Contenuti per adulti
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E’ un testo vecchio, così vecchio che lo metto in pergamena, sembra tornato di moda questo stile, farneticante, assurdo, per giocare, ripeto per giocare, qui qualcuno scrive: masturbazioni, altri tagliano corto: cagate. Cavolo! Certe raccolgono montagne di likes, chissà poi perché!
Ma lasciamo stare... Io le definisco: challenge. Sono brava, brava, brava...sono tanto brava, brava...
Tanto sono in buona compagnia e non andava in nessun publishing d’Egitto questo testo, perché non qui?
Mi resta il ritornello di un vecchio Carosello, con dedica:
‘Gli autori sono tanti…milioni di milioni…' proseguite voi che in tre righe, preferite un paragrafo? Challenge! Provate...fate miracoli, andate in contro alla morte, web-brosi del calcolo internauta’
Ci sono dei giorni in cui scrivo in quel modo.
Quel solito modo, che odio, che poi non pubblico, per paura, perché hai bisogno della paura quando odi.
La paura, il tuo nemico.
Ti resta accanto e ti ammonisce. Ma stasera non l'ascolto. Ne farete le spese.
Mi parla d’altro, non sta ferma solo su questo, si sposta, si diverte, va in giro per il mondo. È riuscita a salire a bordo del mio vascello.
Era appena scesa dall’Air Force One, nauseata, clandestina. Io l’ho scoperta, si era rifugiata sottocoperta, volevo farla scendere ma poi…Come fai? Ti fa pena, non sa più dove andare.
È logorroica la mia paura, quando attacca e non molla, imprigiona, se di buona luna, oppure uccide, fa saltare in aria, qualche milione, terrestri solo i terrestri, dice, i marziani ci penserà Elon.
Non c’è nessun vicino, a me vicino, che mi tiene la mano e la ferma. La paura non si ferma. Innesca cariche.
Neppure l'odio, suo fedele compagno.
La mia mano trema e può toccare qualsiasi cosa se la vede.
Per me adesso, è sulle lettere e le stritola, le scarnifica sino all’osso, se potesse le farebbe tornare ad essere turgide, piene all'inverosimile, di trama, di innesti di vite, di novelle, d’ideali buoni, di sogni internazionali, di belle parole, (quanto amo le belle parole!) Finte ruffiane, si agitano, carine, donnine, di pace e comunione, che scoppiano di miele, di dolce stile non nuovo, no, non c'è mai nulla di nuovo. Liturgico, di redenzione, di bravura agognata, che non abbiamo, che non avremo mai.
Che ricerca assurda, ‘à la recherche’, chi d’amore represso, chi di libertà agognata, chi di sesso, chi il successo, per alitare venti, per alitare su tormenti, sapendo che non avremo mai, quello che dicono: ’il giusto’, la terra promessa, la comprensione, l’umana consapevolezza, di quello stile corretto, statuario e imbellettato, giudizioso, pulsato di citazioni, scorrerie linguistiche, sostanze solide di erudizione, componenti letterarie contemporanee, link…Amenità e …Mi sta guardando, sconcertata.
'Troppo complimentosa, addirittura svergognatamente compiacente', forse dovrei tirare diritto per la mia strada e sparare a zero, fare terra bruciata, lei dice, dire quello che veramente penso: ‘Ma sta roba è desueta come un telefono in bachelite!’
'Fin troppo gentile e pigia su quell’acceleratore di particelle!”
‘Tu sei impaurita, Una buona volta, fottitene!’.
È lei che parla, la paura, che aggiunge: ‘Sii scorrevole ma non regalare nulla, non commentare,non concedere nulla, qualche breve accenno, con qualche giro di parole…È tempo, perso.Che non vorrai mica cedermi il terreno e dire davvero quello che pensi? E con quello che c'è dentro?’
Nulla, vuoto e polvere.
Ti spiana la mente, ti uniformizza, ti fa farneticare nel normale, nell’accettare quella struttura portante, quel periodo ipotetico, quella potente causale e allora gliele lanci così come sono, parole nude, slavate, cinguettanti, che non ti hanno fatto niente- loro-ma le vuoi punire, le vorresti fustigare e loro pronte a farsi spaventare, codarde! Restano a guardarti, provocanti, di chi sono? Di nessuno. Povera gente. Senza fiato, senza parole, tre stringhe che leghi e ci fai…senza idee, senza passione. Banali.
Ecco è quella! La passione, il motore, miei cari meccanici, vi manca il motore! Il motore di quelle vere, parole da 3000 giri!
E te lo ripeti nella testa, ma laggiù la mano prende le tue, non risponde, le coglie, le arpiona e le stringe e le fa sudare tutte, ribollono come in una pentola a pressione e poi si scatenano a protestare, a contrattaccare, a dirti quello che devi fare, non puoi neppure sfiorarle.
Allora tu le aspetti al varco, sghignazzante.
Credete davvero che io mi faccia fermare, che non abbia mai provato a torcere quelle radici o che qualcuno non mi abbia scandagliato la desinenza, per poi trovarsi in ginocchio al paradigma?
Credete davvero che non abbia mai lottato? Io! Per Dio, per un diverso finale presente o passato?
Non sapete le volte che ho girato pagina, scattato e riscattato.
Ognuno ha la sua croce, Lui il primo, assiso, imperturbabile a guardarci costernato.
Dio che bel capolavoro! Sei sceso, venuto sino a noi, e poi…Dove sei finito?
Lo faccio adesso: un diverso finale : 'Futuro'!
Mi spiace, sarò io a comandare, vi ripulirò dal miele, vi finirò a brandelli e poi v’immergerò nella colla di pesce, per purificare quel sentore di rancido silenzio, pauroso, di inutile pudore inibente, d’incancellabile paura, di malinconia e abbandono, timorate e svergognate, poi mi chiederete di essere portate a raccontare, a commentare…senza paura.
La mano sarà libera di agire come vuole, libera di muoversi e dare piacere a quei risvolti, un orgasmo vivo, potente che sa aprire quelle grate, centri sociali e prigioni antiche, cancellate di scritte, di punti, virgole, murales di eccezioni, apostrofi sentenziosi e accenti comminati, assaltati e distrutti come lestofanti dimenticati.
Tirare fuori tutto. Senza regole. Irregolare. Sconfinato. Per cambiare. Ma sul serio, eh dai! Sul serio! Non queste tragicomiche seduzioni imperversanti, questi miei (?) frigni…
Trovare altre strade, superare le differenze, le incoerenze, le dissonanze, il contraddittorio, assolute distanze, per creare terre nuove, occorrerà riscriverle in differenti credi e lingue.
Occorrerà…
Ho trovato! Un salto nell’al di là, lo so, un tantino complicato, faticoso… Poi ritornare, ti si tappano le orecchie. Ma è solo ascoltando la morte, ascoltandola, andare un po’ a parlarci e tagliando la gola alla paura, che si potrà fare.
Le ho scritto mi ha messaggiato, mi aspetta.
Leggere e scrivere così, non serve a nulla. Solo altre parole, paura.
Foglio bianco.
Senza paura di morire e sporcarlo.
Ci sono dei giorni che ho la morte nel cuore, le ho parlato, finalmente! L'ho incontrata al bar del porto di Corso Vittorio, era irriconoscibile, bella come un Dio e mi sono innamorata, era in un angolo, mi ha fatto un cenno, 'Io e te dobbiamo parlarci'
' Ti aspettavo' le ho detto e mi sono piegata in due dal ridere non riuscivo a fermarmi' È stata una bella chiacchierata, tipa tosta, davvero!
Mi ha detto 'vieni a trovarmi' le ho detto che non avevo tempo: 'Tengo daffare!'
Le parole sono libere, ma balbettano, tremanti, non sanno dove andare, sono come neonate.
Come fai con lei davanti?
La mano le aiuta a non cadere e loro aiutano me, timide, impaurite sino allo sfinimento, mi guardano, a mala pena e si aggrappano a questo debole segnale: di vita mia, di mia lucida follia, per intrecciare ancora una volta, una traccia, una trama, loro auspicano, per capire come si fa a restare in questo mondo, a respirare, a nutrirsi, come si fa, a iniziare a camminare, che cosa vuol dire guardare, toccare e sentire, come si fa ad avere ancora emozioni, speranza, e sospirare ancora d’amore o avere sete di verità, come si fa a raccontare una storia, la storia?
A viverla… Senza paura?