Quando ricevetti quella chiamata per un attimo mi sentii un oggetto, vuoto, dissociato. Le mie orecchie non volevano sentire quel nome con l'altra gelida parola. Feci l'indifferente, perchè non ci credevo, non volevo crederci eppure era reale. Mi ripetevo che non era possibile, forse mi stavo sbagliando, forse non avevo capito bene. Non ticordo bene cosa risposi, buttai due parole una accanto all'altra, forse senza significato, non ricordo il tono dietro la cornetta. Riagganciai subito, volevo dimenticare, ma era stato come una pugnalata al cuore, la testa girava, ma cercavo di non darlo a vedere, forse sbiancai, non ricordo. Continuavo a fare l'indifferente per allontanare quella notizia irreale. Non so come, ma mi ritrovai a casa sua, li cercavo con gli occhi.
Lo vidi, ma non era lui, riposava, non poteva essere lui, riposava, non ricordo l'espressione, ma riposava, era proprio li e riposava.
Le mie pupille impazziate la cercavano, anche lei era li, non aveva più colore, tremava, non aveva labbra, ma tremava, gli occhi erano veloci, ma cristallizzati. L'abbracciai, forse le sussurai qualcosa all'orecchio, avrei voluto dirle tante cose, non gliele dissi, ne erano così tante che si bloccarono alla gola. Le bagnai i jeans, indossava dei jeans e teneva stretto un fazzoletto amorfo, straziato. Era gelida, forse non vedeva niente, ma quando lo il vide, il suo sguardo brillò di odio, delirio, dolore, nostalgia, amore, vendetta, incomprensione. Forse non riuscirò mai a capitr cosa celasse in quello sguardo, ma non lo dimenticherò mai. In quel momento diventò docile, una bambina e al tempo stesso belva. Non capirò mai quello sguardo, ma è bastato incrociarlo di sguincio per portarmi dietro un dolore immenso, non oso immaginare il suo. Ed ora mi domando come è possibile accettare e vivere con tutto ciò?
Quello sguardo testo di korty