Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Il baule di giugno
Ho aperto il vecchio baule di mio nonno
e ne ho indossato l'abito scuro.
La stoffa, odorosa di tempo e di lavanda,
ha avvolto le mie spalle,
e i risvolti consumati hanno sfiorato i polsi
come mani venute da lontano.
E il nonno, immobile sulla soglia,
rimase senza voce.
Davanti ai suoi occhi, nel nero elegante dello sposo,
il nipote si dissolveva,
e un ragazzo dimenticato dal tempo
tornava lentamente a respirare.
E il nonno — è davvero un vecchio? —
si raddrizza come un albero al vento,
come se la memoria gli comandasse
di essere ancora giovane.
Come se giugno gli scorresse nelle vene,
profumato di tigli e di promesse,
come se dietro il vetro appannato
una ragazza aspettasse ancora il suo ritorno.
«Prendi quell'abito…» sussurra.
«Ormai appartiene a te.»
E le lacrime gli brillano negli occhi
come pioggia nella luce.
E dalla porta spalancata irrompe giugno,
con il suo sole di nozze,
con il canto delle rondini,
con il vento che sa di campane e di rose.
Ed ecco il volto giovane del nonno,
la mano lieve come un passero,
e l'anello sottile al dito
che arde ancora,
come una piccola stella rimasta accesa
nel cielo degli anni.
Ho aperto il baule in fretta,
e la stanza si è riempita di luce.
Lo sposo dai capelli d'argento
vacilla sulla soglia,
e il tempo si spezza.
Torna la casa del padre,
il giardino dei vecchi meli,
il valzer che attraversa la sera,
il suono delle campane,
la voce della madre,
il miele dei primi baci
che ancora resiste al rumore dei secoli.
E allora comprende
che nulla muore davvero.
Perché in quel ragazzo,
negli occhi che guardano il futuro,
nel passo che continua il cammino,
vive la sua giovinezza,
vive il suo amore,
vive il suo nome.
Perché in quel nipote,
come una fiamma custodita dal vento,
abita la sua immortalità.
Johann Lubeck