Sono tutti morti

scritto da Deaexmachina
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Misoginia e follia
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Testo: Sono tutti morti
di Deaexmachina

Non era pazzo, checché se ne dicesse.
Arturo li vedeva i falsi per strada, ne riconosceva subito i sorrisi finti che nascondevano maldicenze, gli sguardi accesi di biasimo e, talvolta, si figurava pugnali inguainati alla cintola pronti all'affondo.
Il carnevale sarebbe stato l'apoteosi del mascheramento, cere su cere, sempre più arduo comprendere il vero, l'anima, l'essenza degli esseri umani che gravitavano nel suo spazio.
Critico d'arte rinomato, Arturo aveva passato tutta la vita con la lente d'ingrandimento in una mano e il lanternino nell'altra.
Ogni autore aveva il suo modo di esprimersi e poi c'erano quelli senza carattere che emulavano, e quelli che giudicavano per frasi fatte, e quelli che stroncavano per invidia, e quelli che ascoltavano senza sentire. Alle mostre e ai gala, Arturo aveva conosciuto ogni sorta del genere umano e ne aveva fatto una personale classificazione, senza alcuna tolleranza.
Un'immagine dipinta era più vera di tutti quei volti in movimento e il suo lavoro appassionato era dilagato nella realtà, forgiando il suo carattere alla severità, alla sincerità spavalda, alla follia del sentire.
Un misogino, arcigno e pazzo: questo si diceva di lui.
Ma non lo era; Arturo si rifiutava di sottostare al Je accuse di tuttologi e qualunquisti truccati su strati di croste.
Un complimento fasullo si palesava nell'arco di un sopracciglio fuori squadro rispetto all'altro. L'ignoranza si soffermava nelle pieghe subdole delle bocche mosse a sorriso di chi fingeva d'interessarsi all'interlocuzione. L'antipatia si atteggiava nelle braccia incrociate e nelle mani tenute in tasca, con la boria dell'intolleranza.
"Rasségnati e fai come loro. Abbiamo tutti delle maschere, cosa credi? I pittori non si celano dietro le proprie opere?", uno dei pochi amici.
"Eresia! Un artista manifesta il suo essere interiore, mentre quegli zotici hanno il marcio dentro", camminando nervoso per la stanza.
Da mesi si rifiutava di uscire, lavorava al computer e al telefono.
Soltanto l'osservazione lo rendeva furioso: nei volti della gente non ci leggeva altro che falsità e il suo cervello ricusava l'intelligenza di passare oltre i suoi parametri di giudizi, il suo cuore si stringeva in una morsa se non poteva condannare la totale assenza di empatia.
"Prendi me: sono marcio?", con un sorriso di accondiscendenza.
"Tu sei mio amico, non sei giudicabile", infantilmente cieco.
Messo dinanzi a un confronto, Arturo non era altro che un bambino capriccioso che si ostinava sulle sue convinzioni senza fondamento.
"E come ci sono diventato tuo amico?", alzando gli occhi al cielo.
"Che domande! Comunione di pensieri e di ideali, roba che tutti quei fantocci per strada non capirebbero nemmeno se gli fracassassi in terra le loro maschere!", sdegnato. "Non li vedi? Beati della propria falsità, in quei ridicoli costumi sociali del saluto e del sorriso e...".
"Tutti siamo teatranti, lo vuoi capire? Poi ci sono le compagnie che allestiscono il medesimo spettacolo e altri che fanno monologhi e altri ancora che recitano a soggetto. Questo è il bello, la varietà, e ti assicuro che c'è, non siamo tutti uguali! Il tuo problema è il velo sugli occhi, un velo di nebbia che ti fa vedere nemici ovunque".
"Non sono nemici, sono esseri biechi e falsi che non tollero".
"E vuoi rintanarti in un museo ad osservare tele per tutta la vita? I ritratti. Erano persone vere. Secondo te, che uomini erano? Solo perché immortalati, sono persone degne della tua ammirazione?".
"La morte li ha resi veri, ha sacrificato la falsità dell'uomo sull'altare del tempo", orgoglioso delle sue parole.
"Oh! Eccoci alla soluzione! Immagina che siano tutti morti e che hanno bisogno delle maschere per decoro, per non mostrare il volto del tempo sulla marcescenza di pelle e ossa", altrettanto fiero.
Eh sì, aveva senso. A metterla così, le maschere erano più degne di attenzione dei visi reali, erano esternazioni da ammirare e persino studiare secondo un diverso approccio, in un vernissage sulla bellezza del nascosto.
"Andiamo a fare una passeggiata", con un'urgenza nuova che aveva fatto sorridere l'amico.
Sono tutti morti testo di Deaexmachina
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