempo, anche se non vedevo, quando non c’era nessuno in sala cercavo di muovere qualche passo con lei.
- Mi spiace per quello che ti è capitato. Quindi anche tua sorella balla?
- Anche mia sorella è una ballerina, abbiamo ereditato la passione per la musica e il ballo da nostro padre, che era un ballerino.
Mio padre ha una scuola di danza dove con mia sorella fanno corsi a chi vuole imparare a ballare o anche per chi deve allenarsi per partecipare alle gare.
- E’ fantastico, sarebbe stato il mio sogno. Purtroppo i miei genitori non potevano permettersi di iscrivermi a danza da piccola e poi continuare nel tempo. Hanno pensato di farmi studiare qualcosa che mi desse un lavoro sicuro.
- Se ti fa piacere qualche volta ti posso portare nella nostra scuola a vedere una lezione e poi se ti andrà deciderai se iscriverti o frequentare qualche lezione.
- Sarebbe bello, ma al momento non mi è possibile con lo stipendio che prendo. Continuo a ballare a casa da sola improvvisando e guardando qualche registrazione.
- Va bene, ne parlerò con mia sorella è un peccato avere questo talento e non ballare. La musica è vita.
- E’ stata una bella chiacchierata, ma ora devo tornare al lavoro… Stella andiamo!
- Anch’io ora torno a casa, devo preparare i dolci per domani… Luigi vieni qui, torniamo a casa!
Stella ubbidiente si affiancò subito a Luigi.
- Andiamo Stella, guidami alla palestra, si torna al lavoro.
Si salutarono convenendo di rivedersi il giorno dopo come al solito, ma questa volta oltre al solito c’era anche la passeggiata al parco.
A Barbara piaceva Luigi e non solo per il suo aspetto fisico.
Si vedeva che si teneva in allenamento, era asciutto ma con un fisico ben messo, i capelli biondi con quel ciuffo sbarazzino.
Mentre tornava in palestra guidato da Stella, Luigi aveva un sorriso dipinto sul viso, Barbara era davvero simpatica e a quanto sembrava non faceva caso che lui fosse non vedente, non lo faceva sentire in imbarazzo o in difficoltà. Sapeva che l’avrebbe rivista domani e avrebbe passato ancora del tempo in sua compagnia.
In palestra era apprezzato da tutti, sia dai colleghi che dai clienti che gradivano i suoi massaggi e si rilassavano, traendone beneficio, oltre alle chiacchierate che scambiavano.
Nei giorni successivi seguitarono a vedersi e chiacchierare per conoscersi meglio, finché arrivò la domanda che non avevano avuto il coraggio di fare subito:
- Barbara, sei una ragazza simpatica, dolce e sicuramente carina, non mi hai parlato di un ragazzo. Sei impegnata?
- Non sono impegnata, da diversi anni sono single.
- Sembra impossibile, nessuna storia?
- Ho avuto una relazione circa quattro anni fa e sono rimasta talmente delusa che non ho più voluto saperne di uomini, non mi fido più, preferisco restare sola. A volte la solitudine mi pesa, ma non voglio più soffrire, restare delusa e perdere la persona che amo.
- Mi spiace, sento ancora la tua sofferenza, anche se è passato diverso tempo.
Intanto, le prese una mano tra le sue…
- Ti va di raccontarmi cosa è successo, da deluderti così tanto?
- Ormai è passato diverso tempo. Ci siamo conosciuti quando lavoravo alla Concessionaria, lui era un cliente.
Era simpatico, anche se non particolarmente attraente. Aveva 10 anni più di me. E’ riuscito a convincermi un pomeriggio dopo il lavoro a prendere un caffè insieme.
Con il passare dei mesi ci siamo sentiti al telefono e abbiamo cominciato ad uscire insieme.
Gli avevo chiesto se fosse sposato o impegnato perché non gradivo relazioni con uomini impegnati. Non faceva bene a me e non mi piaceva il fatto di fare del male a un’altra donna. Mi aveva assicurato di essere separato con due figli ormai grandi.
Invece col tempo iniziarono le bugie, le scuse, le assenze.
Così inizialmente pensai che mi tradisse con un’altra donna, invece…all’ennesima scusa capii che era sposato e non riusciva a vedermi spesso come avrei voluto.
Troncai definitivamente, mi sentivo ferita e delusa e allo stesso tempo essendomi innamorata mi mancava.
Ora non mi manca più, ma la delusione è una ferita aperta e non mi fido più di nessuno.
E tu?
- Io al momento convivo con una donna di qualche anno più grande di me. Non litighiamo ma sento che è un rapporto stanco. Le voglio molto bene, ma è come se mi mancasse qualcosa, la sento più come una sorella che un’amante, una compagna.
Infatti devo decidermi a parlarne con lei. Non me la sento di continuare così.
- Capisco, hai fatto bene a dirmelo, apprezzo la tua sincerità.
Mi trovo bene a parlare con te e tengo alla tua amicizia, ma vorrei restasse solo tale;
- Anch’io mi trovo bene con te, mi piacciono le nostre chiacchierate e forse è proprio questo che mi manca nel rapporto con Elena, c’è troppo silenzio, ci troviamo a casa alla sera, ma poi è come se ognuno di noi vivesse separatamente la propria vita.
Si salutarono con un abbraccio eppure queste confessioni avevano creato in loro delle emozioni, delle reazioni.
Il mattino dopo Barbara e Gabriele, sempre pronti e veloci servirono le colazioni ai clienti che all’ora di punta erano aumentati.
I guadagni erano incrementati e sembrava che il negozio si fosse avviato bene.
Quando più tardi erano più tranquilli e stavano preparando qualche panino e le insalate per l’ora di pranzo Gabriele disse…
- Barbara è da qualche mese che lavori qui e devo dirti che non solo lavoriamo bene insieme, per non parlare della brava pasticcera che sei, il negozio sta andando bene e gli incassi sono cresciuti. Quindi posso aumentarti lo stipendio a 800 euro sempre con l’orario fino alle tre e mezza, ti va bene?
- Grazie Gabriele, mi piace il tuo locale e lavorare qui, e preparare i dolci che vengono apprezzati mi fa piacere. Beh se poi mi aumenti lo stipendio ancora meglio, grazie!
- Cambiando argomento…. ho notato che stai uscendo spesso con Luigi, ti sta simpatico?
- Sì è davvero simpatico e poi mi sento a mio agio con lui. Non mi prende l’ansia di uscire con qualcuno che so già dove vuole arrivare. Forse perché so che non mi vede…la nostra è solo amicizia, senza altro interesse.
- Perché non ti piacerebbe avere un ragazzo?
- Non più Gabriele, dopo la delusione che ho avuto, preferisco restare single. Anzi con gli uomini ho proprio chiuso, non credo neanche nell’amicizia tra uomo e donna.
- Quindi io con te, non ci posso neanche provare?
- Ahahah Gabriele, sei veramente simpatico, ma tra noi c’è un bel rapporto di collaborazione e da parte mia non sento sia scattata nessuna scintilla.
- Insomma mi stronchi così!
- Secondo me tu ti stai innamorando di Luigi.
- Non credo proprio. Siamo solo amici, ed è per questo che riesco a frequentarlo. E poi lui convive quindi è anche impegnato. Forse è proprio per questo che mi sento tranquilla, so che non ci può essere altro tra noi.
In serata Barbara uscì a portare fuori Luigi per i suoi bisognini come al solito, però quella sera prese una direzione diversa.
Camminando assorta nei suoi pensieri si allontanò un po’ di più da casa e passando davanti a un Ristorante in zona, vide ad un tavolo proprio vicino alla vetrata, Luigi con la sua compagna Elena che stavano cenando. Rimase incollata a quell’immagine, quasi come se stesse scoprendo un tradimento e la curiosità di poter sentire cosa si dicevano non la faceva scollare dalla vetrina.
Luigi iniziava ad essere impaziente di stare fermo nello stesso posto e tirava il guinzaglio. Lei tirava Luigi per trattenerlo…ssshhh, buono Luigi solo un momento ancora, come se potesse leggere a distanza dalle labbra. Ad un certo punto notò che Luigi teneva la mano di Elena, mentre lei stava piangendo…
Non poteva guardare oltre, qualunque cosa stessa succedendo era dispiaciuta e forse preoccupata.
Il pomeriggio dopo chiacchierando come al solito con Luigi:
- Ti devo raccontare una cosa Barbara;
Barbara intuì di cosa di trattava. Era curiosa di sapere e allo stesso tempo si sentiva a disagio.
- Dimmi Luigi, c’è qualcosa che non va?
- Ieri sera sono andato a cena con Elena, e finalmente ho trovato il coraggio di parlarle e dirle quello che sentivo riguardo la nostra relazione.
Lei che è molto sensibile ha iniziato a piangere, però ha confessato che lo aveva già capito da tempo. Anche lei mi è affezionata e non aveva il coraggio di lasciarmi, ma ha detto che se lo aspettava. Che sapeva che sarebbe arrivato questo momento e che per me ci sarà sempre come amica.
Però mi ha anche chiesto se c’è un’altra nel mio cuore, che mi ha portato a questo distacco.
Le ho detto che al momento non c’è nessuna, che questo distacco tra noi era già avvenuto da tempo ma che non avevo avuto il coraggio di parlarne e affrontarlo.
Insomma ci siamo lasciati con dispiacere, ma con consapevolezza del cambiamento avvenuto nella nostra relazione e con affetto.
Nel nostro caso, non è stato uno strappo come nel tuo, che ti ha lasciato dolore e delusione.
Barbara, ascoltò in silenzio fino alla fine.
- Mi spiace molto Luigi, dopo qualche anno che si frequenta una persona e si condivide la propria vita è comunque un dispiacere. Anche se resta un’esperienza nella vita che ci arricchisce e fa crescere per accogliere qualcosa di nuovo. Te lo auguro di cuore, sei un bravo ragazzo e mi spiacerebbe sapere che resterai solo come me.
- Sai, ti confesso che ora che le ho parlato e chiarito mi sento meno in colpa a vederti anche se tra noi c’è solo amicizia.
- Non sapevo ti sentissi in colpa, anche perché tra noi non c’è nulla e come già sai non ci sarà nulla, io non ce l’ho personalmente con te, ma non voglio più avere relazioni, quindi non farti strane idee.
Luigi fece un sorriso, come un gatto che se la ride sotto i baffi. Non la vedeva, ma riusciva ad immaginare le sue espressioni e da quello che immaginava, doveva essere alquanto buffa, era proprio questo che le piaceva di lei.
Da quando l’aveva incontrata e conosciuta era stata come un vento frizzante di primavera, entrato nella sua vita facendogli sentire emozioni. Quel battere il cuore, proprio come la musica quando riempiva il silenzio dando vita a tutto ciò che raggiungeva, soprattutto il suo cuore.
Trascorsero alcuni giorni e Luigi e Barbara, si frequentavano anche per altre uscite a parte le passeggiate con i cani, diventando sempre più in confidenza.
Barbara si rese conto di come stava bene con lui, delle chiacchierate intime fatte con il cuore, della sua presenza, delle risate, dei complimenti velati che le faceva, quasi avesse paura di farla scappare. Della dolcezza di quando si trovavano vicini e gli prendeva le mani. Non era mai andato oltre anche se a volte si avvicinava al suo vivo sfiorandole la guancia e annusando il suo profumo.
Anche lei a volte ebbe l’istinto di abbracciarlo e mettergli le mani tra quel ciuffo ribelle di capelli, aggiustargli la camicia, continuare a guardare l’orologio quando avevano appuntamento, finché il cuore iniziò a ballarle nel petto quando lo vedeva arrivare.
Ecco che un giorno il campanello d’allarme iniziò a suonare nella sua testa.
Si stava innamorando!
Non era possibile, dopo la delusione tremenda, dopo che si era detta sono tutti uguali, dopo che aveva giurato a sè stessa che non ci sarebbe cascata mai più!
Lei credeva nei sentimenti, quelli veri e se non poteva avere ciò che desiderava era meglio niente.
Era sempre stata così, quando prendeva una decisione non tornava indietro, non voleva più sentirsi umiliata da un uomo.
Doveva correre ai ripari. Si ricomincia da capo. Si taglia prima che sia troppo tardi e faccia troppo male.
Iniziò a trovare scuse e diradare gli appuntamenti con Luigi, non voleva desse per scontato che lei fosse sempre libera, né che pensasse di poter andare oltre. Se il furbetto credeva di potersi infiltrare piano piano nel suo cuore, aveva fatto male i suoi calcoli.
Quindi organizzò il suo piano di fuga.
Ci volle del tempo, cercò un appartamento in affitto in un’altra città, magari Parma dove aveva desiderato soggiornare per qualche giorno di vacanza. E poi lì si sarebbe trovata un lavoro. Anche come cameriera o commessa, non doveva essere difficile.
Inoltre non era molto distante da Milano e quando avrebbe sentito la mancanza dei suoi genitori poteva passare a trovarli per poi tornare nella sua tana. Per fortuna aveva il suo cane Luigi, che le faceva compagnia e anche le coccole.
Danza col cuore - 1 parte testo di Dona61
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