Agur

scritto da Salvatore 2023
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Autore del testo Salvatore 2023

Testo: Agur
di Salvatore 2023

AGUR, L’UOMO CHE HA CAPITO DI NON CAPIRE

Nel buongiorno di oggi, un insegnamento ci giunge direttamente dalla Bibbia e ci parla dell’essenzialità del pensiero.

Ci dice che ci sono uomini che arrivano alla parola dopo aver consumato il silenzio.
Non parlano per insegnare, ma perché tacere oltre sarebbe disonesto.

Agur è uno di questi.
Non si sa da dove sia venuto davvero.
Forse dal deserto, forse da una terra di passaggio, dove gli uomini non mettono radici ma imparano a osservare.

Si sa però che quando parla non ha fretta, e quando apre bocca lo fa come chi depone un peso.
Agur non parla a tutti: si ferma davanti a pochi uomini, forse amici, forse semplici ascoltatori.
Non cerca autorità. Non alza la voce.
Dice subito ciò che altri nascondono per tutta la vita, dice: ho capito di non capire.
Ho guardato il mondo, ho guardato me stesso, ho provato a misurare Dio, e ho fallito.
Sono più ignorante di chiunque altro, e la conoscenza del Santo non la possiedo.

Poi alza gli occhi, non per sfidare il cielo, ma per riconoscerne la distanza.
Chi è mai salito lassù e poi tornato?
Chi ha preso il vento tra le mani senza perderlo?
Chi ha avvolto le acque come si avvolge un mantello?
Chi ha fissato i confini della terra perché non si sbriciolasse?

Agur non aspetta risposta.
Le domande servono a segnare il limite, non a superarlo.
L’uomo che non conosce il proprio confine comincia già a mentire.

Per questo Agur dice una cosa sola, netta, senza ornamenti:
ogni parola di Dio è stata passata nel fuoco.
È pura, è provata, è sufficiente.
Non aggiungere nulla.
Chi aggiunge lo fa per paura.
Chi toglie lo fa per superbia.
La fede vera custodisce, non corregge.

Poi Agur smette di parlare di Dio e comincia a pregare.
Ed è qui che si scopre quanto è distante dai religiosi rumorosi.
Non chiede visioni.
Non chiede potere.
Non chiede nemmeno sapienza.
Chiede di essere liberato dalla menzogna.
E chiede una vita che non lo tradisca.

Non darmi né troppo né troppo poco.
Non rendermi così ricco da dimenticarti,
né così povero da maledirti.
Dammi il pane necessario. Solo quello.

Agur ha capito che l’anima si perde più spesso per eccesso che per mancanza.
La misura è una forma alta di fedeltà.

Poi tace ancora, e osserva il mondo come fanno gli uomini sobri.
Guarda la fame che non dice mai basta, la terra che ingoia senza saziarsi, il fuoco che consuma tutto ciò che tocca.
E capisce che l’insaziabilità è una legge crudele, ma reale.

Alza di nuovo lo sguardo e indica quattro vie che non riesce a spiegare:
l’aquila che taglia il cielo senza lasciare traccia,
il serpente che scivola sulla roccia senza rumore,
la nave che attraversa il mare e non lo ferisce,
l’uomo e la donna che si cercano senza capirsi del tutto.

Agur non analizza.
Rispetta.
Ci sono misteri che si possono solo guardare senza violarli.

Poi abbassa lo sguardo, verso la terra, e sorride appena.
Indica le creature che nessuno ammira:
le formiche, piccole e previdenti;
i conigli di roccia, fragili ma sapienti nel rifugio;
le locuste, senza re ma capaci di avanzare insieme;
il geco, che con mani leggere entra persino nei palazzi dei re.

La forza non sta nella grandezza.
Sta nel sapere dove stare.

Alla fine Agur non chiude con una benedizione.
Chiude con un gesto.

Se ti sei innalzato troppo,
se hai parlato oltre il necessario,
se ti sei creduto più grande di ciò che sei…
metti la mano sulla bocca.

E taci.

Perché la sapienza, quando è vera,
non ha bisogno dell’ultima parola.

Agur testo di Salvatore 2023
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