Di quando con la tua mano calda Accarezzasti il mio volto ispido Affollato di nera barba Un imbarazzo malcelato Mi riempì mente e animo Di un calore diverso E tu di fronte La tua maglia nerofumo Troppo grande per disegnare le tue forme Con il collo troppo largo per mostrare Quanto fossi in realtà affusolata Fermasti il tempo in un interminabile secondo I miei capelli bagnati dalla pioggia Il trucco sciolto dall’acqua o dalle lacrime se pareba boves e il tuo pallido volto araba e alcun versorio teneba e il negro semen che seminaba Era solo il presagio di una morte futura Ma nel temporale il pianto ti fa nuvola. Ho ancora vivo il ricordo di quel giorno Pur avendone ucciso la memoria.
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