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Te la ricordi la nonna?
Di lato scendeva le scale
di pietra
In mano la pancia di rame,
le braci ormai spente
ancora emanavano caldo.
Un piede, poi l'altro,
la destra seguiva in discesa
il legno della ringhiera.
Le ossa
erano
state bambine
diceva
ma ora l'età
le aveva col tempo piegate.
Finita la cena,
riposto il centrino di filo
con sopra la brocca pugliese,
di lato al camino
seduta alla sedia più bassa
le lunghe tenaglie sbatteva
sui ceppi,
i più consumati.
"Chi parte per primo?" chiedeva
e intanto ben divideva la brace
che a tutti bastasse.
Che risa, che corse, che conte la sera.
"Vai tu?" "Vado io ?" "No dai,
guardiamoci ancora un po' il fuoco,
la senti la gatta di fuori la porta?
Si affila le unghie!"
Era bella la nonna,
il suo gesto era lesto,
puliva in un solo ritorno di mano
di sotto la pancia di rame,
la cenere avrebbe sporcato le bianche
lenzuola di lino,
diceva.
Un colpo di qua, uno di là
"Nonna, in fondo da piedi e ancora,
c'è qui la fustagna!"
Era bello entrare nel letto:
le mani di fronte sul materasso,
un ginocchio, poi l'altro
e il salto era fatto.
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