Una lettera aperta a Dio.

scritto da Lili Marleen
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Autore del testo Lili Marleen

Testo: Una lettera aperta a Dio.
di Lili Marleen

Egregio Signor Dio,
chi le scrive è chi da sempre crede in lei e un po’ meno in se stessa.
Vede, io mi sento diversa da tutti quelli che mi circondano e non ho paura di pensarla a modo mio ma mi freno ogni volta che sono davanti a qualcuno. È come se ci fosse un muro che mi blocca…forse perché alla mia età viene considerato “anormale” stare a casa in compagnia di un buon libro e studiare duramente anziché fumare, drogarsi e alcolizzarsi il sabato sera fino a non capirci più niente.
Io la penso esattamente come la grande scrittrice inglese Virginia Woolf quando dice: “Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli”. Poi, però, mi chiedo a cosa serve, se la gente pensa a seguire modelli monotoni e sbagliati, non guarda oltre, resta prigioniera in una mentalità chiusa e arretrata e non comprende che è la diversità ad accumunare le persone.
Caro Dio, siamo in un mondo dove molti non ascoltano più la sua voce e non pervertono più la sua retta via perché gli uomini continuano ad opprimere le donne, i fratelli musulmani fanno la guerra ai fratelli cristiani usando come pretesto la religione, gli educatori emarginano i disabili non accettati per paura, il ricco schiaccia il povero e le nazioni non si aprono a un dialogo pacifista ma preferiscono dividersi e attaccarsi a vicenda.
A tal proposito, è doveroso citare l’appello di Papa Francesco fatto nella benedizione “Urbi et Orbi” in occasione del Natale affinché ci faccia riscoprire i legami di fraternità che ci uniscono come esseri umani.
Bisogna capire che ancor prima di vivere noi esistiamo e la nostra esistenza deve essere rispettata e deve essere bella proprio perché caratterizzata dalla diversità.
Questa diversità dovrebbe essere fonte di ricchezza ma ancora una volta dalle ultime vicende di cronaca si evince più come una sorta di malessere, qualcosa che provoca e genera fastidio, tant’è che un calciatore non ha potuto giocare una partita con serenità poiché costantemente discriminato per il colore della pelle…adesso lo stadio è diventato un luogo dove i tifosi, invece di cantare cori per la propria squadra, incitano all’ odio razziale e alla violenza provocando persino vittime.
Notevole è la vicinanza che hanno mostrato molti personaggi del calcio e della politica, citando frasi significative come quella del cantante Bob Marley: “Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi ci sarà sempre la guerra” al fine di sensibilizzarci e farci riflettere.
Inoltre, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha preso atto dell’accaduto nel discorso di fine anno promuovendo maggiormente l’integrazione sociale e culturale. In molti mentre parlava si saranno accorti anche del dipinto che ogni tanto veniva inquadrato…bene, quel bellissimo quadro è stato realizzato da ragazzi autistici.
Io ho avuto modo di entrare in stretto contatto con loro…sono ragazzi speciali, talentuosi, con enormi potenzialità e possono dare tanto alla comunità, eppure, sono i primi ad essere derisi, picchiati e isolati, specie nelle scuole che dovrebbero essere le principali istituzioni deputate a garantire l’equità.
Ora, io mi chiedo se l’art. 3 della nostra Costituzione afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, perché le donne vengono pagate di meno degli uomini e sottovalutate da una società prettamente maschilista, perché chi proviene da altre parti del mondo non può omologarsi liberamente senza pregiudizi…viviamo o no tutti sotto lo stesso cielo, siamo o no tutti cittadini di unica grande casa che si chiama mondo? E allora basta reputare il diverso come un nemico da annientare, piuttosto insegniamo i nostri figli a guardare da angolazioni differenti e cresciamoli con i valori dell’accoglienza.
Ampliamo i nostri orizzonti, arricchiamoci di nuove forme di cultura, senza dimenticare che viaggiare non porta in nessun luogo, se non sono stato educato a fare in modo che l’altro possa viaggiare dentro di me.
Ricordiamoci soprattutto che gli altri siamo noi, tutti noi siamo le donne violentate, maltrattate e considerate oggetti da possedere, tutti noi siamo i portatori di handicap e i ragazzi siriani bullizzati all’ uscita della scuola, tutti noi siamo gli ebrei sterminati nei lager, tutti noi siamo gli immigrati che sfuggono alla guerra e pur di trovare un po’ di pace si infilano dentro i materassi e nei tubi di scappamento dei camion.
Oggi, la grande sfida dell'Europa sta nel riuscire a conciliare diversità e uguaglianza.
“Credo che in questo umanaio globale ci sia bisogno di un impegno dal basso che abbatta le montagne dell’oppressione capitalistica”, così con questa frase il preside Aldo Viola, uomo di grande cultura e grande spessore morale, ha voluto marcare quanto sia importante il contributo di ciascuno di noi. Solo tendendoci la mano gli uni con gli altri e appoggiati dalla Chiesa e la politica possiamo costruire qualcosa di grande in grado di distruggere qualsiasi tipo di muro che sia sorto per ragioni morali, territoriali o semplicemente perché non si ci sente parte integrante di un gruppo che ha già una sua idea e non vuole confrontarsi e aprirsi con chi la pensa diversamente.
Dio, mi aiuti a credere di più in me stessa, a battermi per difendere la mia mentalità giusta o sbagliata che sia, l’importante è che mi renda felice e mi aiuti a far scivolare ogni tipo di pregiudizio perché è solo un’antipatia fondata su una generalizzazione falsa e inflessibile.
Dio, aiuti la società ad essere più inclusiva e aiuti le istituzioni affinché riescano a formare individui con dei giusti valori e delle personalità forti, decisive e aperte, tali da creare finestre di dialogo nelle quali si può affacciare chiunque per raccontare esperienze, per parlare dei propri costumi e delle proprie tradizioni.
In fin dei conti la vita che lei stesso ci ha donato è un intreccio di varie identità, è un mosaico che abbraccia la specificità del genere umano e come affermava il filosofo Tiziano Terzani: “Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.”
Lei sa meglio di me che a molte domande non ci sono risposte ma voglio lasciarla con un quesito che forse scoprirò solo con il tempo, ossia: “Siamo davvero pronti a rinunciare alle nostri abitudini e a fronteggiare il cambiamento?”
Grata per l’attenzione, rendo grazie a Lei.


Una lettera aperta a Dio. testo di Lili Marleen
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