La ricorrenza

scritto da Insideyou
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Testo: La ricorrenza
di Insideyou

Struggersi con le proprie illusioni è davvero devastante, tanto quanto lo scoprire che quell'illudersi e quello struggersi sono così talmente indispensabili all'io nel reputarsi vivo e reale che, osservandone attentamente il movimento ed i tratti,

l’io, l'illusione e lo struggere vengono rivelati per quello che realmente sono: lo stesso fenomeno; abilmente manifestato e reiterato nella mente dalla psiche per esistere.

Sapete, c'è una profonda ed insondabile tristezza nello svelare, ogni volta, questo.
È come sentirsi traditi dalla persona più cara che si ha: essere ingannati e soprattutto usati da sé stessi, esserlo stati e continuare ad esserlo pur sapendolo già, è un dolore così indecifrabile quanto essenzialmente fallace e vacuo.

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Aveva acceso il cellulare di primo mattino, doveva controllare i messaggi dei social, verificare chi si fosse ricordato per primo di lei e chi, a fine giornata, non l’avesse fatto, per avere quella conferma di qualcosa che sapeva già e che diventava, paradossalmente nel domani, più importante di sé stessa nello ieri di quel giorno così tanto atteso e celebrato.
Il culto, la festa, il rito, il festeggiamento e l'oggetto di una solennità o di una sciagura, compongono e strutturano il cardine della ricorrenza. Ma che cos'è la ricorrenza? Un movimento di pensiero che nel tempo, ricorrendo schematicamente, tende a sublimare dal passato, qualcuno o qualcosa.

Perché siamo così tanto legati alla ricorrenza?
Che sia il ricordo di un dolore, di un martirio, di una tragedia o di un evento speciale e particolarmente piacevole, l'attesa che la introduce ed il momento che la consumano, sembrano assumere una forza irresistibile ed irrinunciabile che avviluppa il singolo quanto il gruppo, che identificandosi nella sensazione evocata dalla memoria, produce tra l'esaltazione ed il risentimento, il piacere di essere la ricorrenza.
Quando la ricorrenza rievoca però un disagio personale, un rumore interiore o un'immagine spiacevole, allora si reagisce ad essa con la dinamica del rifiuto o della resistenza: la negazione della ricorrenza diventa allora, senza saperlo, un'altra forma di ricorrenza.
Anche quando si vede il fatto che la ricorrenza è uno schema meccanico che si ripete nel tempo e si reagisce così ad essa negandola, si è caduti nella trappola di celebrare il diniego della festività: un'altra forma sottile e schematica di ricorrenza, che non è altro che il distacco dalla ricorrenza, aspettando il suo giungere per sottolinearne la rinuncia e quindi rafforzandola.

Perché c'è questo movimento interiore scaturito dalla memoria che proietta luoghi, persone, incontri, esperienze, disastri, piaceri, successi, traguardi o eventi memorabili e che tende a rievocarli per sublimare un determinato momento del passato in cui identificarsi nell’ora?
Non siamo forse integralmente costruiti e costituiti da tutto questo nucleo di memorie?
Perché ci separiamo allora da esse per celebrarle?
Non ci identifichiamo forse nel passato per sottrarci abilmente a ciò che siamo realmente adesso?

Rimanere ancorati nel passato, nelle immagini di sé stessi evocate dalla proiezione dell'esperienza per identificarci e sentirci risaltati ed importanti, è una forma di fuga da ciò che siamo realmente.
Non riusciamo a vederci integralmente per ciò che siamo, ma riusciamo a vederci parzialmente, frammentariamente, a porzioni, a tratti, a sezioni delimitate, per tale motivo suddividiamo noi stessi come tante immagini in successione a cui diamo il nome di tempo.
Il fissare quelle immagini determina, nel rievocarle, una sensazione dalla quale ricavare piacere, anche se l’immagine è del dolore, perché c'è anche il perverso e meschino piacere del dolore o della violenza, che sia subìta o inflitta: tutto questo modella e forma la ricorrenza personale.
Quando invece più persone rievocano e condividono un evento, identificandosi in quella stessa proiezione, magari un dramma o un lutto, allora si struttura la ricorrenza di gruppo. 

Ogni ricorrenza, festa, rito, celebrazione, festività o festeggiamento, prevedono dunque obbligatoriamente un oggetto o un soggetto che determina l'identificazione personale o collettiva nella vicenda rievocata. In quella identificazione ci si perde, in modo da obliterare sé stessi ed evadere dalla monotonia pericolosa e logorante dell'abitudine quotidiana per calarsi così in un'altra, abilmente però mascherata dal dovere, dalla tradizione, dalla società, dalla moralità oppure dalla paura.

C'è festa senza oggetto? Senza ricorrenza? Senza schemi? Senza festeggiato? Senza motivo? Senza causa? C’è l’essere ciò che si è e basta, senza pensare a ciò che si è stati o a ciò che si sarà, nella sospensione immensa del vivere il momento per ciò che si è, scoprendolo attimo dopo attimo? Queste, sono domande importanti. Un uomo che vive al di fuori del tempo, fuori dagli schemi logoranti della tradizione, fuori da ogni credenza, lontano dall’identificazione e oltre ogni meccanicità indotta o addotta, non necessita di ricorrenza, giacché per tale essere umano vivere è l'espressione viva della libertà ed ogni attimo è festa, perché ogni istante diventa prezioso; non solamente quello spazio di tempo che prima o poi passerà, portando con sé nell’egocentrismo più manifesto e smisurato, sunti di speranze, forme di risentimento, cumuli di rimpianti e vaste impronte di rimorsi. Attaccarsi al passato è pertanto rimanere nella prigione del tempo, dove non rimane altro che sperare e ripetere differentemente le stesse cose, chiamandole ricorrenze.

La ricorrenza testo di Insideyou
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