Quando le armi parlano di pace

scritto da lubeck92
Scritto 20 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di lubeck92
Autore del testo lubeck92
Immagine di lubeck92
Ho scritto questi versi pensando a una parola che sentiamo ripetere ogni giorno: pace. Eppure la guerra continua. Non cerco colpe o ragioni, mi chiedo soltanto quanto dolore servirà ancora prima di provare davvero a fermarsi.
- Nota dell'autore lubeck92

Testo: Quando le armi parlano di pace
di lubeck92

QUANDO LE ARMI PARLANO DI PACE

Continuano a parlare di pace

e io vorrei crederci.

Davvero.

Vorrei credere che questa parola

abbia ancora un peso,

che non sia diventata una di quelle

che si pronunciano davanti alle telecamere

e poi si dimenticano

appena si spengono le luci.

La sento ogni giorno.

Pace.

E intanto partono i droni,

si preparano altri missili,

si promettono altre armi.

Forse sono io che non capisco,

ma qualcosa non torna.

Al mattino si parla di dialogo,

la sera si contano le esplosioni.

In mezzo ci sono riunioni,

dichiarazioni, promesse,

miliardi che diventano numeri così grandi

da non significare quasi più niente.

Eppure dietro quei numeri

ci sono uomini.

Ci sono case con una finestra accesa,

una cena lasciata sul tavolo,

qualcuno che aspetta una telefonata

e guarda continuamente l’ora.

Questa parte,

nelle conferenze stampa,

si vede poco.

Si parla di strategie,

di territori,

di equilibri,

di linee rosse.

Ma un morto,

russo o ucraino,

non è una linea rossa.

È una vita che non torna.

È una sedia che resta vuota.

La guerra continua.

La terra sanguina.

E non m’importa quale bandiera

copra quella terra

quando sotto

c’è un essere umano.

Nessun verso può fermare un missile,

lo so.

Nessuna poesia può riportare a casa

chi non tornerà.

Ma almeno una poesia

può ancora fare una domanda.

Dove stiamo andando?

Non domani.

Non alla prossima riunione.

Alla fine.

Dove?

Quanti droni dovranno ancora alzarsi?

Quante sirene dovranno svegliare

chi stava finalmente dormendo?

Quanti ragazzi dovranno imparare

troppo presto

che rumore fa la paura?

E soprattutto:

quando arriverà il momento

in cui parlare con il nemico

non verrà considerato debolezza?

Perché la pace, prima o poi,

si farà proprio così.

Sedendosi.

Anche con chi non vorremmo vedere.

Anche stringendo i denti.

Anche portandosi dietro

tutto il rancore,

tutti i morti,

tutto quello che forse

non potrà essere perdonato.

Non conosco un’altra strada.

Forse esiste.

Ma guardando la storia

non riesco a trovarla.

Europa,

io non ti chiedo di dimenticare.

Non ti chiedo nemmeno

di scegliere chi ha ragione

in questi miei versi.

Ti chiedo soltanto

di ricordarti cosa significa

la parola che pronunci tanto spesso.

Pace.

Perché se dici pace

mentre prepari soltanto la prossima risposta,

prima o poi quella parola

si svuota.

Rimane il suono.

Quattro lettere

che non consolano più nessuno.

E allora sì,

continueremo a parlare.

Faremo altri vertici,

scriveremo altri comunicati,

sposteremo frecce sulle mappe.

Qualcuno dirà che stiamo vincendo.

Qualcun altro dirà

che sta vincendo l’altra parte.

Nel frattempo

una madre chiuderà la porta

di una stanza

che non ha più il coraggio di sistemare.

E nessuno le domanderà

da quale parte del confine

si trovi quella stanza.

È questo che mi spaventa.

Non sapere chi vincerà.

Ma sapere già

chi perde.

Perdono quelli che aspettano.

Quelli che partono.

Quelli che rimangono.

Quelli che imparano a distinguere

un drone da un aereo

soltanto ascoltando il cielo.

Perdono anche quelli

che un giorno torneranno,

perché non torneranno mai davvero

come erano partiti.

E allora parliamo di pace.

Ma facciamolo sul serio.

Proviamo almeno

a lasciare una sedia vuota al tavolo

per chi ancora non vuole sedersi.

Forse resterà vuota.

Forse no.

Non lo so.

So soltanto che continuare

ad avvicinare il fuoco al fuoco

e sperare che prima o poi

nasca acqua

mi sembra una strana maniera

di salvare il mondo.

Stasera ci saranno altre notizie.

Altre immagini.

Altre parole.

E domani qualcuno tornerà a dire

che bisogna costruire la pace.

Io spero soltanto

che, quando finalmente arriverà,

sia rimasto ancora qualcuno

a cui consegnarla.

© Copyright - Johann Lubeck 2026

Quando le armi parlano di pace testo di lubeck92
8

Suggeriti da lubeck92


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di lubeck92