Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Mi chiedo perché, il commettere errori sia "socialmente accettato" a patto porti con sé la caratteristica di fungere da insegnamento per occasioni future. Non intendo errori di stampo morale (in cui posso anche capire la logica del "non ripetere"), ma quella gamma di errori estremamente normali per un essere umano, per quanto spiacevoli. Un momento di distrazione dovuto a una situazione di pesantezza (o leggerezza magari), il fatto di non riuscire ad accorgersi di qualcosa per quanto si potesse essere concentrati, l'aver compiuto un gesto in maniera meccanica ed abitudinaria, o il non aver considerato qualche dettaglio piccolo o grande che fosse. Parliamoci chiaro, l'essere umano per quanto aneli alla perfezione è comunque un essere fallibile e non una macchina programmata a svolgere compiti in modo preciso e affidabile, quindi, sulla base di questo, perché per errori di questo tipo (anche piccoli e senza reali conseguenze disastrose, magari rimediabili) ci si trova nella condizione in cui la morale è: "pazienza! Imparerai e la prossima volta non ti capiterà più". E nel caso in cui ricapiti? Perché la consolazione deve risiedere nel fatto che per lo meno forse (moooolto forse) la prossima volta farò tutto giusto? Perché abbiamo la convinzione che un errore può andare bene se serve per imparare, ma non possiamo accettarlo come una cosa normale e non sempre per forza evitabile, nemmeno con tutto l'impegno? Perché essere fallibili è una cosa che proprio non riusciamo a concederci?