Chiedersi come l'uomo possa ancora destarsi,
e blandire lo spirito dinnanzi all'intermittente moto della vita.
Come da forma a quel mosaico di esperienze,
di ricordi, momenti che riempiono di impressioni le fessure della memoria
-ben lontane dal suono vuoto dell'oblio-?
Come i caratteri si formano e si modellano nonostante le continue tribolazione,
e segni, lasciati lungo la nostra esistenza, da quei momenti
-assieme vitali e fatali, in certo senso-?
Come dare vita a una maschera,come levigare
la falsità?
D'altronde né essere se stessi senza maschera alcuna risulterebbe
-troppo complesso,sconesso,
l'ineffabile oceano dell'anima-.
Naufragare in sé stessi, in quell'isola, di spiagge
deserte, vulcani palpitanti, e
Quant'altro serba il cuore di noi tutti.
Queste vesti, e queste carni e ossa,
e queste ferite, questo dolore,
la sopraffazione della gioia, di istante
in istante, a intervalli;
Onde sugli scogli e l'anima sul mare.
Ed esistere, questo essere mortale,
questa terra.
E nel rimescolarsi continuo,dei corpi,
delle anime, vagando alla deriva,
e nei deserti, tra la folla!
E vengono procreate per mendicare sentimenti,
procurarsi ferite mortali sul nascere e
sul protrarsi, per le fobie.
Sull'esistenza e altro testo di Daniel Lavid