La fuga

scritto da Giuseppe D.
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo Giuseppe D.

Testo: La fuga
di Giuseppe D.

L'aria di quella sera era ferma, il cielo era buio, di un nero surreale, la luna giallo si nascondeva ovattata dietro una nube violacea. Le stelle apparivano timide, sole e tristi.
Il traffico era ormai scemato ed in piazza cimitero monumentale le auto scorrevano veloci.
La testa di Mario era distratta dai tanti pensieri, ma il problema più imminente era riuscire a seminare quell'uomo che lo seguiva.
Attraversò tutta la piazza e pensò a quanto fosse lugubre il cimitero con le luci della notte, in qualche maniera lo inquietava, tutti quei lumi all'interno di lunghi corridoi appena illuminati.
Aumentò il passo, non voleva correre avrebbe attirato l'attenzione. Si voltò e vide la sagoma dell'uomo che lo seguiva. Camminava sicuro e si guardava in giro, freneticamente. Poi a Mario parve chiaro che quell'uomo posò lo sguardo nella sua direzione; probabilmente lo vide poiché accelerò immediatamente. Anche Mario accelerò il suo passo.
Non ci voleva, pensò.
Il semaforo era rosso e si fermò di fianco ad un vecchietto che doveva attraversare la strada a sua volta. La tensione cresceva...
E dai! Scatta! Scatta, maledetto semaforo...
Verde.
Era ora, pensò.
Superò il vecchietto e con passo spedito si trovò dall'altro lato della strada. La notte che li sovrastava appariva sempre più tetra a Mario che aveva paura di essere preso, catturato, rapito e privato della sua libertà per via di quei pochi spiccioli che si era guadagnato col suo lavoro.
E' assurdo cosa può fare la gente per pochi spicci.
Si guardò indietro, l'uomo si avvicinava rapidamente.
« Fermati bastardo! Fermati!» urlava.
Mario non capiva cosa volesse quell'individuo, ma era sicuro che fosse armato, doveva scappare. Accelerò, e la camminata veloce si trasformò in una rapida corsa.
I palazzi di via Procaccini apparivano spettrali accarezzati dalla tenue luce dei lampioni, l'uomo che lo seguiva urlava.
Quello dev'essere pazzo, pensò.
Il fiato di Mario si fece corto, ansimante, ma non poteva fermarsi e le sue gambe si incrociavano veloci e rapide. Svoltò un angolo, lo fece proprio mentre un nord africano stava uscendo da un bar tabacchi. Lo scontro fu violento ed i due uomini caddero.
Ma non c'era tempo e mentre il Nord africano sbraitava e gli gridava di stare attento, Mario guardò dietro e vide l'uomo che svoltava l'angolo del triste palazzo appena illuminato. Sputò... sangue... probabilmente nell'urto si era tagliato il labbro. Ci passò la lingua e sentì il sapore dolciastro di quel liquido rosso.
Si alzò... l'uomo gli era quasi addosso, ma Mario fu una saetta e il pazzo inseguitore cadde sopra il nord africano proprio mentre quest'ultimo si stava rialzando e di conseguenza ricadde a terra. Nuove imprecazioni da parte dello sventurato. Mario riprendeva la sua folle corsa, da prima in equilibrio precario, ma poi via via sempre più stabile.
Arrivò in fondo alla via. Guardò a destra e a sinistra freneticamente, mentre tirava il fiato.
« Fermati! Tanto ti prendo...» sentì urlare alle sue spalle.
Destra o sinistra? Non riusciva a decidersi.
Destra.
Ripartì, ma il fiato era ormai alla fine e quell'uomo guadagnava metri.
Deviò all'improvviso, cercando di tagliare la strada, proprio mentre sopraggiungeva un'auto...
Piiiiiip piiiiiip. Il clacson.
Mario saltò e finì sul cofano dell'auto. Due rotoloni e ricadde dall'altro lato della macchina.
Era tutto intero. Si rialzò e riprese la sua corsa. Ma l'uomo che lo seguiva gli era a ridosso. Troppo a ridosso. Tanto che gli mise una mano sulla spalla per rallentarlo. Mario cercò di scrollarsi e per un breve attimo ci riuscì. Ma poi, ormai stremato, rotolò per terra dopo aver perso l'equilibrio.
L'uomo gli salì sopra a cavalcioni. Anche lui era allo stremo delle forze.
Mario cercò di liberarsi, tirando anche dei cazzotti a vuoto. Poi l'uomo riuscì a prendergli i polsi ed a fermarlo.
« Ti dichiaro in arresto!» disse mentre lo girava a pancia sotto e gli metteva le manette ai polsi.
Mario non aveva dubbi, aveva rapinato l'uomo sbagliato. Ma quanto macello aveva fatto quel poliziotto. Cosa poteva avere nel portafoglio? 10, 20, 50 euro?
« Questo credo che sia mio.» disse riprendendosi il suo portafoglio. Poi l'uomo tirò su Mario e lo portò in galera.
La fuga testo di Giuseppe D.
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