Cervo di montagna? Stupida donna, era impossibile, eppure tu lo avevi visto. Ne eri sicura, vetro inclinato dal sole, corrispettivo di luna domestica. Dilatato nella giacenza del tuo occhio, verità consacrata dal bracciale di corallo, impensabile mare sul corpo. Fra le fessure di luce e il dito puntato, ricordavi il momento di quell’austero incontro, piangevi mani di uomo e lacrime di donna. Il grande cervo vissuto nel vetro, bruca nel prato nascosto dai faggi, ti riconosce e fugge.
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