Cinque minuti. Le Ferrovie Dello Stato non si scusano per il disagio se il ritardo è di soli cinque minuti. Di gente a disagio però io ne vedo parecchia. Ovunque. Un flusso di disagio continua a trascinarmi in basso e così mi sento a disagio come tutte queste persone a disagio che urlano al cielo il loro disagio perché se non manifesti apertamente il tuo disagio allora probabilmente non hai problemi nella vita, ma se credi che nella tua vita tutto vada a gonfie vele non puoi fare a meno di sentirti a disagio per gli altri. Disagio, disagio, catene labirintiche di disagio, link verso disagiati e avatar di disagio per coprirsi il volto.
Salgo sui cinque minuti di disagio e come Jamie Foxx in Collateral valuto la possibilità di un'isola, il treno intanto parte e io mi siedo, cerco di leggere Houellebecq. Due tizie di mezza età, nel senso che probabilmente hanno sprecato a voler essere ottimistici ben metà della loro vita, si siedono nei miei paraggi e colloquiano con un tono di voce che oscilla tra il forte ed il moltoforte. Non riesco a concentrarmi. Lettere sconnesse si sovrappongono, devo tornare indietro, rileggere continuamente. Un cazzo di continuo ed evitabile rewind sfruttando i pochi momenti di silenzio. Compio una panoramica orizzontale con la testa e guardo male le due tizie, che non sembrano fare caso al loro tono di voce evidentemente troppo forte con il quale stanno conversando. Conversando su cosa poi? Mio marito non ama viaggiare, mio marito non prende l'aereo, mio marito non mette la sciarpa rosa che gli ho regalato (non posso biasimarlo!), mio marito ultimamente dorme 36 minuti e 32 secondi meno del solito. Tuo marito sarà vedovo fra meno di cinque minuti se la cosa continua, salcazzo. Treno, rotaie, urla, marito, sciarpa, viaggi viaggi viaggi, aereo, devo caricare la lavatrice, hai visto X factor? Chiudo il libro lo ripongo nello zaino e tiro fuori dalla tasca il mio coltellino a serramanico. Mi avvicino con impeto alla donna e con altrettanto impeto la pugnalo dieci venti trenta volte e il sangue schizza ovunque e la sua amica emette un urlo gargantuesco e io rido cazzo rido e vorrei uccidere anche l'amica se non fosse che tanto ora non ha più nessuno con cui mettersi ad urlare e a turbare la mia intimità sì la mia intimità e il mio bisogno di silenzio religioso per poter leggere. Devo andare a lavarmi le mani. Tutto intorno la gente fotografa e riprende coi suoi cellulari e io stasera sarò la star di youtube, duecentocinquamila visualizzazioni del video voto ***** commenti del tipo guarda come se la ride è proprio andato certo che però la tizia è proprio brutta forse ha fatto bene a massacrarla. Devo andare a lavarmi le mani, sul serio, non posso riaprire il libro con le mani inzuppate di sangue.
Scendo dal treno e torno ad essere Jaime Foxx ma il taxi si chiama Torino ed evidentemente non si vede Tom Cruise all'orizzonte né tantomeno dei coyote che attraversano la strada ma io vorrei ribaltarmi lo stesso col taxi. Vorrei guardare un animale negli occhi e sentirmi come lui, finalmente vivo finalmente sprezzante finalmente capace di sottrarmi alla comunicazione. Piovono i bit, ma che bello guarda l'informazione si ingigantisce, tutti possono finalmente Esprimersi! Ma per chi? Per chi cazzo ci Esprimiamo davvero? Per noi stessi? E allora a cosa servono questi nubifragi frastornanti di bit, pacchetti dati, server. Non basterebbe un cazzo di bloc notes? Fate qualche puntura di valium alla rete e fatela anche a me. Per chi scriviamo se non per quella dozzina di persone che vuole leggerci per Davvero? Non per farci ma per farsi piacere, perché sono interessate davvero a questo continuo vomitare lettere dopo lettere e non per il feedback il trackback e il commento, per il rimbalzo il link la citazione l'inserimento nel Blogroll. Patetici. Le persone che ti leggono davvero non sono mai più di dodici. Dodici persone che potresti tranquillamente sentire via mail senza scomodare template, piattaforme e editor di testo. Senza cazzo di contatori Shinystats da controllare, ansie da prestazione, culi da leccare, “ma cazzo questo lo posto chissà se qualcuno lo legge e lo commenta”. Chissà se dopo qualcuno si ricorderà ancora di dover comunicare davvero qualcosa. Trovatevi (troviamoci...) un partner e scopate. Il web, secondo Levy, non è una vera rete perché è delocalizzata e manca il ragno. Secondo me è una vera rete perché ci sono un sacco di mosche appiccicatevisi.
Devo prendere la metropolitana, attesa massima due minuti, così recita il pannello, ciò vuol dire che fra massimo due minuti e quarantasette secondi sarò arrivato alla prossima fermata. Dopodichè mi toccherà rientrare nel personaggio, è la Sceneggiatura a prevederlo. L'operatore alla steadycam mi segue alle spalle, è il mio angelo custode di oggi. Poi mi aggira, 180°, e ora è il mio volto a essere ripreso, zoomma pure cazzo tanto questo non sono io no sono ventunanni che lavoro al mio personaggio e non è con un ridicolo zoom in avanti che avrai qualcosa da me, non è con un cazzo di primissimo piano che avrai il mio volto. Sto subendo il mio Blow job ma l'uomo qui davanti non sa dipingere barattoli di zuppa Campbell's quindi è meglio che si levi dalle palle.
E dopo tutto questo mi sdraio su una panchina e chiudo gli occhi. Mi addormento e sogno di volare sopra questa cazzo di città e piango nel sonno, fiumi di lacrime mi sto innaffiando sembro un idrante mentre sogno di fare il funambolo sui cavi elettrici dei tram. Poi sento le manette stringersi intorno alle mie mani. Mi portano via. AVETE VINTO VOI.
Disgustorama testo di honeyboy