LA MALATTIA. RACCONTO AUTOBIOGRAFICO.

scritto da scrittore5968
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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RACCONTO AUTOBIOGRAFICO
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Testo: LA MALATTIA. RACCONTO AUTOBIOGRAFICO.
di scrittore5968

LA malattia

Sin dall'adolescenza sapevo che esser gay non mi avrebbe comportato una vita facile. Decisi di vivere serenamente e alla luce del sole conquistando tanti piccoli traguardi
. Fin qui, tralasciando naturalmente altri aspetti, potrei dire di aver avuto una vita normale, con le sue amarezze e le sue dolcezze. In tv se ne parlava tanto,ma io non ascoltavo e non guardavo la tv. Quella sera tornai a casa,da Bologna,ero stato come al solito ,nella sauna gay. Mi trovavo in treno,ed iniziai a sentire piccoli brividi di freddo. La solita influenza mi dissi tra me e me. Col passare dei minuti ,la febbricola saliva. Mi sentivo davvero male ,e non vedevo l’ora di giungere a casa. Il tempo di un’ora e giunsi a casa. Mia nonna ,era in casa che aspettava il mio arrivo. Quando giunsi in casa, capii subito che stavo male,infatti prese il termometro e mi misurò la febbre. 38,5. Sudavo freddo. Si pensava ad una banale influenza ,visto la stagione fredda. Durante la notte,mi iniziò un fortissimo mal di gola,da un lato del collo .La febbre non voleva sapere di calare in pochi istanti salì a 39,poi quasi toccare i 40.Le ossa erano deboli,la voglia di alzarmi non avevo. Iniziò anche ,scariche di diarrea. Mia nonna iniziò a preoccuparsi. Infatti due giorni dopo ,con l’aiuto dello zio,mi accompagnarono dal medico,che aveva il laboratorio a due passi da casa, per prescrivermi le analisi del sangue. Tutti eravamo tranquilli.Feci queste analisi senza pensare,a cosa stavo andando incontro. Nel frattempo le mie condizioni con la febbre e diarrea non mollavano. Stavo molto male,perdevo peso. Due settimane dopo, giunsero, le analisi. Il medico mi mandò a chiamare per avvisarmi che qualcosa non andava. Tornai nel suo laboratorio. Entrai,mi fece sedere,e poi mi descrisse cosa c’era che non andava.
-Ragazzo qui i valori si stanno facendo seri,si sono abbassati, non è normale se fosse una semplice influenza.-disse il medico
-allora?-
-allora adesso ti ritorno a richiedere nuovamente di fare le analisi e vediamo un po’ se andrà meglio.-
Va bene.-
Presi in mano il foglio ,e andai all’USL a prendere la prenotazione.
La mia situazione non cambiava ,diarrea ,febbre,in più si aggiunse vomito. Quando lo feci presente al mio medico,capii subito di cosa si trattava,tanto da aggiungere con urgenza anche quella dell’HIV.
Non mi rendevo conto di nulla sul fatto ,non riuscivo a capire né cosa era o cosa stava succedendo .Solo il medico ,sicuramente aveva intuito di cosa si trattasse. Così per la terza volta riportai ,le analisi del sangue nuovamente dal medico.
Nel frattempo gli sguardi dei parenti e di mio padre ,erano tristi e preoccupati. Per la terza volta consegnai i referti dal medico. Entrai nel suo laboratorio,mi sedetti. Guardai gli occhi del medico,fissi nei fogli che non promettevano nulla di buono. Infatti fu così. Non sapeva come farmelo sapere,aveva già visto la mia agitazione. Prese coraggio ,e disse….apertamente…
-Hai contratto la malattia dell’h.i.v.-
-Cioè?...si spieghi meglio,non capisco.-risposi
-In pratica ,…hai scontrato la malattia l’A.I.D.S..
Non riuscivo a capire ,ero come ipnotizzato .imbambolato, l’ansia e la paura erano scoppiati in me,non solo perché avevo scontrato la malattia,ma il fatto di come farlo sapere ,ai propri parenti ,e soprattutto a mio padre, sapendo il carattere che aveva. Fosse stato per lui sicuro mi avrebbe ucciso. Mi rendo conto che una notizia del genere a tutti i genitori è un colpo grosso da accettare.
- l’unico rimedio ora, sarà quello di farti ricoverare per un po’ di giorni ,e vedere se tutto si mette a posto.-disse -
-Questo vuole dire ,che muoio.-
-Piano a fare queste affermazioni. Non ho detto che muori, ho detto meglio valutare il tuo stato e vedere se possibile bloccarlo prima che sia troppo tardi.
-Non voglio però fare sapere nulla ai miei. Non capirebbero.
-Non puoi mica affrontare da solo questo problema. Da questo momento necessiti che qualcuno ti stia vicino. Io ho il segreto personale,
ma in questo caso mi sento il dovere essendo un caro amico avvisare tuo zio.
-No la prego ,non lo faccia,mi ammazzo se fa una cosa del genere.
-Ragazzo ,ti capisco,e se fosse grave?Come affronti tutto da solo. Fatti aiutare
-No .almeno mi dia tempo di pensare come trovare la soluzione.
-Come vuoi. allora questo è l’appuntamento di presentazione in ospedale. chiedi del dottor,…Negri. Un bravissimo primario del reparto infettive. Ora va a casa ,copriti,e non ti preoccupare penso tutto io .L’appuntamento era di li a due giorni. Due giorni di incubo ,con mille domande che a volte non sapevo cosa rispondere prendendo come scusa ,un virus del fegato. Anch’io sinceramente,non ero pronto ad affrontare il tema. Era sicuro ,che quando i miei parenti videro la richiesta , capirono subito di cosa si trattasse. Da subito ,nessuno disse nulla. Sospettavo che il medico avesse detto qualcosa. All’epoca ,non sapevo come fare a fare denuncia quando un medico ,riferisce cose simili. Avendo il segreto professionale. Ero ancora ingenuo. Due giorni dopo,avvisato dai miei zii, mio padre mi venne a prendere ,e mi accompagnò ,in ospedale . Mia nonna ,(mamma di mio papà ,non si rese conto almeno credo di quello che stava succedendo in quanto ,iniziava momenti di sclerosi dovuti all’età.. La situazione non era delle più facili,la preoccupazione di poi farlo sapere a mio padre era tanta. A lui gli era stato detto che non era nulla di grave ,solo una forma virale ,dovuto a qualcosa con il mangiare . Sapevano bene il carattere di mio padre.
I miei zii ,il momento del ricovero riuscirono a tenere nascosto bene la situazione. Regolarmente tutti mi vennero sempre a trovare,tranne mio padre in quanto abitava ad50 km di distanza. Ma poi,un bel momento la situazione ,degenerò. Mio padre ,chiese molte volte ai miei parenti cosa tenessi,fino ad andare in escandescenza,ed ecco li la rottura del silenzio. Quella sera venne in ospedale a farmi visita. Capitò proprio nel momento che ancora erano presenti ,i miei zii. Come lo videro ,teso ,arrabbiato ,sapendo il carattere,tentarono di andare via,ma lui bloccò la porta,e chiese una spiegazione e cosa c’era che gli tenevano nascosto. Gli sguardi andavano a destra e sinistra. Nessuno manco io voleva affrontare l’argomento. Purtroppo improvvisamente scoppiò mia zia a piangere e di li ,disse la verità.
-Tuo figlio a …L’AIDS.
Io mi coprii con il lenzuolo,mio zio rivoltò lo sguardo verso la finestra. io tacevo. Mio padre con quello sguardo,sembrava che da un momento all’altro mi volesse picchiare.
-Ditemi che tutto questo è un brutto scherzo.-
-No! Caro fratello Enzo.Tuo figlio è omosessuale e ha scontrato la malattia ,adesso gli faranno le analisi e vedrai che presto starà meglio.
-No .Ditemi che tutto non è vero…(poi rivolto a me)…Daniele…tu non rispondi…allora è tutto vero..vai con uomini ..devo credere (singhiozzando )che stai per morire.-
-No lui non morirà,però dovrà essere seguito. –
.-No ! non accetto queste condizioni.,(innervosito)…si arrangia…E… per quello che avete fatto voi arrangiatevi voi con lui visto che mi avete tenuto nascosto la verità.-
Apri la porta ,e la sbatté a chiuderla. Se ne andò via. Per ben tre mesi di lui non seppi nulla. In camera ,si era formato un lunghissimo silenzio. Mia zia piangeva,mentre mio zio non si dava pace mentre consolava ,sua sorella.
-Ci hai messo in un bel guaio.-disse mia zia.-
-Che guaio,perché avete detto la verità al posto mio?-dissi
-tuo padre ora per un po’ non lo vedrai più.-rispose la zia
-Ha me dispiace ,ma è meglio così. Io e lui non siamo mai andati d’accordo bene.-
-fortuna la nonna non si rende conto di nulla.,chissà che dispiacere aveva se fosse in condizioni di sapere- riprese mio zio
Due giorni dopo tornai a casa. Seguito anche da loro,si vedeva il loro distaccamento .Avevano paura,che potessi contagiarli con la mia malattia. Anche solo il respiro per loro era un fatto contagioso.Nuovamente le mie condizioni peggiorarono dopo qualche settimana. Passavano i giorni e perdevo kili,mi faceva male al collo e la febbre saliva fino a toccare i 40.Un’altra volta con urgenza,venne trasportato in ospedale e li nuovamente ricoverato. Erano linfonodi,che provocavano tutto. Così una volta dentro ,e appena visitato dal medico,il medico stesso non ci pensò due volte a farmi firmare la carta per operarmi se non volevo morire.Una situazione assai difficile. Un evento assai preoccupante. Mi accompagnarono loro i miei zii in ospedale.Due giorni di continua esami del sangue,ma nulla cambiava.Stavo sempre piu male,tanto che
Il secondo giorno dopo il ricovero, alle 9.00 del mattino di quel venerdì,entrarono nella mia stanza,stanza 120, due infermieri con la barella, mi,iniettarono un tranquillante,per poi caricarmi a tutta fretta e accompagnarmi nella sala operatoria,seguito fino alla porta dai miei parenti. Il tranquillante stava gia facendo effetto,e quando giunsi alla porta,la porta la vidi tutta sfuocata..Si aprii ,entrai,lasciando i miei parenti ad aspettare il mio rientro. Tutti erano preoccupati, solo uno non lo era ,o meglio ,voleva fare il duro dopo essere stato preso in giro,per non aver saputo una verità che si sapeva gli avesse provocato una reazione simile. Non so precisamente quanto tempo all’interno sono stato, ma detto dai parenti ,sembrerebbe tre ore. Dopo codesta ora ,si aprirono le porte bianche ,usci in barella ancora addormentato,Nel trasporto due schiaffetti per vedere se mi ero risvegliato,aprii gli occhi,ma ancora ero sotto sedativo. Mi accompagnarono nella stanza.120 delle malattie infettive di Ravenna seguito dagli zii. Appena giunto in camera,nuovamente mi diedero due schiaffetti ,e quando aprii gli occhi vidi abbagliata mia zia,(sorella di mamma) .Lei non era al corrente di nulla,ma qualcuno sapendo che il nostro rapporto era buono ha fatto bene di avvisare anche lei. Vederla per me fu gioia attorno agli altri parenti.
Chi mancava era sempre lui. Papà,..Testardo,cocciuto,ma nello stesso tempo sofferente per ciò che aveva appena scoperto. Una cosa che non accettava ,come non lo accettò quando lo venne a sapere l’altro mio zio,(suo fratello,)con una mentalità degli anni 60 ,che su quelle cose lui non perdonava. Infatti con lui,da quel giorno che venne a sapere di me,che ero gay,in più ammalato di aids,i rapporti belli che si erano creati tra me e lui prima scomparsero e si distrussero per sempre,Infatti non lo vidi nemmeno una volta ,mentre mi trovavo ricoverato. Ero sdraiato li in quel letto bianco circondato da flebo per riprendermi ,e otto punti alla gola. Ancora qualche giorno in quel letto d’ospedale, per poi,tornandomene a casa. Una volta a casa,pensai ,che tutto era finito,invece fu proprio da li che iniziò un altro calvario..Tutti dimostravano amicizia,ma non seppi come vennero a sapere ugualmente della mia situazione. Forse la mia ingenuità mi fregò nuovamente,ed io mi fidai di dire cose che dovevo stare zitto. Fatto sta’,mi accorsi ,in poco tempo quando ebbi l’occasione di fare le mie prime uscite,che gli amici di sempre,con il quale passavo la mia giornata ,ebbero un comportamento molto strano e distaccato. Li guardai negli occhi e capii la paura che avevano nei miei confronti. Io d'altronde non faccio male a nessuno anche se mi trovo questa malattia addosso. Non mangio nessuno. Forse questo è solo mio il problema,ma vallo a dire,agli altri. Anche sul lavoro,vidi molto distaccamento,da parte dei colleghi. Fu un dramma accettare per me,ma sentivo che stare male non era la situazione giusta da fare. Tentai di rimettermi in gioco anche se con molte difficoltà da sopportare. Tentai di avere ,lo stesso comportamento come lo avevano loro,distaccato, sentivo però di stare molto male, anche perché furono loro stessi a portarmi a stare male,dai loro comportamenti ,le loro chiacchiere,il loro distacco,che prima era da fratelli. Dovevo reggere un gioco più difficile di quello che non era.
A quei tempi erano considerate le malattie dei "drogati e degli omosessuali",
Il piu fortunato poteva usufruire del farmaco l’unico in commercio a quei tempi che era….” L’a z t “.Un farmaco molto potente ,che non tutti tolleravano e la maggior parte ,purtroppo aveva il destino segnato. Nel frattempo del ricovero ,ne ho visti due morire con quella malattia e perché non reggevano il farmaco. La cosa mi mise ansia e preoccupazione,ma mi ripresi ,perché io a parte di loro ero più fortunato,perché si mi ricoverarono ,mi operarono,ma quando uscii non ebbi ,necessità di prendere nessun farmaco. Superai tutto senza bisogno di nulla. Quello che mi mancava era solo ,la comprensione da parte di tutti non l’allontanamento. Ripresi il mio cammino. Mio padre ancora non si presentò ed io non mi interessavo. Ritornai anche dalla mia orchestra e riprendere a suonare. Anche li la mia ingenuità mi fece fare un brutto scherzo. Quello di fare vedere il foglio ,delle analisi convinto che fosse solo come avevo riferito,un virus del fegato. Come videro ,il foglio ,capirono subito di cosa si trattava,e immediatamente mi accorsi subito il loro distaccamento,i loro sguardi. Il mio cuore si mise a battere e io ancora una volta mi accorsi dell’errore che avevo commesso. Infatti colsero l’occasione ,il momento del finale per distaccarsi da me,e raggiungere i tavoli dove mangiare senza di me. Seguì i loro comportamenti silenziosi,e quando li vidi tutti la seduti,guardarmi mentre io da solo mettevo via la fisarmonica,capii che era finita anche li. Non avevo più speranze di recuperare. Lentamente misi dentro la custodia la mia fisarmonica,la chiusi ,mi portai a prendere la macchina,aprii il cofano,la caricai,e chiusi lo sportello.feci per andare alla guida,quando da dietro giunse un collega ,era il collega batterista.disse:
-Dove vai?-
- Lo guardai,e risposi secco:
-E me lo chiedi pure. Ho visto ,io qui non sono più gradito,non ho fatto del male ha nessuno.
-cerca di capire,noi abbiamo famiglia.-
-Allora rispondimi a questa mia domanda: se sua figlia, o quella di un suo parente, si trovasse nel mio stato come ti comporteresti?..La caccereste come un’appestata?-
Non mi diede risposta. Rimase scioccato e senza darci nemmeno un saluto,salii in macchina e me ne andai.
Mi allontanai velocemente piangendo e tornai a casa. Da quel giorno anche di questa orchestra persi le tracce. Era un periodo molto difficile ,non solo per farmi accettare,ma anche perché mia nonna iniziava a dare segni di squilibro serio e mi trovavo in difficoltà seguirla .Chiesi aiuto agli zii ma anche loro iniziarono a tenersi lontano da me. Venivo allontanato,facendomi sentire una peste,come qualcuno che ha la lebbra. Iniziò anche li un percorso molto difficile da accettare. In casa ero giunto agli estremi,così mi diedi da fare a riprendere i miei zii ,che facessero qualcosa per la nonna .Non chiedevo tanto. Non mollarono e a quel punto mi trovai costretto a metterli alle strette. Iniziai col dire ,che se nessuno mio avesse aiutato ,avrei abbandonato la nonna (cosa che sicuramente non avrei mai fatto)e sarei andato via in un’altra città. Ancora i miei parenti non mollavano e all’insaputa,comparve mio padre. Erano passati quattro mesi, Volle prendere in mano la situazione. Mise delle regole ben precise su di me,Non uscire,Non farsi telefonare e avvisare dove andavo se facevo tardi sul lavoro. Trovavo la situazione ,assai difficile,da superare. Cosa fare?Decisi di tentare a stare alle sue condizioni anche se non le trovavo giuste. Un po’ di dialogo con i miei zii ancora era rimasto,ma da quando subentrò mio padre le cose cambiarono in peggio,e la situazione tra me e lui si distrusse volta per volta. Solo successivamente imparai perché del suo ritorno. I soldi. Era quello il motivo ,no per dare una mano a me nei confronti della nonna ma di tirare su i soldi necessari per pagarsi l’affitto dove abitava .Io con un buon stipendio,mia nonna con due buone pensioni.



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