VA DOVE TI PORTA FIUME
Qualche volta nel nostro percorso a molti di noi capitano momenti in cui ci sembra di essere persi, di aver sbagliato la propria strada ma, non è possibile girare indietro la nostra vita che, scorre sempre avanti come il fiume tra le colline di campagna nella lontana infanzia.
Da un pezzo le acque della mia infanzia sono passate ma, il fiume è sempre lì. Manco io. Sono smarrita nel bosco di adulti che non si accorgono del primo fiorellino di marzo, dell’odore di erba fresca appena spiegazzata dal piede nudo, di nuvole che a volte somigliano cosi tanto ai nostri sogni irrealizzabili.
Chissà se mi riconoscerebbe il mio miglior amico di allora. Lui stava sempre lì in collina e sembrava un Re sul poggio di mille e mille fiori che porgevano umilmente un saluto ai piedi suoi. Era più grande di tutti e sembrava che tenesse sotto controllo ogni minuscolo insetto, tanti pini piccoli e grandi, cespugli di ribes, una rumorosa sorgente di acqua cristallina e, lo stesso fiume che graziosamente girava attorno alla collina del Re. Ma sarebbe più preciso a dire che lui si trovava in profondo contatto con tutto che lo circondava. Un giorno arrivai a circondarlo pure io.
Non saprei dire se questa maestosa quercia sia stata piantata dalla mano umana, oppure Divina, ma considerando parte che faceva in quel fascinoso paesaggio di certo, la Provvidenza di Dio non era stata estranea a quello spettacolo. Mi sono fermata incantata già nei suoi pressi, e sfiorandone il tronco la prima volta sono rimasta stravolta dalla sensazione di essere accolta dal Padre, di essere a casa, protetta e tutelata in tutti sensi.
Da allora in poi le passeggiate per andare a trovarlo (ci voleva un’oretta a piedi tra i boschi e prati), sono state abituali e necessarie per me in cinque anni della mia vita nella campagna della nonna. L'ho fatto conoscere anche a miei amici che venivano spesso a recuperare le forze vicino a lui, dopo che la città ci divorava tutte le energie vitali. Avevamo notato che il nostro albero era molto diverso dalle altre querce che si trovavano altrove perfino nella sua struttura e nell’aspetto. Le altre erano più basse, apparentemente accoglienti, con dei rami che ricordavano le ali di un uccello gigante che sta atterrando in silenzio sospeso tra favola e realtà. Credevamo perciò che tutti gli altri fossero il genere femminile della specie. Invece lui era slanciato come una candela, diretto proprio nel cielo e, quando mi trovavo in cima, mi sembrava di essere su un missile che mi portava in viaggio a scoprire quello che l’anima sapeva da sempre.
Non era per niente facile arrampicarsi su senza un minimo di preparazione, ma una volta lì, si capiva di aver trovato un posto speciale. Per me era diventato quasi il mio studio per la meditazione, la contemplazione, il luogo dove amavo disegnare e … dormire. Sì, quanti bei sogni ci avevo fatto lì! Qualche volta avevo sognato lo spirito della quercia-Padre. Aveva l’aspetto di un antico vecchietto solitario vestito tutto di bianco, con lunghi capelli e barba sempre del colore della neve. In mano, al posto del bastone stringeva un robusto ramo di quercia ma, quello che colpiva più di tutto erano gli occhi! Descriverli non è possibile, sarebbe come raccontare tutta l’immensità dell’universo. Mi parlavano senza parole e un giorno erano loro a dirmi che era ultima volta che venivo lì e che, tra poco sarei dovuta andare lontano -lontano. Cosi è stato.
Le acque del fiume scorrono sempre avanti, giocando con i riflessi del sole nel suo percorso. A volte portano come ricordo il foglio giallo della quercia preferita, oppure ritornano come gocce di pioggia per salutare le sue foglie nuove e fresche. Sono le gocce della memoria che fanno svanire nel nulla le distanze di decine di anni o di migliaia di chilometri.
“La vita è un grande mistero” – pensavo io l’altro giorno, quando all’improvviso mi era apparso quel vecchietto tutto bianco con il solito sorriso paterno dietro l’alberello di quercia nei pressi della mia nuova casa.
Va dove ti porta il fiume testo di quercia