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Per trovare gli Dei quanti occhi si volgono al cielo cercando entità separate dal mondo, lontane e trascendenti, eppure gli Dei non sono da cercare fuori perché risiedono già dentro di noi, il Divino non è un rifugio in un altro mondo ma il fondamento stesso di questo.
L'Universo nella sua totalità è pervaso da due grandi forze cosmiche dotate di coscienza, eterne e perennemente unite che sono la Dea, spesso onorata nel suo aspetto triplice di fanciulla, madre e anziana, e il Dio Cornuto; le loro polarità non sono in conflitto, sono come l'armoniosa opposizione che tiene uniti i poli di una calamita.
Gli Dei sono entità benevole legate da un amore infinito che è il motore stesso della creazione, il loro corpo non è fatto di carne e ossa ma di pura essenza, di energia vitale ed è grande quanto il cosmo; siamo immersi nella loro presenza, compenetrati e circondati; notte e giorno essi dimorano in noi come in ogni creatura vivente e inanimata per questo una separazione dagli Dei è impossibile, la nostra esistenza e la loro sono inscindibilmente intrecciate.
Tutte le Divinità maschili che le varie culture hanno venerato come Zeus, Apollo, Efesto e Odino sono i molteplici volti del Dio; come ogni essere umano egli possiede un aspetto creativo, uno guerriero, uno di saggezza profonda e così via; allo stesso modo le Dee come Era, Demetra, Persefone, Freya e Iside rappresentano i diversi aspetti dell'unica Dea.
Noi neopagani che camminiamo su questa Terra dura e al contempo prospera non crediamo agli Dei per fede o perché sono stati menzionati negli antichi testi sacri, crediamo perché sentiamo, sperimentiamo le energie Divine nella forza delle nostre azioni e nei nostri sentimenti; percepiamo l'ambizione di Zeus quando corriamo verso un obiettivo, l'ira giusta di Marte quando ci ribelliamo ad un'ingiustizia, la potenza travolgente di Eros quando ci innamoriamo.
Gli Dei sono i principi dell'esistenza, non sono gli artefici che in un remoto passato decisero di forgiare l'Universo ma è il mondo che si è generato spontaneamente dal loro amore inestinguibile; fin dagli albori le Divinità rendono possibile la realtà, sono il fulcro della vita, senza di loro il nulla regnerebbe sovrano.
Manifestando le energie che ci donano diventiamo creatori della nostra realtà, diamo vita a nuove condizioni di possibilità, esaltiamo le nostre qualità emergenti ed espandiamo le nostre capacità, scopriamo con stupore e meraviglia tesori interiori che non sospettavamo di possedere riuscendo a superare noi stessi; grazie a loro le porte dei sogni si spalancano, sono il più grande di tutti i beni.
Per avvicinarci ad una comprensione autentica del Divino è però necessario sgombrare il campo da due concezioni che, sebbene radicate, sono estranee al paganesimo: l’idea che le Divinità ci puniscono o ci premiano in base al nostro comportamento e quella che esaudiscono le nostre richieste in cambio di qualche preghiera.
Gli Dei non sono i nostri giudici; l'immagine di una Divinità che scruta ogni nostra azione per premiarci o punirci in base a un codice morale rigido da lui dettato è un costrutto culturale che si è affermato con l'ascesa delle religioni monoteiste secondo le quali concetti come paradiso e inferno sono sistemi di ricompensa e castigo che pongono la condotta umana al centro di un giudizio ultimo; nel paganesimo più antico l’associazione Dio giudice è sempre stata assente, gli Dei non sono arbitri della moralità umana né dispensatori di giustizia, non siedono su un trono celeste pronti a emettere sentenze su ciò che è giusto o sbagliato; la responsabilità di creare leggi giuste, eque e di garantire il loro rispetto ricade interamente sulla comunità umana; delegare agli Dei il ruolo di giudici supremi significa attribuire loro un compito che non gli appartiene svilendo la nostra responsabilità.
Un'altra convinzione diffusa, spesso alimentata dalla superstizione, è che le Divinità siano entità onnipotenti pronte a intervenire nelle vicende umane per esaudire desideri o risolvere problemi; l'immagine del genio della lampada di Aladino capace di realizzare qualsiasi richiesta viene erroneamente associata agli Dei, per fortuna da poche persone; in realtà le Divinità non sono macchine dei desideri né dispensatori di miracoli su richiesta; osservando il mondo ci si rende conto che le Divinità non modificano il corso degli eventi in base alla quantità delle nostre preghiere, la loro esistenza non è finalizzata a servire l'uomo.
Allora ci chiediamo qual è la loro natura nel nostro cammino? Gli Dei ci donano sé stessi e niente più e in cambio non vogliono nulla, ci offrono le loro energie, sta a noi, con il nostro libero arbitrio e la consapevolezza, decidere cosa fare con questo dono straordinario.
Il rapporto con il Divino non dovrebbe essere utilitaristico, non dobbiamo venerare le Divinità per ingraziarcele e ottenere qualcosa in cambio ma per la loro stessa esistenza, dovremmo riconoscere con gratitudine la loro presenza immanente nel mondo e la loro grandiosità; onorarli significa riconoscere che il dono più grande che potessero fare ce lo hanno già fatto, sono qui con noi e in noi e le loro energie sono a nostra disposizione per crescere, creare e vivere in pienezza.