UN DONO D'AMORE

scritto da favola
Pubblicato 20 anni fa • Revisionato 20 anni fa
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FAVOLA PER BAMBINI
- Nota dell'autore favola

Testo: UN DONO D'AMORE
di favola


Era tanto triste Matteo, infatti era più di un mese che se ne stava nel suo lettino, sotto le coperte, e aveva sempre freddo. La febbre non scendeva e lui si sentiva sempre più debole. Sul comodino accanto al suo letto, una piccola lampada emanava una debole luce, in modo tale da non disturbare i poveri occhi di Matteo e sul ripiano erano sparse medicine di ogni tipo che la mamma gli somministrava con tanto amore e con tanta speranza di vederlo un giorno, ritornare ad essere il bambino vivace e allegro di un tempo.
-“Ciao tesoro!- disse la mamma – guarda cosa ti ha portato oggi papà: è un coniglietto di peluche molto buffo e si chiama Flamingo! Tienilo vicino, vedrai come è morbido e dolce, ti coccolerà e sarà un buon amico!”-. Le manine di Matteo accarezzarono dolcemente il piccolo peluche e piano piano se lo portò vicino al suo corpicino. La mamma, nascondendo una lacrima, uscì silenziosamente dalla stanza.
-“Quanto sei buffo! – disse Matteo – che orecchione lunghe hai e che panciottola! Si vede che mangi tanto, golosone!”-. –“Golosone! Buffo! Orecchie lunghe! Ehi! Guarda che io sono un peluche speciale! Sono un pezzo unico! Sì è vero, ho un po’ di pancetta, ma guarda che begli occhioni che ho e poi il mio nasino e le mie guanciotte sembrano dire:”mangiami di baci!”-. –“Ma…ma… tu parli! Non è possibile! E’ la febbre che mi fa questi scherzi? I peluche non parlano!”- disse Matteo. –“Tu dici? – rispose Flamingo – io dico di no! Tu cosa ne pensi orsetto? E tu cagnolone? E tu Silvestro, Titti, pensate anche voi che i peluches non parlano?”- -“Certo che no! – risposero gli animaletti in coro –Matteo ciao! Adesso veniamo da te e ci divertiamo!”-. –“Piano, piano – disse Flamingo – c’è un bambino malato qui, non possiamo….”-. In que momento entrò la mamma di Matteo. –“Matteo, devi prendere la medicina, è un po’ amara ma il dottore ha detto che…”-. –“Mamma, mamma! Flamingo parla, i peluches parlano e vogliono giocare con me!” disse Matteo tutto eccitato. –.“Matteo calmati, è la febbre, sei tutto rosso, su prendi la medicina e poi cerca di dormire! Stai calmo!”- disse la mamma. Macché la febbre, Matteo sapeva quel che diceva. Dopo avergli rimboccato le coperte, la mamma gli diede un bacio, lo accarezzò. – “Dormi piccolo mio!”- spense la luce e uscì dalla stanza.
-“Flamingo? Ci sei?”- chiese Matteo. –“Se ci sono?! Certo! Ci siamo tutti! Vero ragazzi?”- -“Siamo qui!!”- risposero tutti i peluches in coro. –“Ma perché – domandò Matteo – la mia mamma non vi sente?”- -“Perché – rispose Flamingo – gli adulti hanno perso l’ingenuità e la sincerità dei bambini e a loro certe cose non sono più permesse! Ma bando alle chiacchere, andiamo!”- -“Dove? – chiese Matteo – e come faccio, io ho la febbre, sto male!”-.
-“ma dove ti portiamo noi, nel paese della Felicità, non ci sono malati e malattie, ci si diverte, si gioca, si mangiano grossi gelati al cioccolato e i fiori sono di zucchero filato, liquirizia; e quando si alza il vento, volano coriandoli dai colori intensi! Allora cosa vogliamo fare?”- -“Andiamo subito! – disse Matteo – cosa state aspettando?”-.
Ed ecco, come per magia Matteo, Flamingo e tutti i peluches si trovarono in una bellissima valle verde, dove tanti altri bambini come lui giocavano felici insieme a tutti i giocattoli. Matteo non sapeva più dove guardare; c’era il trenino, l’automobilina che gli avevano regalato a Natale i nonni, c’erano tante altalene, scivoli, giostre. Tanti bimbi gli vennero incontro. –“Vieni con noi – dissero – resta sempre con noi, qui sì che ci si diverte. Qui stiamo tutti bene!”-.
Matteo era frastornato: improvvisamente la febbre era scomparsa,stava bene, si sentiva forte, aveva voglia di correre, saltare! Sì, era veramente guarito! Ma allora doveva dirlo alla mamma e al papà!
-“Flamingo! Ora sto bene, devo avvisare i miei genitori, devono saperlo anche loro, così saranno finalmente contenti!”- -“Matteo, non credo che potresti dirlo ai tuoi genitori”- -“Perché ? Scusa, loro se io sto bene sono felici!”- disse Matteo. –“Vieni con me!”- disse Flamingo. Matteo un po’ titubante si incamminò, seguito da tutti i suoi amici peluches. –“adesso guarda, guarda dentro al laghetto”- disse Flamingo. Matteo improvvisamente riconobbe la sua cameretta, ma! Quello nel lettino era lui! E quelli… quelli erano i suoi genitori! Ma perché la mamma gli teneva le manine e piangeva così disperata! Anche papà piangeva! C’era anche il dottore, ma cosa stava dicendo!? –“Mi dispiace, ho fatto il possibile, ma non credo che passerà la notte!”-.
No! Ma se lui era lì, e stava bene, perché la mamma piangeva? –“Vedi Matteo,- disse Flamingo –quando un bimbo sta così male e non ci sono speranze, noi pupazzi accompagniamo i nostri amici nel paradiso dei giocattoli, per continuare a farli giocare e divertire!”- -“No! No! – urlò Matteo – non voglio stare qui, io voglio tornare da papà e mamma, solo con loro io sto bene! Fammi tornare ti prego! Vedi come stanno male per me! Ti prego, fai qualcosa se sei mio amico!”- -“Io, non so che dire – disse sconcertato Flamingo – non era mai successa una cosa simile!”- -“Cosa succede qui?”-Improvvisamente,una voce dolce, ma autorevole parlò. Era la Fata Azzurrina. Tutti i giochi, i peluches e i bambini si fermarono. –“Dolce fata – disse Flamingo – Matteo vuole tornare a casa, ha visto il dolore dei suoi genitori!”- -“Sei un caro bambino e la tua famiglia ti vuole tanto bene! Si ho visto come stanno soffrendo! No, non lo permetterò! Puoi pure tornare a casa! Addio picccolo angelo!”-. –“Grazie, grazie bella signora! Ti voglio tanto bene!”- -“Matteo! Luce dei miei occhi! Sono la mamma, ma tu…tu… dottore! E’ un miracolo!”- -“Sì, è un vero miracolo! – disse il dottore – oramai il suo cuore si era fermato, non c’erano più speranze!”-. –“Mammina, papino! E’ stata la fata del paese della felicità, lei non voleva che voi piangevate e io l’ho pregata perché non vi volevo lasciare!”- -“Oh! Tesoro adesso noi tre staremo per sempre insieme e nessuno ci dividerà più!”- disse commossa la mamma. E Flamingo? Matteo si girò, il coniglietto era lì, i suoi occhietti furbi per un attimo scintillarono di felicità e sul musetto si insinuò un piccolo sorriso. –“Ciao Matteo, quando avrai bisogno di un vero amico, io ci sarò sempre!”- -“Anche noi!”- urlarono i peluches.
Matteo sorrise: che bello era di nuovo a casa!
UN DONO D'AMORE testo di favola
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