L’Ultimo Sussurro dell’Amante Perduto

scritto da Charlotte MacRose
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Autore del testo Charlotte MacRose

Testo: L’Ultimo Sussurro dell’Amante Perduto
di Charlotte MacRose

Nelle notti più oscure, quando la luna piena dominava il cielo come un occhio onniveggente, San Gimignano si stendeva sotto un manto di silenzio, avvolto in una quiete spettrale. I suoi vicoli stretti e tortuosi, impregnati di una nebbia densa, sembravano vivere un'agonia eterna, sospesi tra il passato e un presente morente. Era come se il paese stesso trattenesse il respiro, temendo ciò che poteva risorgere dalle ombre.

Caterina camminava solitaria tra le vie deserte, una figura silenziosa, solitaria, il suo mantello nero come l'abisso fluttuava al vento. Ogni suo passo risuonava sull'acciottolato come un eco lontano, spezzando il silenzio carico di presagi. Gli occhi freddi e immutabili della luna la seguivano, illuminando il suo volto pallido, scolpito dal tormento di secoli di solitudine. Il suo cuore, un tempo vivo e ardente, ora era una reliquia vuota, un guscio infranto, perso nel tempo come le memorie dell'amore che aveva perduto.

Caterina non era una semplice mortale. Strega, sì, ma condannata da un sortilegio crudele a vagare per l'eternità senza mai poter trovare la pace. Eppure, ogni Halloween, quando il velo tra i vivi e i morti si assottigliava, sentiva una speranza perversa riaffiorare. Era la sola notte in cui le anime trapassate potevano camminare tra i vivi, e l'unica occasione che aveva per rivedere colui che amava.

Le strade erano avvolte in un silenzio soprannaturale, come se persino i venti si fossero ritirati per lasciare spazio a qualcosa di più oscuro, qualcosa che strisciava sotto la superficie. Il villaggio era un monumento al tempo perduto, con le sue case antiche che si inclinavano come se fossero piegate sotto il peso dei secoli. La nebbia si aggrappava agli edifici come una maledizione, insinuandosi in ogni fessura, ogni porta sgangherata. Pareva che la stessa terra fosse malata, avvelenata da una lunga agonia.

Quella notte, Caterina si fece strada verso il cimitero, un luogo dimenticato dagli uomini ma non dagli spiriti inquieti. Le tombe erano disseminate come sentinelle dimenticate, coperte di muschio e crepe profonde, mentre le statue di angeli, un tempo rassicuranti, sembravano creature distorte, intrappolate in un pianto eterno. Ogni pietra tombale sussurrava storie di morte, e il vento che soffiava tra le lapidi portava con sé il gelo della disperazione. Era come se la terra stessa piangesse le anime che non avevano mai trovato pace.

Caterina si fermò davanti a una cripta solitaria, isolata dal resto del cimitero come un paria maledetto. Era qui che riposava l'uomo che aveva amato. La brezza fredda si alzò improvvisamente, sibilando tra le lapidi come un sussurro malvagio. Le ombre danzavano intorno a lei, e un profondo senso di inquietudine si impossessò del suo cuore immortale. Ma nulla poteva fermarla; era disposta a sfidare anche la morte per lui.

Con un incantesimo sussurrato, Caterina aprì il portale della cripta, il suono delle pietre che si muovevano riecheggiava come un lamento soffocato. L'aria all'interno era pesante, pregna dell'umidità di secoli, mentre l'odore acre della terra bagnata permeava l'ambiente. Scese i gradini con lentezza, il suo respiro divenne visibile nell'aria gelida. Le pareti sembravano pulsare, vive di una presenza oscura e antica.

Infine, giunse al cuore della cripta, dove un raggio di luce lunare penetrava attraverso una fessura nella pietra, creando un inquietante fascio argentato che illuminava una figura eterea. Era lui. Ma non era più l'uomo che ricordava. Lo spirito, contorto e deformato dalla vendetta e dall'odio, fluttuava in un silenzio agghiacciante. I suoi occhi, che un tempo erano stati pieni di passione, ora ardevano di una luce malevola, come se ogni residuo di umanità fosse stato divorato da una rabbia insaziabile.

"Caterina..." La sua voce era un sussurro angosciante, un eco soffocato dall'oscurità che lo circondava. "Perché sei tornata?"

Il cuore della strega, per quanto immortale, si contorse in un spasmo di terrore. Non era preparata per questo. Il suo amore di un tempo era stato corrotto, deformato in una creatura di odio. Eppure, con voce tremante, trovò il coraggio di rispondere: "Sono venuta per spezzare la tua maledizione. Il nostro amore può salvarci ancora."

Lo spirito la fissò con occhi di ghiaccio, scavando dentro di lei con uno sguardo che sembrava poter vedere l'anima stessa. "L'amore... è un ricordo distante. Ora non c'è che odio."

La voce di lui si spense, e nella cripta cadde un silenzio carico di tensione. Caterina sapeva che l'unico modo per liberarlo era risvegliare ciò che restava del loro amore. Ma come poteva un cuore spezzato battere di nuovo, dopo tanto odio, tanta sofferenza?

"Ricorda..." sussurrò, disperata, avvicinandosi a lui. "Ricorda ciò che eravamo. I nostri sogni, le nostre promesse, sotto questa stessa luna."

Le sue parole si dispersero nell'aria gelida, risuonando come echi in un pozzo senza fondo. Per un momento, qualcosa sembrò cambiare. Gli occhi di lui persero la loro luce maligna, diventando più umani, più caldi. Un barlume di ciò che era stato tornò a risplendere, fragile come una candela nel vento. "Caterina... forse c'è ancora speranza."

Trascorsero quella notte insieme, rievocando i ricordi dell'amore che li aveva uniti secoli prima, mentre la cripta sembrava chiudersi su di loro come una tomba vivente. Ma la vera prova doveva ancora arrivare. Con l'approssimarsi dell'alba, Caterina sapeva che il destino era ormai scritto: o l'amore avrebbe trionfato, o l'odio avrebbe reclamato la sua anima per l'eternità.

Quando i primi raggi del sole filtrarono attraverso la cripta, illuminando il volto dello spirito, Caterina lo fissò con tutto l'amore che le restava, sperando contro ogni speranza. "Ti amo," disse, e le sue parole si spezzarono nel silenzio come una preghiera disperata.

Un bagliore avvolse lo spirito, una luce soffusa che sembrava dissolvere le ombre più oscure. Per un istante, lui fu di nuovo l'uomo che Caterina aveva amato, libero dal peso della sua maledizione. Ma poi, con il sorgere del sole, si dissolse come nebbia, lasciandola sola nella cripta deserta.

Caterina uscì dalla cripta, il cuore gravato dal dolore, ma sapendo di aver fatto ciò che doveva. L'amore che aveva condiviso sarebbe rimasto con lei, un fantasma silenzioso che l'avrebbe accompagnata in ogni notte senza fine, sussurrando il suo nome nell'oscurità.

L’Ultimo Sussurro dell’Amante Perduto testo di Charlotte MacRose
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