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A caccia di chissà che cosa
per sentirmi vivo
“Che cosa vuoi ?”
“Voglio far qualcosa per cambiare il mondo”
“Cresci Ben.Tu non lo cambi il mondo.
Il mondo cambia te”.
“Le belve” , Oliver Stone
Parte Prima
Ben era un idealista.
Ben era un produttore su vasta scala di marijuana in società con John e Ofelia.
Un idealista pieno di soldi che pensava di cambiare il mondo costruendo scuole e pompe per l’acqua potabile in villaggi in culo all’Africa.
Una combinazione fatale.
Infatti era la perfetta combo per arrivare nella maniera più veloce e diretta dentro un barile di merda.
E c’era finito con tutti e due i piedi, ma a tirarlo fuori c’era John, amico fraterno da una vita.
Tanto amico che si dividevano felicemente la stessa donna , Ofelia.
John era un ex militare, freddo e duro come l’acciaio, spietato come un killer, ma che avrebbe dato la pelle per quei due che erano rimasti due adolescenti irresponsabili.
Ma quello era un film.
Ben era una finzione.
Non esisteva.
Per questo se la cavava sempre.
Lars era reale e le cose a differenza del film non filavano per niente liscie.
Non c’era nessun John che gli salvava il culo, né un’Ofelia che gli aveva giurato amore eterno.
Lars aveva in comune con il film che ricordava molto Ben , non solo nella sua vena idealistica, ma anche per determinate caratteristiche fisiche, anche se uno era biondo e l’altro moro, uno aveva gli occhi scuri e l’altro azzurri.
Stranamente si somigliavano, entrambi portavano anelli d’oro alle orecchie, avevano i capelli mossi e la barba.
Ben era un personaggio di fantasia , il protagonista di una pellicola cinematografica, per Lars la sua vita era come un film, e il mondo uno sconfinato palcoscenico in cui recitare una parte, un’infinita passerella in cui sfilare con le sue mise studiate sin nei minimi particolari.
Il suo personaggio , sempre e comunque doveva bucare lo schermo.
“Sei un fottuto commediante…”, gli diceva Nigly, “...che non avrebbe nessun bisogno di recitare per arrivare dritto al cuore e alla mente delle persone…”, poi lo guardava dritto dentro quegli occhi scurissimi dai quali traspariva sempre una luce malinconica,”...e invece ti arrabatti a cercare nuovi modi di vestirti….conciarti….
Fai il balordo….e non ti accorgi che sei sempre nei casini….e che la tua giovinezza ti sta sfuggendo tra le dita…”, lanciò il mozzicone lontano e concluse, “Oltre talvolta a renderti ridicolo….”.
Sapeva che la parola”ridicolo” era come se gli piantassero una spillone nella carne.
Perchè Lars era piuttosto permaloso.
“Io non sono ridicolo”, ribatteva cercando di mantenere la calma, “Sono originale”.
“Talvolta sembravi un fottuto fenomeno da baraccone......e lo sai anche tu perché non sei scemo….ma non te ne frega un cazzo….
Perchè come diceva Oscar Wilde, non è importante se ne parli bene o male, basta che ne parli...”.
Lui si accese una sigaretta:
“Hai detto bene non me ne frega un cazzo…e tu sei una stronza”.
Nigly sorrideva.
“Io sono l’unica vera amica che hai, perché ti dice come le cose stanno realmente...ma tu preferisci dare retta alle sirene che hai attorno, che ti dicono solo ciò che ti piace….e che ti trascinano sempre più giù…”.
“Tu invece sei una medusa….”, buttò fuori un po' di fumo,”….ma non ti ho mai chiesto da dove salta fuori il tuo nome del cazzo…”.
“Già non l’hai mai fatto….Nigopulos”, rispose.
Lars scoppiò a ridere.
Lei prevenne la domanda.
“E’ il mio cognome”.
“E il tuo nome sarebbe?”.
“Kalispera”.
Lui non l’aveva mai sentito .
“E’ greco”, gli spiegò, “ significa letteralmente “buongiorno” o “buonasera”, e rappresenta uno dei valori più importanti per la cultura greca, l’ospitalità”.
“Ah non c’è dubbio che sai davvero essere ….ospitale quando dici a qualcuno che sembra un clown…”.
“Fenomeno da baraccone….”, lo corresse.
“Suona ancora più gradevole….”.
“Però se ti consola sembri uscito da un quadro del ‘500…”, osservò.
“Magari un saltimbanco o un buffone del ‘500, non è così?”.
Lei sorrise e scosse la testa.
“Ho visto il tuo viso, i tuoi occhi, l’espressione del tuo viso in decine di quadri, nei musei di Parigi, Roma, Madrid, Firenze…”, gli sfiorò uno dei due orecchini ad anello che aveva ad un lobo, “...erano mercenari, principi, capitani….anche cardinali…”.
Sembrò sollevato da quel paragone che un po' lo lusingava.
Chissà che avrebbe combinato e chi fosse stato in un’altra epoca, in un altro paese.
Forse davvero un principe.
O uno di quei cardinali dediti al vizio.
O un condottiero al servizio di re o imperatori.
“Sei l’uomo senza tempo, potresti essere vissuto in qualunque epoca….”.
“Non me l’avevi mai detto….”.
“Non ti ho detto molte cose...e le saprai prima che io sparisca dalla tua vita….”.
Lui la guardò con una punta di allarmismo.
“Non farne al solito una tragedia..”, gli disse Nigly, “...tutto prima o poi finisce, e’ nell’ordine delle cose….e tu lo sai meglio di altri...”, lasciò vagare lo sguardo oltre una collina, il sole sarebbe tramontato a breve, “...le persone entrano nella nostra vita e noi nella loro per un motivo...poi quando la loro missione finisce ...ognuno ritorna alla sua strada per continuare il proprio percorso….
Le donne entrano ed escono continuamente dalla tua e ogni volta che finisce pensi che il tuo mondo crollerà, che morirai di dolore, poi ritrovi uno sguardo, un sorriso che ti incuriosisce e tutto ricomincia...tutto quello che è stato prima scompare, come una foto che perde i colori…..”, sorrise con un po' di malinconia, “...ma prima o poi dovrai fermarti e iniziare a costruire qualcosa attorno alla tua vita….e io non ci sarò a vederlo…”.
“Puoi rimanere”.
“No, non posso e non voglio….ma non preoccuparti non sarà prestissimo, ho bisogno di riposarmi e questo posto mi piace molto...”, si allungò e gli diede un bacio sulla guancia.
I vestiti emanavano una gradevole fragranza, sicuramente un profumo piuttosto caro, ma faceva parte del personaggio.
Quando si incrociarono?
Un pomeriggio di tarda estate.
Nigly era seduta sullo scalino di una scala di pietra che portava ad un casale e costeggiava una strada ad una corsia.
Scriveva qualcosa.
Alzò la testa e vide un tizio che camminava lungo la strada.
Aveva il naso infilato in un cellulare e digitava qualcosa.
Talvolta sorrideva.
Lei appoggiò la guancia sopra la mano e lo guardò.
Pensò che aveva visto quel tizio altrove, e che era ….strano.
Assomigliava ad un pirata con quegli anelli dorati alle orecchie, la barba e i capelli scuri.
Ma gli ricordava anche Ben , uno dei protagonisti del film “Le belve” di Oliver Stone.
“Ben!”, disse senza pensarci.
Quello si fermò , girò la testa e la guardò.
“Hey Ben!”, ripetè.
“Non mi chiamo Ben, hai sbagliato persona…”.
Lei accennò un sorriso.
“No, non ho sbagliato persona…..”, disse fra sè e lo vide andarsene, continuando a fissare il telefono .
Dopo un paio di giorni si ripetè la stessa scena.
“Ben!”, chiamò Nigly.
Questa volta lui si avvicinò di un paio di passi.
“Chi è Ben?”.
“Hai mai visto il film “Le Belve” di Oliver Stone?”.
Notò che aveva un paio di jeans con vari tagli sulle gambe, un paio di scarpe a tennis rosse e una felpa nera.
Una serie di braccialetti gli avvolgevano il polso sinistro
Gli orecchini brillavano al sole.
“No”, rispose Lars.
“Allora guardalo e saprai chi è Ben”, poi si rimise le cuffie nelle orecchie e Lenny Kravitz ritornò a innondarle la testa con la sua voce.
Trascorse una settimana e Nigly non vide più Lars.
Acquazzoni precipitavano sulla terra improvvisamente e decise che era meglio restarsene a casa.
L’ottavo giorno le previsioni annunciarono sole e cieli azzurri così ritornò a vagare per le strade, i sentieri e rivide Lars.
Lui le si avvicinò.
“Anch’io avevo pensato di potermi dedicare alla coltivazione della marjuana, ma non ho ancora trovato un socio…”, esordì davanti a lei.
Tu sei Ben, pensò Nigly.
Stessa faccia, stessi casini.
“Come ti chiami?”, le chiese.
“Nigly”.
“Io sono Lars”, e le allungò la mano.
Notò un anello d’argento all’indice e uno all’anulare.
“Sei sposato?”,
“Lo ero…”, sembrava rattristato.
“E?”.
“E’ finita male”.
“Tranquillo a tutto c’è rimedio tranne che alla morte….”
“Già….dicono…”.
“E poi mi sembri un tipo che non ha problemi a rimorchiare...hai presente chiodo schiaccia chiodo?”.
“Nessuno se la cava meglio di me a schiacciare i chiodi….neanche i falegnami….”.
Le piaceva la gente con il senso dell’umorismo.
“E tu?
Sei sposata?”.
“Forse lo sono stata in altre vite, ma non in questa”.
Nigly si accese una sigaretta e gliene offrì una.
Ma lui si tolse da una tasca una piccola scatola di metallo e di notevole fattura dove si trovava del tabacco sfuso e delle cartine.
Lei sorrise tra sé guardandolo arrotolarsi una sigaretta ed accenderlo con uno zippo di metallo.
“Sei veramente nella parte...Lord Lars….”.
Con la sigaretta tra le labbra alzò lo sguardo che non aveva nulla di malinconico.
“Chi sei?”, le domandò irritato, “solo i miei amici mi chiamano così”.
“Nessuno”, rispose Nigly, “..e qualcuno che sa molte cose sul tuo conto….”.
“Che cosa vuoi?”.
“Niente….ma voglio darti qualcosa…”.
Lui non disse niente.
“Un sogno….”.
L’altro non pronunciò una parola.
“...non è questo che cerchi?”, aggiunse accennando un sorriso ironico.
Gli porse gli auricolari.
“Ascoltala….”, lo invitò.
Era una vecchia canzone che si intitolava “Dove”.
Mi dissero no qui non cambierà mai niente
finiscono in fondo ai bicchieri
i sogni della gente
lo dissero lo stesso giorno in cui partivo
a caccia di chissà che cosa
per sentirmi vivo
e a volte guardo ma non vedo più
niente più niente più
e a volte ascolto ma non sento più
niente più niente più
E grido dove dove si deve andare
cosa si deve fare io grido
dove dove cosa si deve dire
quanto si deve dare
Dove dove dove si deve andare
cosa si deve fare io
grido dove dove se avete visto un sogno
ditegli che ho bisogno
cosa sto cercando di preciso non so
forse é solamente un sogno e forse non troverò
non son l'unico io non sono l'unico
voglio un posto per fermarmi e non andare più via
un posto da gridare questa qui é casa mia
non son l'unico io non sono l'unico
Dove dove dove si deve andare
cosa si deve fare io
grido dove dove se avete visto un sogno
ditegli che ho bisogno
cosa sto cercando di preciso non so
forse é solamente un sogno e forse non troverò
non son l'unico io non sono l'unico
voglio un posto per fermarmi e non andare più via
un posto da gridare questa qui é casa mia
non son l'unico io non sono l'unico
Lui glieli restituì.
“Sei tu...quello che sta cercando qualcosa….non è così?”
Lui la guardò, mentre la sigaretta che teneva tra dita si consumava e la cenere volteggiando si sparse per l’aria.
“Non ho bisogno di altri amici….”.
“Io non voglio diventare una tua amica…..
Io sono la tua cattiva coscienza….la parte più nera della tua anima….e me ne andrò solo quando avrai vomitato fuori tutto quello che ti sta sullo stomaco...tutto quello che ti schiaccia …...”.
“Questo lo chiami sogno ….io lo trovo un incubo….”.
“Non ho ancora finito…”, Nigly aggiunse “...poi sarai libero di volare via...magari lontano da qui...lontano dall’atmosfera tossica che ti circonda….”.
Quella notte Lars non dormì per nulla.
Nemmeno dopo essere tornato a casa alle 4 di mattina sbronzo in compagnia di una tipa che aveva trovato in un locale e che l’aveva accompagnato a casa.
Mentre si preparava un caffè in cucina allo spuntare del sole, mentre sentiva qualcuno senza nome smaniare nel suo letto, ripensò a quello strano incontro, a quella tipa dallo strano nome che gli aveva promesso un sogno.
Ogni settimana Lars aveva un sogno usa e getta, ogni due mesi un amore per sempre usa e getta.
Le uniche cose che rimanevano immutabili erano le delusioni e i mal di testa post sbornia.
Non riusciva, come se su di lui qualcuno avesse lanciato una maledizione, a cambiare le cose, e così di riflesso cambiava la disposizione dei mobili di casa.
Ormai le battute si sprecavano tra gli amici.
“Hey Lars, non è che la prossima settimana a casa tua mi ritrovo a pisciare nel lavello invece che nel cesso?”, e la casa risuonava di risate.
Ma lui non se la prendeva nemmeno più.
Ma quel rivivere ogni santo giorno le stesse cose, come un maledetto Giorno della Marmotta era diventato un incubo senza fine.
Pensò alla promessa del “volare via lontano”.
“Via dove?”, si chiese, “I miei amici sono qui...la mia vita è qui...la mia ex moglie è qui….”.
Riflettè sull’ultima parte della frase e gli vennero le vertigini.
La sua ex moglie aveva già un’altra vita.
Senza di lui.
Era stato lui a darle il benservito nel mezzo di una vacanza sopra un’isola del Mediteranneo.
Dopo solo 8 mesi di matrimonio.
Lei era quasi schiantata, come se non si fosse mai accorta quale macigno lui si portasse dentro l’anima da anni.
Per lei tutto era a posto.
Per lui tutto era un inferno, del quale o riusciva a liberarsi, o ne sarebbe rimasto schiacciato.
Si era a poco a poco ripresa e aveva trovato qualcun’altro che le avrebbe dato quello che Lars non voleva o non poteva, e la sua vita era ritornata sui binari.
Lui era piombato in un vortice di libertà che l’aveva pressochè travolto.
Ora nessuno gli avrebbe più detto cosa poteva o non poteva fare, dove andare o meno e con chi.
Ogni donna una nuova terra da conquistare.
E ci era riuscito benissimo.
Per il suo letto ne erano transitate a decine, più o meno belle, poco attraenti….non importava...erano la storia di una notte, un’altra tacca sulla cintura, per continuare a sapere che attirare a sé le donne era sin troppo facile.
Poi la sbornia da libertà era finita, era rimasta solo quella dell’alcol bevuto….e quando tornava dal lavoro la casa era silenziosamente vuota.
E la solitudine era come un campo minato da cui stare lontano il più possibile.
Sentì il telefono squillare.
Erano le 6, chi poteva essere?
“Come va la sbornia?”.
Riconobbe la voce.
“Perchè è andata come ogni sera...vero bellezza?”.
“Che diavolo vuoi a quest’ora?
Come hai trovato il mio numero?”.
“Dio Santo sei proprio uno che si ferma sui particolari….
Parliamo di cose serie piuttosto.
Cosa hai deciso?”.
“Su cosa?”.
“La mia proposta….ricordi?
Il sogno...il vomitare….un’altra vita…”.
“Ti conosco da poco ma mi stai già molto sul cazzo….”.
“Perfetto...credo sia un bell’inizio.
Hai ancora qualche capacità di reazione ….e non solo per prendere a pugni qualcuno….”.
“Cosa….”.
“Senti piantiamola con le stronzate.
Butta fuori da casa quella puttana che hai dentro il letto , fatti una doccia un caffè e comincia a pensare che meriti di meglio di quella fottuta vita che ti sei ridotto a trascinarti dietro.
Ci vediamo questa sera a casa tua verso le 20…..”.
“Cosa?”.
“Sai cucinare?, gli chiese senza nemmeno ascoltarlo.
“Io..si…”.
“Allora prepara qualcosa di buono….sorprendimi …”.
“Hai qualche preferenza?”, le chiese ironico.
“Direi di no….digerisco anche i chiodi….che tu ti diverti a schiacciare…”.
Poi riagganciò.
Alle 20 spaccate Nigly si presentò a casa sua.
Lars aprì la porta .
Aveva una camicia bianco abbagliante, pantaloni neri, scarpe dello stesso colore lucidissime.
“O finita la cena presti servizio in un ristorante o questa cena a due è diventato un ricevimento all’ambasciata per come ti sei vestito…”, gli disse allungandogli una bottiglia di vino mentre oltrepassava la soglia.
Si guardò attorno.
Era la casa più singolare che aveva visto.
“Cazzo questo posto sembra uscito a metà tra Alice nel paese delle meraviglie e Lo hobbit…..”, lentamente girò su sé stessa per dare meglio un’occhiata all’ambiente.
Lui la guardò tra lo stranito e il divertito.
C’erano mensole e scaffali lungo le pareti .
Su alcune oggetti strani come un buddha di giada verde, candele colorate, bottiglie con all’interno polveri di vari colori che degradavano in un arcobaleno, o sabbia rosa, grigia o bianca, piccole conchiglie.
Libri dalle copertine sgargianti, un narghilè, qualche foto, e altri oggetti di rame.
Ma la cosa che colpiva di più erano le piante di varie dimensioni sparse per casa.
“Ti sei mai perso qua dentro?”, gli domandò ironica.
Lui non disse nulla.
“Ci starebbe bene una bella poltrona dorata con inbottitura di damasco rosso, così potresti appollaiarti lì quando vengono i tuoi amici a trovarti.
Mi sembri un tipo da giacche da camera….”.
Lo guardò.
Sembrava tra l’allarmato e lo stupito.
“Ah!”, esclamò Nigly e rise, “ tu ce l’hai una veste da camera…..”, fece due passi verso di lui, “ allora io ti procurerò il trono e tu ci appoggerai il tuo bel culo sopra e io mi inchinerò al Re Sole del 21esimo secolo….”, allungò la mano e facendo leva sul pollice diede con l’indice un piccolo colpo all’orecchino più grande lo fece oscillare.
Si tolse la giacca e la lanciò sopra un divano.
“Carini i sette nani in giardino...che sono sei..….ne hai steso a pugni uno?”.
“A calci….avevo appena litigato con la mia ex moglie e non ero di buon umore….”, afferrò la bottiglia.
“Non ti chiedo che fine ha fatto Biancaneve…..”.
“Qualcuno se l’è fottuta…”, rispose indispettito.
“Volevo ben dire….”.
Tutto era pedantemente ordinato.
Tutto era pulito.
Come se quella casa fosse riservata al solo uso del dormire e mangiare.
I libri sembravano seguire un ordine cromatico.
Nigly ne lesse alcuni titoli.
Erano saghe a lei sconosciute, autori e autrici di moda.
Quella che lei chiamava “letteratura da supermercato”, perché la trovavi negli scaffali delle novità nel reparto libri dei grandi magazzini.
“Ora capisco molte cose….”.
Si voltò a guardarlo.
Il rumore di una bottiglia stappata.
“Le tue stronzate romanticoidi, gli amori disperati e sofferenti...un mondo senza ingiustizie ……
Sei immerso sino al collo in questo mondo di fantasie che non dovrebbero più riguardare chi ha superato i 18 anni….”.
“Perchè credo in un mondo migliore?
Lo sapevo che eri una fascista del cazzo…”, la sua voce le arrivò da dietro le spalle.
Lei sorrise tra sé.
“E tu sei un comunista stronzo….…”, si girò e prese il calice di vino che gli porgeva, “..ma hai delle buone qualità….e sei buffo.
Dovresti essere un bastardo arrogante indigeribile e invece….sei simpatico...
E soprattutto spero tu non sia un tipo permaloso…..”, lo scrutò più da vicino , poi “...eccome se lo sei …”, sorseggiò un po' di vino, “Allora sarà divertente….”.
“Posso farti una domanda?”, chiese a Nigly.
“A stomaco vuoto?
Assolutamente no….e poi sento un’ottimo profumo venire da quella parte….”.
Si avvicinò ai fornelli e alzò il coperchio di una pentola.
Ne annusò il profumo.
“Chili….”, disse, “...piccante….”, lo guardò, “Sei da sposare…”.
“Già fatto”.
“Allora possiamo mettere una croce sulla prima voce della lista di cose da non fare”.
“La seconda quale sarebbe?”.
“Scopati una puttana ma non innamorartene mai, è come cercare di addomesticare un cobra.
Prima o poi ti becchi un morso e anche se non crepi stai molto, molto male...e quello continua a fare il cazzo che gli pare…”.
“Si può sapere perché hai scatenato un tale vespaio accettando di celebrare un matrimonio che sarebbe esploso da lì a poco?”, si mise in bocca un po' di carne e riso.
“Perchè è quello che lei, i suoi ...tutti si aspettavano da me…”.
“A quanto pare tu non ti aspetti molto da te stesso… e pare che il tuo parere non conti molto…”.
Non disse nulla mentre guardava dentro il tuo bicchiere,poi:
“Perchè io Nigly?”, alzò lo sguardo .
“Perchè non è giusto”.
Lei fece una pausa.
“Perchè hai tutto per essere felice e fai di tutto per non esserlo”.
Lars non sapeva che dire.
“Perchè ti sei conciato così, per una cena tra quasi due estranei?”.
“Perchè io mi ...concio sempre così..”, infilò un pezzo di carne nella forchetta indispettito.
“Perchè?”, Nigly alzò la voce e battè una mano sul tavolo.
La sua forchetta sobbalzò sul piatto con un tintinnio.
“Perchè io sono così”, scandì ogni singola sillaba.
“Non pigliarmi in giro.
La gente non passa metà della sua vita a combinare i colori dei capelli con quello delle scarpe.
La gente non passa 3 pomeriggi a settimana a cambiare la disposizione dei mobili…”, si guardò attorno, “due giorni fa avremmo cenato qui o nell’altra stanza?”.
“Là in fondo…”, indicò con la testa l’angolo del salotto vicino all’entrata nel corridoio.
Nigly scosse la testa sorridendo.
“Ti rendi conto di essere un fottuto nevrotico?”, gli puntò contro la forchetta, “Un-fottu-to ne-vro-ti-co.
Dicono che scopare allenti l’ansia, rilassi i nervi...ma a quanto pare con te non funziona…”.
“E con te?
Funziona?”.
“Non sai quanto…”, rispose Nigly mentre masticava un boccone, “ma io devo usare una marca migliore della tua…”.
Lars abbassò lo sguardo verso il piatto per nascondere un mezzo sorriso.
“L’ultima non era male….”.
“E anche la penultima e la terzultima e tutte quelle degli ultimi 2 anni….
Dovrei cospargere di benzina e dar fuoco a quei libri del cazzo ….
Nemmeno Bukowsky mette insieme pompini fatti da dio e l’amore eterno…”, buttò giù un sorso di vino, “Perchè è un ossimoro bellezza…”.
Lars la guardava.
“Significa che è una contraddizione ….non esiste”.
“Il tuo sogno sta diventando un incubo Nigly….”.
“Perchè la realtà fa schifo?”, si accese una sigaretta.
“Un tipo…”.
“Non mi sembri la persona più serena di questa terra, per cui immagino che tu ne abbia avuto un leggero sospetto….”.
“Da dove vieni?”.
“Da nessun posto e da tutti”.
“Quanti anni hai?”.
“Quasi 32….”.
“Cosa fai ?”.
“Vivo...e ti assicuro che non è da tutti.
La maggior parte della gente esiste soltanto”, buttò fuori il fumo dalla bocca, “...e soccorro i casi disperati...
Hai finito di fare domande ...Ben?”.
Nigly si alzò dalla sedia.
“Mi piace questa piccola casa tra i boschi…”, si guardò attorno, “ma alza la qualità delle tue letture.
Non leggerei uno di quei libri nemmeno mentre sto aspettando il mio turno dal dentista o sopra un isola deserta.
Preferirei l’etichetta di un vasetto di marmellata
Sei intelligente e hai una vorace voglia di conoscere.
Quella roba che mastichi ti fa solo confondere ancora di più e accumulare idee balorde e irrealizzabili.
Cerca qualcosa che ti faccia capire quello che davvero vuoi fare nella vita”.
Schiacciò il mozzicone nel portacenere.
“Ci vediamo presto ..mi farò viva io…”.
Lui la guardò con aria interrogativa.
“Che c’è?”, chiese Nigly, “Pensavi sarebbe finita in maniera diversa la serata?”
Si infilò la giacca.
“Mi spiace se sei rimasto deluso...ma sono solo le 22:30 e la notte è ancora lunga per te ….”.
Si infilò il cappotto.
“Ti porterò un’altra Biancaneve, così dopo un’altra serata come questa potrai abbracciartela e sentirti meno solo….ma mettile una catena al collo o farà la fine dell’altra...”
Si diresse verso la porta l’aprì e ci sparì dietro.
Poi il rumore di un’auto che partiva.
Nigly alzò gli il viso e guardò la scritta in neon fucsia sopra l’entrata:
Talamasca.
“Esotico….”, pensò, poi ne oltrepassò la soglia.
La prima impressione fu la sensazione di essere catapultata dentro uno di quei locali alla Blade Runner.
Serpenti di neon multicolori si intrecciavano sulle pareti e il soffitto, creando strani giochi di luce.
Tavolini tondi di plexiglas trasparente erano sparpagliati in giro, corredati da poltroncine in stile inizio anni ‘70, Arancia Meccanica.
Il bancone dello stesso materiale dei tavoli correva lungo tutto il lato più lungo del locale.
Dietro scaffalature su cui erano sistemate bottiglie dalle forme più strane con liquidi dai colori più disparati che andavano dall’azzurro, al verde, al giallo, al rosso che degradava nel rosa.
In piedi a servire la clientela tre individui che sembravano usciti dalle pagine di un manga giapponese.
Due ragazze, sembravano gemelle, nonostante una fosse bionda e l’altra mora.
Alte e dinoccolate, indossavano camice tanto bianche da sembrare fosforescenti che lasciavano intravvedere corpetti neri, gonne minuscole scozzesi rosse.
Avevano lunghe calze nere che arrivavano sopra il ginocchio, scarpe con le zeppe che le faceva sembrare delle gru vestite da clown e codini arrotolati sopra la testa.
A quella che aveva portato un calice ad un cliente seduto, Nigly notò che un tatuaggio gli arrivava dalla scollatura al collo e un altro era arrotolato sull’avambraccio.
L’altra aveva un orecchino al naso e qualche piercing sulla faccia.
Il terzo personaggio del gruppo era Lars.
Camicia nera con le maniche arrotolate che lasciavano intravvedere una sfilza di tatuaggi e la chincaglieria che brillava ai lobi, come il sorriso che stava riservando a una tipa seduta davanti a lui con strani capelli sull’azzurognolo-verde acqua, scarpe con i tacchi rosse e un abito dello stesso colore.
Rimase a distanza , un po' nell’ombra per osservarlo.
Non c’era nient’altro da dire che pareva perfettamente a suo agio come un pesce dentro al mare.
Ma nel mare ci puoi anche affogare se bevi troppa acqua.
Le tipa si alzò per raggiungere i suoi amici.
Lui guardò verso la direzione di Nigly e lei si voltò leggermente per nascondersi.
Poi:
“Cosa posso portarti?”.
Lei roteò lo sgabello mentre si alzava gli occhiali leggermente scuri.
Vide il suo sorriso spegnersi.
“Che cazzo ci fai qui?”, le domandò sgarbatamente.
“E’ così che trattate le clienti qua dentro?”.
“Tu non sei una cliente sei una stalker”.
Lei sgranò gli occhi fintamente offesa.
“Moi?
Quella che è venuta a tenderti una mano per farti risalire dal baratro?”.
“O per farmici precipitare definitivamente”.
“Io che voglio salvare la tua anima?”.
“La mia anima stava benissimo anche prima che ti incontrassi….”.
“Allora perché stavi cercando in tutte le maniere di affogarla in un mare di alcol?”.
Nigly si guardo attorno.
“Hey ti sei sistemato bene...del resto non ti ci vedrei a fare il cassiere in un supermercato …”.
“Stavo pensando di diventare socio del proprietario”.
Nigly scoppiò a ridere.
“Un tossico di zucchero dentro una pasticceria si farebbe meno danni di te qua dentro….”, si accese una sigaretta, “tu dovresti scappare a gambe filate da questo buco malsano…”.
“Ci avevo pensato quando mio padrè morì ma…”.
“Ma Lucignolo e il paese dei balocchi sono troppo attraenti per Pinocchio non è così?”.
Cadde il silenzio, poi:
“Che cosa ti devo portare?”, le chiese serio
“Niente che assomigli a quei beveroni color detersivo per la lavatrice….”.
“Davvero non ti manca la classe….”.
“Sarà perché ultimamente frequento gente di alto livello .….”, e gli sorrise
“Allora?”, lui non sorrideva.
“Ce l’avete una birra onesta ?”, domandò.
“Si, abbiamo anche le birre ...oneste” e la guardò, rimanendo fermo dov’era.
“Allora portamela bellezza, o devo scavalcare il bancone per venire a spinarmela io?”.
Dopo poco arrivò con un bicchiere alto color smeraldo di forma quadrata.
Lei guardò il bicchiere e poi lui.
“Portami una cannuccia o dovrò aspettare che mi venga un ictus, e mi si storca la bocca per poterla bere”.
Lui non sapeva se prenderla sul serio o meno.
“Non sto scherzando”.
Se ne andò e ritornò con una cannuccia avvolta a spirale, fucsia.
“Mi stai pigliando per il culo?”.
Lui sorrise.
“Abbiamo solo queste, ma se vuoi all’angolo c’è un bar in cui la birra te la versano direttamente in bocca …”.
“E tu ne sai qualcosa scommetto…”.
Riuscì a buttarne giù un sorso.
“Quella specie di semaforo con i tacchi ti ha dato il via e sei ancora allo stop?”, gli chiese.
“Di che parli?”, le chiese Lars.
“Di quella per la quale ti stavi slogando la mandibola in sorrisi poco fa…”.
“Vuoi unirti?”.
“Le cose da circo non mi interessano”, accese una sigaretta.
“Allora provvederò a infilarti come unica presenza tra i miei impegni….”.
“Non sono interessata”.
Un lampo di delusione gli attraversò lo sguardo.
“Se pensi che il tuo fascino sia stato messo in dubbio , rilassati , sei un articolo che merita...e non passi inosservato ,ma non è quello che cerco…”.
“Beh anche tu non passi inosservata…”.
Nigly fissò la punta della sigaretta rossa e arroventata.
“Si lo so ...e ci metto meno di 20 secondi a scegliere cosa mettermi addosso….”, osservò la schiera di bottiglie alle spalle di Lars, “ma mi piace essere tra quelli che passano tra le gocce di pioggia, nella totale indifferenza della gente...lo so tu non lo capisci, ma l’anonimato è la più totale forma di libertà, ti permette di fare tutto…..anche ammazzare qualcuno e passarla liscia….”.
“E tu l’hai fatto?”.
“Può darsi….ma di sicuro non lo andrei a dire”.
Nigly finì la birra poi si alzò dallo sgabello.
“Hai ragione mi piace che la gente mi noti, mi guardi…”, disse Lars.
“E’ per questo che ogni due mesi trovi un nuovo modo astruso di travestirti ...commediante?”, lo fissò, “La tua autostima deve essere da tanto di quel tempo seppellita da qualche parte che ritrovarla per te sarebbe un’impresa colossale….”
Si sistemò il colletto della giacca.
“Vedremo di procurarci una mappa e una bella pala per riportarla in superficie …”, accennò un sorriso, “…..buonanotte ….”.
E uscì dal locale.
Nigly non si fece sentire per giorni.
Lars l’incontrò per caso , seduta al bar della piazza principale.
Ordinò qualcosa poi si sedette allo stesso tavolino.
“Dove sei stata?”.
“Senti già la mancanza di qualcuno che ti sta molto sul cazzo?”, gli chiese mentre si accendeva una sigaretta.
“Può darsi”.
“Non avevo niente da dirti bellezza...e non hai bisogno di me per farti passare le giornate ...e le serate…”.
”Ti ho pensato…”.
“Uuuuh brutto segno….”, una voluta di fumo le uscì dalla bocca, “sento l’odore di romanticismo arrivare sino a qui…”.
“Non ti ho detto che mi sono innamorato di te…”.
“E non lo fare…”, scrollò la sigaretta, “….lo fanno tutti ….”, sembrava rassegnata mentre beveva un po' dal suo bicchiere, “...pare che non ci niente di più attraente di una donna che si fa i cazzi suoi e non pretende nulla dagli uomini…”.
Lars si accese una sigaretta.
“Hai mai detto, ti amo, a qualcuno?”.
“Decine di volte...e ognuna aveva importanza per me…
Ma non voglio che nessuno lo dica a me”.
Lo guardò:
“Non ho mai sentito il bisogno di essere amata da qualcuno.
Amare qualcuno mi fa sentire viva.
Essere amati è come avere una catena al collo, amare è sentirsi liberi come un uccello che vola nel cielo”.
“Perchè non ti sei fatta sentire?”.
“Te l’ho detto, non avevo nulla da dirti…”, guardò distratta una tipa che portava al guinzaglio un cane bianco riccioluto.
“Non ci credo”.
“Ok”.
Per un paio di minuti nessuno parlò.
“Che hai fatto nell’ultima settimana?”, gli chiese.
Lars non disse nulla.
“Ora lo sai perché non avevo niente da dirti….”, schiacciò il mozzicone sotto la suola dello stivale.
“Tu vuoi che cambio la mia vita perché me lo chiede una sconosciuta?”, cominciava a irritarsi.
Lei si protese in avanti e gli piantò gli occhi nei suoi.
Lui istintivamente tirò indietro la testa di un paio di cm.
“Voglio che la cambi per te ...stronzo….
Ho più rispetto io di te che tu di te stesso…”.
Non gli tolse gli occhi d’addosso.
“E ti farò sputare fuori tutta la merda che hai dentro il corpo...ti farò guardare negli occhi tutta la fottuta realtà che cerchi di evitare da 30 anni….”.
Si alzò dalla sedia e terminò la sua bibita.
“Ah ho saputo che ti era venuta la geniale idea di andartene all’altro mondo.
Risparmiati le uscite ad effetto.
Alla gente non frega un cazzo di niente e di nessuno, e tu dopo un mese non saresti nemmeno un post scriptum nei loro pensieri…
Nemmeno in quello di tua madre.
Costruisci qualcosa di buono e sarai ricordato anche dopo che sarai schiattato”.
Poi estrasse dalla tasca un piccolo libricino di poche pagine rilegato.
Era “Elogio all’ozio”.
“Leggilo e traine qualche conclusione o sfrutta la tua passione per i traslochi per procurarti un lavoro da facchino e fare un po' di soldi…
Sarebbe comunque più salutare del passare le serate in un bar ...anche se di classe..”.
Domenica pomeriggio.
Le 17:00 più o meno.
Nigly stava parcheggiando l' auto in un piccolo piazzale rotondo attorno al quale si trovavano un paio di negozi.
Scese dall' auto e sentì una voce alle sue spalle:
"Hey!".
Era Lars.
Lo vide venire verso di lei.
" Che ci fai qui?",le chiese.
Lei gli mostrò il pacchetto di sigarette vuoto.
"Tu?".
" Idem".
Entrarono in una tabaccheria e ne uscirono 2 minuti dopo.
"Che aveva quella tipa là dentro?
Non credo che quelle smorfie e mossette fossero per me...".
Lui alzò le spalle.
" È una stile " amore per sempre", o" scopata mordi e fuggi"?".
"La seconda che hai detto".
" Ma sei senza pietà, non se ne salva una..".
"Tu si".
" Io sono io e non centro un cazzo col genere femminile..".
"Hai fatto bene a dirmelo.
Ne ho combinate di cazzate, ma non mi sono mai ritrovato nel letto l’uccello di un uomo, per quanto fossi in baldoria da 24h...".
" Mai dire mai... "
"Mi spiace , ma non ho mai preso in considerazione la cosa….le palpate di culo le preferisco fatte dalle donne….”.
"Anche quelle delle signore attempate?”, Nigly scoppiò a ridere.
“Ma che cazzo….”, esclamò Lars.
“Le notizie volano in fretta…..”, si accese una sigaretta, “Il senso della vergogna diminuisce con l’aumentare dell’età delle donne….”.
“Beh nel tuo caso ti avverto che non mi farebbe schifo….”, anche lui ne accese una.
“Anche tu sei senza vergogna….”.
Lui rise.
“E a te piacerebbe farlo…..”.
“A me piacerebbe fare molto di più….ma non ho intenzione di rimanere incastrata con uno come te….”.
“E cosa sarebbe ‘uno come me’?”.
“Uno che esiste solo dentro un libro….un film….o in un quadro del Louvre…”.
“Ed è un difetto?”.
“Magari lo fosse….
Comunque ...lo terrò presente e forse un giorno ne aprofittero'.....parlo del bonus ?tastata di culo’…..”.
Lars sorrise divertito.
Per ritornare al discorso genere femminile…. io appartengo a quelli" a cui funziona la testa"...è un club esclusivo e devi passare esami selettivi per poter essere ammesso...".
"Puzza di noia e prevedibilità...".
" Può darsi ....ma è grazie a quelli come me che la baracca ritorna in piedi dopo che quelli come te l' hanno tirata giù .
Grazie ai polverosi, prevedibili esseri umani con la testa sopra le spalle..."
"Tu saresti un essere umano?", scrollò la cenere della sigaretta.
" Così dicono...ma che non si sappia in giro..."
"Come se l' avessi detto a tuo fratello…".
"Se tu fossi mio fratello ti terrei rinchiuso in una gabbia e uscite al guinzaglio.
Per limitare i danni...a te stesso.
Da dove vieni?" gli chiese Nigly.
"Ho pranzato da mia madre".
" Ah...".
"Cosa?".
" Ah, e basta".
"Fai schifo a dire le palle…", osservò Lars.
"Questo perché ogni cellula del mio corpo trasuda onestà e sincerità...".
" È stronzaggine oltre il livello di guardia come tutti i sinceri che dicono che lo fanno per il tuo bene...", buttò a terra il mozzicone dopo l' ultima boccata.
"Si, hai ragione..."
"Allora?".
" Allora che? ".
" Ti ho detto una banalità e l' hai presa come se avessi detto che un insetto ti si era posato sopra la testa".
"Hai cambiato madre?".
Lui la guardo' stranito.
" Cosa...ma che cazzo stai dicendo?".
"Correggimi se sbaglio, tua madre è la stessa persona che un bel giorno , in vena di sincerità, come tu hai ricordato tipica degli stronzi, ti ha detto che sei stato solo una pezza in un matrimonio ormai a brandelli?".
Fu come se un calabrone l' avesse punto sulla carne viva.
Non c' era più malinconia dentro quegli occhi nerissimi solo odio puro.
" L’ho sentito dire a qualcuno….”.
Continuò a guardarla.
“Chi?”.
“Hey bellezza si dice il peccato non il peccatore dalle mie parti….
Quello è stato il primo gradino per una discesa verso l' inferno...da lì è iniziato tutto …”.
Lui girò leggermente la testa guardando un punto lontano.
Nigly gli prese il mento con le dita e lo girò verso di lei.
“Vero?”.
Lui gli afferrò il polso.
“Non farlo più….”.
“Cosa?
Metterti di fronte alla realtà?”.
Lei cercò di svincolare il polso, ma non ci riuscì.
La stretta si attenuò e Nigly senti un brivido scuoterle i nervi nel sentire la sua pelle a contatto con la sua.
“Lasciami Lars...per favore…”.
Lui lasciò cadere il braccio come ad arrendersi.
“Mi spiace Nigly….”
“Smettila di fuggire... “, esclamò alzando una mano e accarezzandogli una guancia.
“Non sto fuggendo…”.
Lui socchiuse gli occhi.
“Ok….”
" È una faccenda vecchia, e tutti possono dire una frase sbagliata..."
"Non è stata una frase sbagliata..”.
Lei tolse la mano.
“Una frase sbagliata è dire a qualcuno che ha una pettinatura ridicola. ."
"Questa ancora me l' hai risparmiata…", lui accennò quasi un sorriso disperato.
" Solo perché da qualche mese a questa parte ti sei dato una regolata..", puntualizzò," quello è stato uno scarica barile in piena regola.
Lo sai come funziona?
Ho un peso sullo stomaco... Devo trovare qualcuno a cui rifilarlo...poi sono cazzi suoi.
E tu ti sei ritrovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato...con la persona sbagliata..."
"Tu mi odi...o non mi faresti questo..."
"Io odio lei chi ti ha fatto questo ….e chissà che altro...", Nigly sorrise debolmente," te l' ho detto che io mi sento viva ad amare..."
"Quindi tu mi ameresti?"
"Se non fosse così perché starei a farti sputare lacrime e sangue?".
" Perché sei una stronza e una sadica, e mi vengono i brividi ogni volta che parlo con te...perché non so che cazzo mi riserverai..".
"C' è una canzone che dice:
Ho bisogno di qualcosa di più forte...per sentirmi vivo.
È per questo che ti piace camminare nel mio campo minato...", gli sorrise ," Se arrivi dall' altra parte intero sei sano e salvo..."
"Salvo forse...sano non lo so...".
" Fidati di me.
Non potrei mai lasciarti saltare per aria".
“Sono la tua prima...vittima?”.
Nigly alzo la mano facendo il segno della vittoria.
“Il secondo”.
“E com’è finito l’altro?”.
“Di recente mi hanno detto che si è ficcato la canna di una pistola in bocca e ha spalmato i muri di casa sua di materia cerebrale….”.
Nigly vide Lars fissarla
Scoppiò a ridere.
“Rilassati bellezza...Sta benissimo.
Sposato , 2 figli….”
“Stavate insieme?”.
“E’ capitato…..”.
“Poi?”.
“Lui voleva sposarsi...io no…
Lui voleva figli...io no…
Lui voleva mettere radici….io sono una vagabonda…”.
“Non ti senti mai sola?”.
“Dammi un libro e un pezzo di pane e ho tutto quello che mi serve…”.
“Sul serio, che cosa fai per vivere?”.
“Organizzo...cose, poi le porto a termine….ma non chiedermi altro..”.
“Ti piace?”.
“Si, il tipo che mi ha insegnato il mestiere ha detto che quando mi ha visto ha capito che ero la persona giusta….e non l’ho deluso…..
Un giorno ti racconterò di più...ora non mi va…”.
“Perchè fai...quello che fai?”.
“Perchè mi va….forse per scaricarmi una coscienza pesante e restituire qualcosa a qualcun’altro…
Ora basta domande…”, gli disse accennando un sorriso, “Andiamo a prenderci qualcosa, le confidenze mi fanno venire sete….”.
Lars fece un incubo orribile quella notte.
Sognò che qualcuno, una specie di gigante, da una collina facesse rotolare dei barili per fargli la pelle e lui doveva evitarli.
Gli sembrava di essere dentro una puntata dell’anime “L’attacco dei giganti”, e quel gigante aveva le fattezze di sua madre.
Si svegliò di soprassalto.
Andò in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.
Si appoggiò sul ripiano di legno e guardò fuori dalla finestra nel giardino.
C’era la luna piena che spandeva una luce imponente sulla terra.
Vide le sagome dei nani di gesso e anche di Biancaneve.
Gli era arrivata in un pacco con un biglietto anonimo :
“Lei non ti abbandonerà mai, non ti deluderà mai.
Sei l’unico per lei...per sempre.
Trattala bene”.
Aveva sorriso nel leggerlo.
I raggi della luna trafiggevano la finestra per entrare in casa e illuminarne alcune parti.
Prese in mano “Elogio all’ozio “ che era sul tavolo.
Improvvisamente quel suo girare, percorrere a lunghi passi le stanze di casa , come faceva di solito, gli sembrò una stupida perdita di tempo .
“Fermati”, le aveva detto Nigly, “non ha alcun senso sprecare le energie se non sai dove andare...se non hai una meta.
E’ meglio stare fermo e cominciare a capire”.
Capire.
Che bella parola.
Basterebbe capire.
Ma come?
Cosa?
“Quello che vuoi davvero”, le aveva detto.
“Voglio un po' di pace….voglio poter respirare senza sentirmi soffocare….voglio svegliarmi alla mattina pensando che la giornata mi darà qualcosa...che non sia la noia o la disperazione...”.
Poi ricordò le parole della canzone che gli aveva fatto ascoltare :
“ a volte guardo ma non vedo più
niente più niente più
e a volte ascolto ma non sento più
niente più niente più
E grido dove dove si deve andare , cosa si deve fare….”.
“Prima con lei tutto era ordinato...chiaro…”, si riferiva alla sua ex moglie, “ lei sapeva sempre cosa fare...cosa dovevo fare…”, si passò una mano tra i capelli, “mi ha restituito una vita ...ma era una vita a metà….era come avere un lunghissimo guinzaglio.
Mi dava l’illusione di essere libero, poi improvvisamente lo sentivo tirare e non potevo andare oltre…”.
Fece una pausa.
“Mi mancava poter condividere quello che leggevo, quello che ascoltavo…scrivevo.
Era fantastica nel rispettare le scadenze, organizzare le vacanze, ma tutto il resto per lei era una perdita di tempo...erano sciocchezze…”.
“Lo capisco…”, gli disse Nigly.
“E così le cose andavano sempre peggio, ma nessuno dei due voleva affrontare i problemi...e si è aperto un baratro….”.
“Perchè non le hai parlato...spiegato?”.
“Non lo so...credo perché pensavo sarebbe stato inutile...non avrebbe capito...e così finivo per stordirmi e non pensarci…”.
“E le cose non si sono messe a posto da sole….”.
Disse di no con la testa.
Lars fissò il fondo del bicchiere che aveva in mano.
“No...non si sono sistemate….”, ripetè sottovoce a sé stesso.
Ma ormai era tardi, non c’era più niente da fare.
Era orribile convivere con la sensazione di essere parte in causa del mondo che ti è crollato addosso.
Il giorno prima aveva detto a Nigly che amici suoi l’avevano visto con lei e chiedevano chi fosse.
“Digli che non sono cazzi loro”, aveva risposto seccata, “non voglio avere niente a che fare con quei balordi che come delle zavorre ti stanno tirando giù…”, poi lo guardò.
“Stai parlando dei miei amici…”, ribattè infastidito.
“Allora cambiali”, e gli buttò in faccia il fumo della sigaretta, “ gli amici sono come i vestiti, ogni 10 anni devi svuotare gli armadi e farti un guardaroba nuovo, o rischi di uscire con addosso l’odore di muffa…poi ti si attacca alla pelle e non te ne liberi più…
E loro sono come la muffa ti stanno divorando un po' alla volta….”.
Aprì il libricino che gli aveva data Nigly.
Ne lesse una frase:
“Finchè eccoli a quarantanni con un’attenzione spenta, la mente vuota di argomenti, di divertimento, senza un pensiero da attaccare ad un altro….”.
Buttò giù un sorso d’acqua fresca.
Improvvisamente sentiva la testa, il corpo caldo come se avesse la febbre.
Era così che si sentiva, come nelle parole di Stevenson e aveva solo 33 anni.
Eppure , a parte Nigly, la gente che aveva attorno era esattamente come lui.
E non sembrava triste o insoddisfatta….quando era sobria.
“Puoi cercare di affogare i tuoi casini...le tue pene nell’alcol Lars, “ aveva sentenziato Nigly, “...tanto loro sanno nuotare benissimo….e l’unico che ci lascerà la pelle sarai tu….”.
La solita guastafeste.
“Hai mai pensato a una cosa quando te ne stai nel tuo bel locale galattico in cui lavori?
Che l’unica cosa che rende diversi i tuoi clienti da quelli dello squallido bar all’angolo non sono i vestiti, i soldi...la classe…
E’ semplicemente l’età…
La tua gioventù dorata senza nemmeno rendersene conto sta lentamente scivolando dal tuo pub trendy a quello squallido locale all’angolo.
I tavolini di plexiglass saranno sostuiti da quelli di metallo un po' arruginito...le loro belle facce diventeranno gonfie e invecchiate prima del tempo come quelli che vedi seduti a fissare una tv per ore con un bicchiere pieno di vino da discount davanti a loro…
E’ quello che vuoi?
Davvero hai una considerazione talmente bassa di te stesso da non voler nient’altro dalla vita?
Il tempo non ci aspetta, e se pensi che qualcuno faccia scomparire con un colpo di bacchetta i tuoi problemi, non hai capito un cazzo dalla vita.
O la vita te la costruisci tu , come la vuoi, come ti piace, o nessuno te ne porterà una impacchettata e pronta.
Per cui vedi di svegliarti una volta per tutte e piantala di autocommiserarti, di pensare che c’è una maledizione che ti insegue, perché l’unico nemico di te stesso sei tu.
O vi affrontate davvero o lascia perdere e lasciati morire…
Vuol dire che non hai né la pelle né il fegato per vivere su questa terra.
Anche questa è comunque una scelta.
Ma la cosa peggiore è l’immobilità e il piangersi addosso o continuare ad avvolgersi nei casini in cui sei immerso”.
Strinse con forza il bicchiere e lo lanciò contro il muro.
Un’esplosione di schegge brillanti si sparsero per tutta la cucina, mentre la luna stava lasciando il posto ad un sole nascente.