Briciole di pane sulla tovaglia, due dita di rosso nel bicchiere
ed il sibilo della lampada a gas che dipinge di giallo il silenzio.
Nell’aria, un intenso profumo di terra bagnata; dentro al camino
il fuoco sotto la cenere mollemente rilascia l’ultimo suo calore.
Abbracciano la baita le nuvole salite dal lago, ed i monti attorno
scintillano, carezzati dal primo sole del mattino.
Leggero come un fantasma, mi lascio alle spalle la casa,
il tavolo di pietra, lo scheletro del prugno. Il bosco mi viene incontro,
come per prendere il cibo dalle mie mani. Io non ho nulla da offrirgli,
se non me stesso.
Come scarpe sull’uscio, depongo a margine del sentiero
ciò che conosco e ciò che possiedo, e attraverso una porta di rami e rovi
entro nel cuore della foresta.
Lascio che la natura mi inghiotta, che rumini la mia anima,
che sputi via il veleno e permetta al sangue di correre per davvero.
Mi si avvicina un cervo: vedo lui e vedo me; guardo entrambi, al contempo.
Nel mio petto batte il suo cuore, l’energia è prepotente.
Vorrei correre all’impazzata, ma so che non è ciò che dovrei fare,
e resto fermo.
Nel suo petto batte il mio cuore, dentro agli occhi ha tutto il mio dolore.
Vorrebbe riposare un poco, ma sa che non è ciò che dovrebbe fare,
e si volta e se ne va.
Passano i minuti, le ore, i giorni, non saprei dire. Quello che invece so
è che anche per me non è più tempo di restare.
E’ ora di tornare alla baita. E’ ora di svegliarmi. E’ ora di riattizzare il fuoco.
Ma la porta per il bosco resta aperta nel mio cuore, e non la voglio serrare.
La casa nel bosco testo di castagno1