Crec crec

scritto da giorgiog1
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Testo: Crec crec
di giorgiog1

Aristotele lo chiamò Ortigomètra, “madre di quaglie”, immaginando che fosse lui a guidare gli stormi nel viaggio verso l’Africa.
Plinio, più tardi, ribaltò la direzione: per lui il piccolo uccello accompagnava le quaglie nel ritorno, come un condottiero silenzioso che conosce la strada di casa.
Solino aggiunse un dettaglio che sembra uscito da una leggenda marina: il re di quaglie sarebbe stato il primo ad avvicinarsi alla costa, offrendosi al falco che lo attaccava dall’alto, così che gli altri migratori potessero salvarsi.
Un sacrificio, un gesto di guida e di perdita.
Non stupisce che nel Medioevo questa figura sia diventata simbolo cristiano: l’animale che conduce, protegge, e infine si offre.
Eppure il re di quaglie, nella realtà, è un uccello minuscolo e schivo.
Appartiene ai Gruiformes, famiglia Rallidae, specie Crex crex. 
Il suo nome è un suono: crec crec, il richiamo secco che risuona nel crepuscolo.
Corn crake, rale de genets, wachtelkönig, guion de codornices. Requagio, re quaglione, re di quagghi, re des trespotres.
Ogni lingua gli ha dato un nome che sembra un soprannome, un titolo affettuoso, come se questo uccello avesse lasciato una traccia nella memoria di chi lavora la terra.
A differenza dei suoi parenti acquatici come la folaga e la gallinella d’acqua, il Crex crex è una gallinella terrestre. 
Ama i prati umidi e fertili, le giuncaie quasi secche, i margini dei boschi, i campi di grano.
Salvadori scriveva che, trovandosi spesso accanto alle quaglie e somigliando loro nel piumaggio, ha finito per essere chiamato re.
Di giorno scompare: si appiattisce nell’erba alta, immobile,  diventa un’ombra.
Di notte cammina, cerca insetti, vermi, ragni, chiocciole, semi.
Se minacciato non vola: corre, si infila tra i fili d’erba come una serpe che conosce ogni passaggio. 
E quando vola, lo fa per poco, con le zampe penzoloni.
Ma è un inganno: durante la migrazione diventa un atleta del cielo. Arriva in Europa a metà aprile, riparte tra agosto e settembre, diretto verso l’Africa centromeridionale. Un viaggio così grande per un corpo di appena trenta centimetri.
Ha zampe lunghe, piedi grandi, un becco corto e forte. Il piumaggio è bruno?fulvo, con testa, gola e petto grigi; in volo si apre una macchia color mattone sull’ala, come una bandiera.
Quando canta si erge su un punto alto del terreno, quasi un piccolo palco naturale, e ripete il suo "crec crec" fino a che il buio non si fa totale.
Può vivere fino a quindici anni. Depone una sola covata l’anno, otto?dodici uova macchiettate di rosso bruno. La femmina cova da sola, per venti giorni, nascosta nel prato.
E forse è proprio questa vita segreta, questa esistenza fatta di silenzi e di migrazioni, che ha permesso al re di quaglie di diventare, nei secoli, più di un uccello: una guida, un simbolo, un piccolo sovrano dell’erba alta.


Crec crec testo di giorgiog1
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