Trattenuta

scritto da suspended_world
Scritto 5 mesi fa • Pubblicato 2 mesi fa • Revisionato 2 mesi fa
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Ritorno indietro per capire che ciò che provo è una sedimentazione perenne di una visione personale di tutto.
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Testo: Trattenuta
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Sarà quel dolore lombare che persiste da tempo, non c’è altra spiegazione. Oppure si concentra tutto lì quell’immobilismo che dura da tempo immemore, manda segnali così con dolori bruschi e acuti o con piccoli dolori persistenti che riaffiorano soltanto quando c’è il tentativo monco di fare qualsiasi cosa. Ci pensavo oggi, nei miei soliti luoghi, dove vedo in base alla stagione quali sono i movimenti circostanti, una raccolta solitaria o in gruppo, c’è da fare, c’è da portare a casa un sostentamento, anche illusorio per conservare un pezzo di terra o una tradizione. Il resto può attendere, ognuno attende alla meno peggio, si fanno due calcoli, si cerca di focalizzare le necessità e gli sfizi in base al proprio potere d’acquisto, anche questo natale passerà indiscreto, senza scossoni. Il pensiero sfugge alle regole, consiglia partenze, mentre l’auto si sposta nello stesso percorso quotidiano, con la stessa fermate e gli stessi gesti del conducente. Questo pensiero è un desiderio di sradicamento da un luogo, il sogno di una possibilità ulteriore, la conoscenza, le connessioni, per creare futuri alternativi. Ma è come un flash, perché subentra la ragione che in ogni caso comunque trattiene. C’è un altro desiderio legato alle parole che fuoriescono in modo quotidiano, una domanda banale ma non troppo; e se fossero proprio le parole a creare le connessioni per poterci proiettare altrove? Ma qui non c’è un racconto storico, c’è un po’ di passato, un presente inerme che riposa tra le colline e le montagne. Conservo, conservo e vivo, osservo e tutto ciò che viene a me è un segno tangibile, fatto di poca umanità e tante brutture, dettate dalla necessità e dalle poche risorse reperibili quasi in ogni contesto.

Gli uomini invisibili lavorano, ma non hanno colore, in qualche modo sono trattenuti anche loro, hanno sogni e desideri che nascondono in fondo ad una strada che conoscono solo loro, oppure nel fondo di una bottiglia marron scuro. I corpi si dilatano, la salute cede, altri giorni passano e l’interesse è concreto solo per quelle tre o quattro cose quotidiane per continuare a vivere. Ci sono anche le donne dai visi deformati dal dolore o dalle solite faccende quotidiane che sfiancano, irrigidiscono corpo e anima e non lasciano scampo per il fragore di una vita vissuta diversamente, oltre queste cime.

Trattenuta è il susseguirsi di giorni identici dove ogni cosa rimane guasta al suo posto, come la stradina di campagna perennemente bagnata, oppure quel lampione che a sera continua ad intermittenza a fare il suo dovere. Nei discorsi degli anziani fa sempre capolino la morte, come destinazione d’arrivo tra qualche anno o tra qualche minuto, il racconto cambia di poco e si discosta dall’ultimo viaggio solo per parlare di qualche nuovo acciacco o malattie perenni che non lasciano scampo.

Le parole che vengono fuori focalizzano realtà, chi le cura o le butta fuori continua a desiderare, tralasciando i più comuni detti sulla scrittura, cioè che chi compone pensieri, versi o quant’altro, farà la fame. Eppure, se non ci fossero proprio le parole che vado a scovare in pagine nuove o meno nuove, assieme a quelle buttate qui o altrove, un’altra vita si sarebbe interrotta già da tempo. Invece una sera come tante altre mi conduce altrove, svolazzano pensieri come uccelli che in uno stormo a spirale danzano accanto a me, sono questioni delicate, sono ricordi ben dettagliati ma che si stagliano in una penombra che ho desiderato, ma forse mai vissuto. Sono gesti lenti di due mani che si sfiorano, di due labbra che hanno il sapore dolce di un frutto fuori stagione, che si incontrano e si saldano senza esitazione, senza il disturbo di parole buttare fuori a casaccio, senza rumori sintetici di fondo che distraggono. Un pensiero, un lontano ricordo, un sogno che sale a spirale come quegli uccelli in stormo; il tempo di guardarli, un rumore sordo e tutti quegli esserini si dileguano, lasciando un cielo spoglio.

Non è trattenuta in alcuni casi, lo si comprende bene solo qualche riga addietro, vi è quasi uno stupore quando ciò accade ma anche tanta delusione quando le nostre routine vanno a rovinare tutto ciò che si è creato con cura, ma tutto questo non basta a fermare questa sorte di ardore che fuoriesce a qualsiasi ora, come ad esempio la sera, quando il corpo più stanco vorrebbe solo posarsi nuovamente su quei cuscini sparsi. Ancora musiche di sottofondo a ricordare come stanno proseguendo le cose, come si spengono vite da nord a sud con estrema facilità, per quello che comunemente chiamiamo amore. Ho un ricordo lontano dove forse tutto ciò non accadeva o non accadeva con frequenza come adesso, questo mi turba, mi spaventa, mi angoscia, mi disturba. È insano tutto ciò, perché continua ad accadere nonostante i proclami, nonostante il buon parlare e prendere posizioni precise.

Trattenuta, perché ho focalizzato in quel dolore anche mille dispiaceri esterni, come se non bastassero già i miei, come se il corpo fosse composto solo dallo strato di pelle più sensibile; ogni agente esterno, anche il più banale diventa nocivo, si trasforma in catena invisibile, la sento sui fianchi, la sento dietro, ma non la vedo ed è impossibile liberarsene. Quale forza brutale potrebbe aiutarmi a spezzare questi anelli d’acciaio?

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