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I tuoi mondi esistono solamente se sono misurabili, delimitati e divisi in parti. Ciò che esiste è tale perché ha un limite e solamente ciò che non esiste non ha limiti. Tu pertanto appari perché sei limitato e corrotto nel dividere ogni volta te dal mondo in cui pensi di essere ed esistere. Sarebbe possibile eradicare allora dalla mente qualsiasi misura? La parola è misura, la coscienza è misura, la memoria è misura: tu sei una misura.
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L'accadimento non è oggettivamente una linea temporale uniforme e di fattore comune per le innumerevoli parti che compongono l'integrità dell'accadere. Ogni parte reagisce al modo in cui percepisce ed interpreta l'avvenimento, generando un tempo fattuale a sua misura e dimensione, per tale motivo ogni parzialità reitera una propria linea temporale che assume una sequenza di azioni più o meno stabili nella meccanicità della reiterazione, in cui ogni singola parzialità ha radicato ed eretto la sua realtà.
Un albero ha la sua percezione della fattualità e la sua reazione allo stimolo è un processo materiale nel quale viene a manifestarsi il suo tempo entro il quale c'è memoria del visto e della reazione al visto, rielaborata sotto forma di primitiva intelligenza per essere riutilizzata nel dopo dell’ora.
Anche una formica ha la sua fattualità ed il suo tempo. Così come un batterio, una molecola, un atomo o una stella.
Ciascuna di queste entità, pur essendo la fattualità dell’accaduto, assorbe e trattiene l'accadimento dell'accadere come parte, limitatamente e conformemente alla capacità, allo stato ed alla reazione peculiare, determinando e reiterando un tempo parziale nel particolare in cui l’entità vive.
L'incapacità dell'uomo di percepire l'accadere del durante nella sua interezza è palesato dal fatto che limita il visto sperimentato in immagini frammentate che interpreta, identifica, riconosce ed a cui reagisce, aggiungendo ed improntandone i residui nella memoria, a partire dalla sua realtà, dalla quale poi vi sarà reazione schematica e sistematica al prossimo stimolo. Il movimento tra queste immagini, nel senso di misura, selezione, confronto, associazione e rielaborazione, ovverosia azione e reazione, produce e modella il tempo umano.
L'intervallo di tempo che si manifesta sotto forma di immagini e di simboli nel movimento di pensiero tra l'interprete e ciò che viene interpretato, è una distanza psicologica nella quale vige il passato, l'unica sequenza in grado di essere il palco noto, ricorrente e reiterante della rappresentazione umana, perché in quel teatro l'uomo si è proiettato come entità individuale in grado di osservare dalla sua parzialità, il presunto tutto. L'uomo di fatto è sempre voltato indietro ad osservare questo passato, questo susseguirsi immane di immagini trattenute in cui si riconosce e si identifica, proiettandosi come entità scissa da ciò che vede.
Ma cosa può vedere in effetti una parzialità?
La frammentazione dell'intero è oggettivamente così a prescindere o è l'unica capacità di visione di una parte?
L'uomo, può percepire l'interezza dell'immensità come parte di essa?
Ciò che vede, compreso egli stesso, non può essere tolto dall'accadere: nel durante c'è tutto il tempo che è inviolabile, c'è l’integrità nella sua interezza incontaminabile dalla scelta, c'è l'insieme delle parti nella loro unità e totalità intoccabile da una singolarità, dalla parzialità o da un processo di scissione.
Il passato, il presente ed il futuro sono un unico movimento sempre nuovo, integro e coeso; solo la loro separazione determina la dualità della visione e del visionario: in questa divisione c'è la manifestazione di ciò che è percepito dal percipiente che lo proietta nella sua realtà illusoria, come verità. La materia è lì, in questo intervallo originariamente senza tempo, ma obbligato ad essere trattenuto, reiterato, indicato come evoluzione ed interpretato dalla parzialità dell'uomo sotto le variegate forme espressive di azione e di reazione.