Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Ecco, un’altra giornata di quelle che vorresti far finire subito!
Ciao, mi presento.
Mi chiamo Ada, un nome insignificante, lo so.
Se qualcuno mi chiama non deve impegnarsi molto, finisce prima di cominciare. Invece pensate a quanto coinvolgimento è richiesto per pronunciare Deborah, con quell'acca finale che è una sciccheria, oppure Sharon, che fa tanto diva del cinema e fa sognare, oppure... ma lasciamo stare, non voglio divagare troppo.
Dicevo di chiamarmi Ada e sono una casalinga... beh, checché se ne dica, è il mio lavoro perciò: Ada, professione casalinga.
Immagino tanti sorrisini di scherno sulle labbra di chi non ritiene che casalinga sia un lavoro. Sono in tanti a sostenerlo, a cominciare da mio marito che definisce zitelle depresse le poverine che cercano di vedere riconosciuto qualche diritto, proprio in qualità di casalinghe.
Chi nasce donna è una casalinga per “diritto divino”. Potrà anche svolgere all’esterno un lavoro importante e ben pagato, ma quando torna a casa non ha scampo. Perciò si può essere una casalinga/insegnante, una casalinga/avvocato, una casalinga/quello che vi pare… oppure soltanto “una casalinga e basta”, proprio come me.
Mio marito si chiama Tommy, la sua mamma ha preferito questo nomignolo a Tommaso, forse non ricordava che è il nome di uno dei tre porcellini della favola omonima. Tommy lavora presso lo studio di un commercialista.
Abbiamo due figli, Andrea di sei anni e Sara, una bambina di tre. Loro si sono salvati dalla sadica tradizione di famiglia che impone ai bambini i nomi dei nonni - per carità - due nomi pesantissimi. Sono due piccole pesti, ma mi riempiono la vita in tutti i sensi.
Sono appena le sei di mattina, di una giornata uggiosa che non dispone al buon umore. Andrea e Sara, invece di starsene a dormire almeno fino alle sette, si sono già svegliati. Lasciare il letto un'ora prima del previsto significa, per esperienza, che è in arrivo una giornata da inserire nella serie "ma questa è vita?"
Ancora assonnata apro il frigo per preparare la colazione. Accidenti! Il latte è finito... e ora che faccio? Avverto Tommy, che ancora ha la testa sotto il cuscino, di stare attento ai bambini e, di corsa, vestita alla meno peggio, scendo giù all'angolo dove, per fortuna, c'è un bar che gestisce anche un negozietto. È aperto 18 ore su 24 e torna estremamente utile, in barba alle grandi catene di supermarkets, le quali avranno tutto, ma non hanno il pregio di stare dietro l'angolo. Compro il latte... sempre gentile con me la sora Lella... generalmente chiacchieriamo un po’, ma stamattina vado di corsa perché di Tommy, come babysitter, non mi fido.
Torno a casa, neutralizzo una rissa scoppiata a causa di un album da colorare, preparo la colazione, imbocco la piccola, zittisco il grande con un giochino, strapazzo il marito che ancora pretende di dormire e si lamenta perché è sempre l'ultimo nella hit parade delle mie attenzioni.
Affronto la lotta quotidiana del lavarli e vestirli... ovviamente non il marito, ci mancherebbe anche questo! Ormai è ora di portare i bambini al pullmino... santo pullmino che mi risparmia la fatica di accompagnare i bambini a scuola! Bacino a Tommy che, preparatosi in fretta e furia, va a trascorrere la sua giornata lavorativa in ufficio, tra una pausa caffè e una chattata (lui non ammette di chattare, ma una collega me lo ha spifferato...). Mah! Sembra che l'uso di internet per chattare sia incluso in ogni contratto di lavoro! Via Tommy, via i bambini, finalmente, anche io mi concedo un bel caffè. Cascasse il mondo, ma quello lo prendo stando seduta... l'estasi dura poco... riprendo a pieno ritmo.
Scendo di nuovo per portare il cane a cercarsi l'albero, riporto il cane di sopra, ridiscendo per la spesa, rifaccio le scale... dimenticavo di dire che abitiamo al terzo piano di un palazzo senza ascensore, avvio il pranzo, riordino la casa, pretendo di seguire le notizie del TG, avvio la lavatrice, stendo, stiro, cucino per i bambini che stanno per tornare da scuola, trangugio un boccone (è quella che chi lavora chiama pausa pranzo, io che NON LAVORO la chiamo pausa boccone). Sta ritornando il pullmino, scendo a prendere i bambini, li faccio mangiare, li sento lamentosi. Piangono a turno... che avranno? Prendo il termometro... la febbre per ora non c'è... meno male!
Ora i compiti del grande... il momento più angosciante della giornata... ma perché non si comincia con le aste come una volta? Con questo nuovo metodo d'insegnamento verranno tutti scienziati? Ce la metto tutta per seguire mio figlio, ma quando mi sento dire da un moccioso di sei anni che io non sono la maestra, mi cascano le braccia e mi domando: ma perché non fanno tutto a scuola?
È tardi, devo ancora preparare la cena e stirare le ultime cose, mi sento i piedi indolenziti e, da un po' di giorni, è rispuntato quel dolore alla schiena, specialmente quando lavo i piatti... devo farmi vedere dal dottore... devo trovare il tempo.
La porta si apre, entra Tommy e mi dice: "Ancora non è pronto? Come sono stanco, cara!! Beata te che stai tutto il giorno in casa!"
NO COMMENT, però mi ha chiamato cara!