Capitolo 25: Il richiamo disperato di Abras!
Kaleb si muove senza problemi nella mia cucina, come se lo facesse da un sacco di tempo. Sa esattamente dove si trovano le spezie e gli utensili, tanto che non devo mai dargli indicazioni.
“Sembri esperto di questa cucina”, osservo, ammirandolo all'opera.
“Beh, cucinare assieme ci è sempre piaciuto. Abbiamo passato così molte domeniche”
“Dici sul serio? Io non me ne ricordo”
Lui mi osserva di sbieco, poi sfoggia un sorriso incoraggiante. “Non preoccuparti. Per oggi cerchiamo di fare cose a te familiari. Sono sicuro che entro domani starai meglio”
“Lo spero”
Forse dovrei abbassare la guardia? No, voglio saperne di più! Chi era quel ragazzo riflesso nel forno? Quando è apparso nel vetro il cuore mi si è stretto. Ho l'impressione che dovrei essere con lui in questo momento...
“Senti che delizia!”
Kaleb mi mette davanti al naso l'impasto fresco di una torta. L'odore della pasta frolla è una dolce ragnatela che cattura i miei sensi. All'improvviso lui è dietro di me e mi abbraccia, mentre mescoliamo assieme gli ultimi ingredienti nella terrina.
“E questo te lo ricordi? Eravamo proprio qui quando ci siamo messi insieme. Tu stavi facendo una torta per il mio compleanno ed eri ricoperta di farina dalla testa ai piedi”
Il suo viso è vicino.
Troppo vicino!
Allontanati Misa! Non fare che ti baci!
Non so perchè, ma è vitale che non lo faccia.
Gli sfuggo appena in tempo e lui mi osserva confuso. E' evidente che è ferito, ma preferisco fidarmi del mio istinto finchè non faccio chiarezza in questa situazione.
“Scusami”, mormora. “Avevo dimenticato che per te ora sono una specie di estraneo. Forse è davvero meglio che tu vada all'ospedale, dopo tutto”
“No”, insisto.
All'ospedale sarei sotto controllo e non avrei possibilità di ricontattare quel ragazzo. Devo riuscirci, in qualche modo.
“Scusami tu, è solo che... sono ancora confusa. Ma sto meglio davvero! Perchè non finiamo di mangiare poi andiamo a farci una passeggiata? Un po' d'aria fresca mi farà bene”
“D'accordo allora”
Si avvicina ancora e tutti i miei nervi si tendono.
“Sta' tranquilla. Non tenterò di nuovo di baciarti. Voglio solo che tu stia meglio”
“O... Ok”
Finito di mangiare, finalmente arriva la mia occasione.
Mi chiudo in bagno con la scusa di prepararmi, accendo la luce e fisso lo specchietto sopra il lavandino.
“Eccomi”, sussurro. “Sono qui. Non ho molto tempo! Se questa è un'illusione, se hai qualcosa da dirmi, ti prego fallo subito! Kaleb non ci metterà molto a tentare di fermarci di nuovo!”
Anche prima, quando si è messo fra me e il vetro del forno non sembrava casuale.
Che sapesse cosa, o chi, c'era lì dentro?
Non lo so, ma con o senza memoria ho tutta l'intenzione di scoprirlo.
Misa...
“Finalmente!”
Riecco il mio angelo della notte, e riecco quella strana fitta al cuore! Perchè fa così male non ricordarmi i te?
“Sono qui! Che sta succedendo? Come posso raggiungerti?”
Sei sotto un incantesimo molto potente. Io posso raggiungerti ma non riesco a liberarti. Però puoi farlo tu. La chiave è il mio nome. Devi ricordarti il mio nome per spezzare la magia!
“Dimmelo tu. Hanno fatto qualcosa ai miei ricordi, purtroppo non so come ti chiami”
Devi ricordarlo! Krana vuole che tu ti dimentichi di me. Finchè rimani nel suo mondo quel nome è l'unica parola che non posso pronunciare. Ricorda, Misa. Ricordami e torna da me! Non lascerò che ti portino via come hanno fatto con Sota.
Sota....
Quel nome porta con sé un'altra fitta di nostalgia.
Bussano alla porta.
“Misa? Sei pronta?”
“Sì, un istante ancora”, grido, e poi più piano, rivolta allo specchio: “Devo andare, prima che s'insospettisca. Cercherò di ricordare, lo prometto. Anzi, forse sarà Kaleb a darmi l'indizio giusto”
Fuori il pomeriggio è incantevole. E' una di quelle giornate né troppo fredde né troppo calde, quasi troppo perfetta per essere reale. Kaleb ed io passeggiamo assieme per il parco del quartiere e poi ci fermiamo ai giochi per bambini.
Mi siedo su un altalena ed inizio a dondolarmi disegnando col piede sulla sabbiolina del terreno. Kaaleb è subito al mio fianco.
“Da bambine Sumire ed io venivamo spesso qui”, dico. “Ed è qui che i nostri genitori si sono sposati. Noi c'eravamo già. Ricordo che la mamma era vestita di verde e papà era a disagio in quello smoking troppo grande”
Sorrido, e lui mi sorride di rimando. “Sono felice che almeno hai conservato i ricordi lontani. Sono tesori preziosi”
“Già... Mi dispiace di non ricordarmi del nostro tempo insieme. Forse dipende tutto dal sogno di stanotte”
“Che sogno?”
Kaleb si fa guardingo. “Di cosa parli?”
Vorrei rispondere, ma le immagini sono quasi sparite. In mente ho solo più la sabbia e il volto di quel ragazzo.
I ricordi stanno svanendo!
Devo muovermi, prima di dimenticare anche lui!
“Hey...”. Kaleb lascia l'altalena e si accovaccia al mio fianco. “Lo so che hai paura, ma non devi agitarti. Ti prometto che io ti sarò sempre accanto. Succeda quel che succeda, ti aiuterò a dimenticare il dolore”
Dimenticare?
Il suono della sua voce è così suadente che sembra una ninnananna. Di colpo l'oblio è una tentazione così dolce... Sento che il ragazzo dello specchio sta sfuggendo dalla mia mente.
Grida!
Lo sento urlare il mio nome con tutte le sue forze.
Misa, no! Non lascerò che mi dimentichi!
Misa!
MISAAAA!
Poi la noto, la scritta sul terreno. Appena in tempo. Devo averla fatta con la punta del piede mentre ero sovrappensiero.
SARBA
“Sarba...?”
“Come?”, Kaleb si ferma e mi studia incuriosito.
“Sarba!”, ripeto, a voce più alta.
“Che significa?”
“Non ne ho idea”
No... Non funziona. Non dev'essere questo il nome. Forse è un anagramma!
Coraggio Misa pensa! Mi aggrappo con tutte le mie forze al pensiero del ragazzo nello specchio. Eh? Un momento! Lo specchio... E' come se anche quella parola fosse un riflesso e quindi... Ma certo! Va letta al contrario!
“Abras...”
“Che hai detto?!”. Kaleb si alza, furibondo. “Non ripetere quel nome!”
Ci siamo!
E' questa la chiave!
Mi tappa la bocca prima che possa ripeterla. “Silenzio! Sta' zitta! Lui non potrà liberarti. Tu sei mia ormai. Devi solo... abbandonati. Dimentica, Misa. Scorda quel nome e non dovrai più preoccuparti di nulla. Potrai restare qui, con tua sorella, al sicuro. Non è più attraente che tornare a combattere?”
Maledetto! Sei tu l'artificiere dell'incantesimo! Ora non ho più dubbi.
Senza rimorsi gli azzanno la mano e lui urla di dolore.
“ABRAS!”
Si alza il vento.
La sabbia vortica. Il mondo che ci circonda scompare lentamente in refoli di fumo.
“Troppo tardi, Kaleb! O forse dovrei dire... Krana! L'incantesimo è rotto”
La magia svanisce, i ricordi riaffiorano. Lenti, confusi, ma intatti.
Una luce intensa invade tutto, prendendomi per mano. La barriera che mi tratteneva all'interno dell'illusione si dissolve lentamente. Quando collassa, trovo due figure a me familiari ad attendermi all'esterno.
“Misa!”
Il mio demone mi corre incontro, per stringermi in un abbraccio mozzafiato.
“Abras...”
Rispondo all'abbraccio e lui mi osserva, evidentemente sollevato.
“Ho temuto il peggio”, mormora. “Una volta che Krana innalza la sua barriera è impossibile giungere all'interno. Per fortuna hai capito come uscirne”
“Sei stato tu a guidarmi”, confesso. “Stavo dubitando di tutto, finchè non ho sentito la tua voce”
Hailin, vicino a noi, mi prende una mano fra le sue.
“Bentornata fra noi, fanciulla”
Nonostante la confusione sono illesa.
Posso muovermi liberamente e questo significa che per Krana è il momento di pagare il conto.
“Tu... Hai cercato di ingannarmi usando il ricordo di mia sorella. Credevi forse che non avrei lottato? Che sarei rimasta passivamente nella tua trappola?”
“Ti ho dato quello che volevi, Cacciatrice”, osserva lui. “Una vita tranquilla, in una bella casa, con la tua sorellina che tanto ti manca. Non era quello che volevi?”
“Ceerto che rivoglio mia sorella, ma quella non era lei!”
“Come hai fatto? Come te ne sei accorta?”
“Perchè non importa quanto il tuo potere riesca a renderla rassomigliante. Ci sarà sempre il senso di colpa a ricordarmi che la vera Sumire è rinchiusa in una stanza d'ospedale. Non può sentirmi, non può tornare ed è.. tutta colpa mia. Perciò tu e tutti quelli come te fareste meglio a risparmiare questi trucchi per qualcuno più ingenuo”
La mia voce è quasi un soffio. Piena di una rabbia sorda pronta ad esplodere. Sento un potere enorme crescere dentro di me mentre mi avvicino al mio nemico: un odio così feroce come non ho mai provato prima d'ora.
Yori mi affianca pronto a scattare, ma lo fermo con un cenno del braccio.
“Sta' indietro! Questo bastardo me lo cucino da sola”
“Sei sicura?”
“Certo”
“Misa, fa attenzione”, mi avverte Hailin. “I poteri illusori di Krana sono impareggiabili, ma una volta distrutta l'illusione non è un gran combattente. Fai in modo che non usi di nuovo la sua magia”
“Ho capito”, ringrazio. “Sei grande Hailin, grazie della dritta”
Mentre gli vado incontro, Krana scoppia a ridere.
“Lo trovi divertente?”, domando. “Provi gusto nel tormentare le persone? Dì un po', come hai fatto a leggere nei miei ricordi?”.
Secondo i miei calcoli il tatuaggio sul polso avrebbe dovuto impedire a chiunque di entrare nella mia mente, così come aveva fatto con Alexia.
“Ti stai chiedendo perchè con me non ha funzionato? Beh, semplice! Io sono il manipolatore mentale più potente di tutti gli Inferi. Posso creare illusioni basandomi sui ricordi della mia vittima e non c'è barriera o amuleto capace di tenermi fuori. Il tuo inchiostro magico è ben poca cosa per me”
“Ah, capisco. Beh, poco male. Non m'intrappolerai di nuovo”
“Oh, non è mia intenzione. Speravo di renderti più dolce la prigionia, ma se desideri combattere allora ti accontenterò!”
Fra le mani di Krana prende vita un vortice che si trasforma ben presto in una spada: una scimitarra enorme con la lucentezza dell'oro.
“Ti presento Voce del Deserto. Lei ed io siamo inseparabili”
Annuisco e scateno il mio potere. La mia frusta nera mi avvolge, circondata da un'aura di fuoco che le conferisce bagliori scarlatti.
“Questa invece è la mia arma”, dico. “Non ha un nome, ma è sempre stata la mia compagna di lotte”
“Bene, vedremo chi di noi due la spunterà!”
Krana scaglia un fendente micidiale, veloce e precisissimo. Fortunatamente la mia frusta è più veloce. Scatta e si avvolge intorno alla lama come un serpente, facendola vibrare da cima a fondo.
“Dannata! Com'è possibile che tu sia più veloce di me?”
“Hailin aveva ragione”, osservo. “Il tuo potere illusorio è spaventoso, però sei svantaggiato negli scontri fisici o in quelli che richiedono un altro tipo di magia”
Il ghigno isterico sul volto del mio avversario dà conferma alle mie parole.
“Ragazzina, non t'illudere! Volente o nolente ti porterò dal mio Signore in catene!”
“Questo è tutto da vedere!”
Il fuoco divampa. Phoenix si accende e pervade la mia frusta, regalandole bagliori dorati. Diventa bollente, così bollente da sciogliere in poco tempo la scimitarra di Krana.
“Hey, ma come hai fatto? Che cos'è questo calore?”
“Ti piace?”, domando. “Questo è Phoenix, un fuoco diverso da quello de Drago. Non so bene perchè, ma sembra che aumenti d'intensità ogni volta che lo uso. Vogliamo vedere che effetto ha su di te?”
La mia frusta guizza, veloce come un serpente. Krana però è altrettanto veloce e riesce a schivare il colpo.
“Però! Davvero degno della Numero Uno! Ma per quanto tu sia potente non riuscirai ad avere la meglio”
“Ne sei sicuro?”
Lo attacco ancora, ma lui schiva di nuovo.
Accidenti! E' dannatamente veloce il bastardo!
Così non va, Misa! Mi ci vuole più velocità! Più potenza!
Scatto di nuovo. Questa volta sono più veloce. Il mio avversario risponde, ma la lingua di fuoco riesce a sfiorarlo, lasciandogli una cicatrice da ustione su tutto l'avambraccio.
“Dannata ragazzina!”, urla. “Che dolore incredibile!”
“E non ho ancora finito! Pagherai per la tua crudele illusione!”
To be continued... =)
Mio fratello maggiore è un demone (cap 25) testo di nuvolechiare