L'esercito dei Disobbedienti era pronto a entrare in azione al fine di ostacolare il disegno eversivo della Mente. La città di Genova viveva uno dei momenti più tragici della sua lunga storia perché nel disegno diabolico studiato a puntino dai consiglieri al servizio del capo, la zona compresa tra piazza De Ferrari, piazza Matteotti, via San Lorenzo, via Turati, piazza Caricamento, via delle Fontane, piazza della Nunziata, via Cairoli, via Garibaldi, piazza Fontane Marose e via XXV Aprile risultava blindata.
Il grande convegno internazionale che si sarebbe svolto entro qualche mese, con la partecipazione degli uomini più potenti del mondo, richiedeva il massimo della protezione. Fu proprio in quei mesi compresi tra l'aprile e l'agosto 2001 che la città fu sottoposta a una sorta di assedio e che ovunque, nei punti strategici, furono sistemati i deterrenti che la Mente credeva avrebbero consentito di imporre con la forza, un ordine abnorme.
E fu proprio allora che i cittadini dell'immenso centro storico furono iscritti nel libro dei sorvegliati speciali; fu allora che cancelli robusti di acciaio furono posti a chiusura dei vicoli e delle strade attraverso cui l'esercito dei Disobbedienti sarebbe potuto penetrare nel cuore della City e disturbare la riunione, a livello mondiale, delle tante Menti eccelse.
Lo spettacolo che si presentava davanti agli occhi dei cittadini era inquietante: strade bloccate, popolazione messa in gabbia come uccelli pericolosi, piombati persino i tombini della rete fognaria.
Si aveva l'impressione, in sostanza, di un assedio da parte di un esercito invisibile. Perché agli occhi della Mente il nemico non veniva da fuori, ma era già individuabile nella popolazione sottoposta a quella sorta di carcere preventivo.
E mentre venivano mascherate le facciate di alcuni palazzi che non presentavano il “decoro” storico di cui la città doveva essere ammantata e veniva vietata l'esposizione in pubblico dei panni sciorinati e messi ad asciugare ( * ), nel segreto di luoghi misteriosi si svolgeva la riunione dei politici e dei militari che volevano avere il controllo totale della città.
Intanto da ogni parte d'Italia e da molti paesi del mondo, si riversavano a Genova migliaia e migliaia di persone, di nazionalità e lingue diverse (di Disobbedienti), tutte unite da un unico ideale: contestare la globalizzazione, negare l'arroganza dei potenti, difendere il diritto alla speranza di un mondo migliore, più giusto, meno compatto economicamente, ma libero, democratico, attento ai bisogni delle masse, e non solo agli interessi dei quattro o cinque magnati che governano l'economia mondiale.
Genova avvertiva un bisogno intimo di ritornare alle sue origini di città forte, che non si lascia intimidire. Chi avesse avuto occhio per vedere avrebbe sicuramente scorto il grande sforzo che la città compiva nel suo intimo per giungere a una trasformazione, a una sorta di profonda metamorfosi, che la ponesse al riparo dal diabolico disegno della Mente.
Il suo mare perdeva i connotati di un'immensa distesa d'acqua per assumere l'aspetto di un mare metafisico su cui la città galleggiava immune dalle contaminazioni di coloro che avrebbero voluto cancellare il suo buon nome di città democratica, di città della Resistenza per farla diventare un agglomerato urbano su una vasta superficie di fango, dove non vivessero che ambigui animali pelosi e dove la gente, per sfuggire alle insidie di quei mostri apparsi improvvisamente all'orizzonte, avrebbe utilizzato per i suoi movimenti teleferiche senza fili sospese nell'aria, o degli stranissimi pulmini sui quali si sarebbe accalcata per il bisogno di stare in compagnia con chi conosceva, e sfuggire, così, a quella sorta di polizia speciale che vestiva d'azzurro e che consigliava tutti di recarsi Sottoripa dov'era possibile, a suo dire, comprare tutto: anche i sentimenti.
Nicola si muoveva in quella sorta di atmosfera surreale e scopriva così in sosta nei negozi, dove normalmente si vendevano generi alimentari, strani individui che cercavano di indurre i passanti a comprare il lasciapassare per quell'altra realtà, ideata dalla Mente, che la città non amava e non aveva mai amato.
A Forte San Giuliano, nella cabina di regia, si alternavano la Vice Mente e il Ministro dell'Ordine Pubblico, il quale aspettava che la folla, l'immensa folla dei Disobbedienti, accorresse a proclamare i propri sacrosanti diritti e si potesse così tacitarla a colpi di manganello e col lancio di gas lacrimogeni.
Si avvertiva nell'aria, come se emanato dalle grandi masse dei Disobbedienti che andavano pian piano a occupare la città, un desiderio di calma, di estraneità totale al disegno eversivo di chi sperava di creare, al contrario, il clima adatto per l'intervento di tutte le forze armate a disposizione.
Nicola, nelle sue ispezioni, stava attento agli accadimenti cittadini come tutti coloro che erano stati risvegliati alla realtà del grande guru, e annotava tutte le anomalie di una città, come se i suoi occhi avessero acquisito una nuova capacità percettiva, e tremava in cuor suo per quanto sarebbe potuto succedere.
L'atmosfera era surriscaldata, mentre la folla multilingue aumentava giorno dopo giorno: Genova assumeva l'aspetto di una città in sommovimento, in cui tutto sarebbe stato possibile per il solo fatto che un cittadino qualsiasi potesse provocare una scintilla dalla quale far scaturire una grande deflagrazione.
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Estratto dal libro “Il labirinto del G8”, Bruno Rombi, Genova 2011
( * ) Un episodio di quelli citati suscitò grande ilarità. La Mente, poche ore prima dell'arrivo degli illustri ospiti, si affacciò dal portale d'ingresso di Palazzo Ducale che da su piazza Matteotti per dare un'ultima occhiata e verificare che niente disturbasse la solennità dell'evento. Con profondo orrore misto a rabbia vide in un palazzo dal lato opposto della piazza sventolare da una corda per stendere numerosi capi d'abbigliamento intimi. Ordinò di ovviare a quell'obbrobrio, una squadra di solerti poliziotti si precipitò nel palazzo incriminato per intimare, con le buone si spera, a quel burlone di togliere gli indumenti incriminati.
Occorre inoltre ricordare che il Genoa Social Forum, a cui facevano capo i Disobbedienti, aveva concordato col questore di Genova di manifestazioni pacifiche con cortei che sarebbero arrivati al limite della Zona Rossa e violare simbolicamente quel limite. Patti scritti nell'acqua. L'apparire di loschi figuri di nero vestiti, accuratamente mascherati, che niente avevano a che fare col Genoa Social Forum, teleguidati dalla cabina di regia per accendere la scintilla fornendo un alibi alla successiva mattanza delle forze dell'ordine che culminò con l'uccisione di Carlo Giuliani. Purtroppo neanche in fase processuale si riuscì a dare un'identità a quei gruppuscoli chiamati Black Bloc. Qualche anno dopo un giornalista inglese, visionando l'immensa filmografia di quei fatti, ne scoprì qualcuno a volto scoperto mentre esultava trionfante davanti ai danni provocati in corso Marconi. Da lì partì per una ricerca approfondita e scoprire che uno di quei volti apparteneva a un poliziotto dell'antiterrorismo inglese con tanto di nome e cognome. La magistratura inglese aprì un'indagine e si venne a sapere che il poliziotto, dopo aver dato le dimissioni dal corpo a cui apparteneva, col forte sospetto di una decisione imposta, era emigrato (fuggito) in Australia. Non è molto difficile trarre le dovute conclusioni.
Nessuno ancora in galera per il Morandi, nessuno in galera per i crimini del G8. Solo sanzioni amministrative e pene irrisorie che non prevedono il carcere.
Il Labirinto del G8 testo di Zodiac