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Ci rifugiamo in sogni
che svaniscono prima di afferrarli.
Parole scintillano,
e accendono effimere illusioni
come lampi tra macerie silenziose.
Le città respirano speranze spezzate;
noi restiamo fermi sotto luci accecanti,
tra edifici feriti, vetri rotti e strade vuote,
ciechi e incapaci di guidare.
Eppure tutto resta sospeso
tra specchi deformi e riflessi ingannevoli,
sotto un cielo che finge di mutare colore.
Curiosi, camminiamo su strade invisibili,
lasciando impronte nella polvere e nella cenere,
costruendo castelli di sabbia
che la marea porta via senza rimpianti.
I sogni degli altri modellano la nostra realtà,
un sorriso rubato, una porta chiusa,
un’eco di vita tra il silenzio e il fumo,
come vento che lascia impronte sull’acqua.
Tra città spente e vite spezzate
scopriamo che l’illusione ha un potere perenne:
non mostra la verità,
ma ci fa sentire vivi
anche mentre camminiamo sul nulla,
tra macerie, vetri frantumati e riflessi distorti.
Il fascino delle parole ci avvolge
travolgente, potente, capace di ferire,
come un respiro che piega il tempo
senza mai lasciarci andare.