L'ATROCE FINE DI MISS FLORY

scritto da ellissa
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di ellissa
el
Autore del testo ellissa
Immagine di ellissa
el
GIALLO-NOIR
- Nota dell'autore ellissa

Testo: L'ATROCE FINE DI MISS FLORY
di ellissa


La cara e dolce Miss Flory è scomparsa, e, mister O'hara, il potente marito di miss Flory incarica l'agenzia investigativa "COMPANY % COMPANY WHO LOSE FIND “ affinchè la ritrovi al più presto, ma....................




L'ATROCE FINE DI MISS FLORY





L’ ansia, la sorpresa, la tensione tutto giocò a favore di Henry. A questo punto nemmeno un bulldozer avrebbe potuto trattenerlo dall’intervenire.
Piombò sulle scale e come una furia cercò di aprire la porta.
La sforzò, la tese, la scosse; infine dopo diversi tentativi la porta di vecchia quercia stagionata cominciò a cedere e bastò la potente spallata di Henry per farla crollare giù.
Ecco cosa videro i loro occhi. In fondo, sul letto, sotto un ampio baldacchino, dalle ampie cortine azzurre, pesantemente rivestito di broccato francese, guarnito da una folta frangia dorata, laggiù giaceva un corpo di donna completamente rasato! Era il corpo di miss Florie!
Le lenzuola di purissima seta, dal colore dell’avorio di Limoges, erano sgualcite e i morbidi cuscini sparsi qua e là.
Fra i cassetti aperti, del trumeau Luigi XV, regnava un indescrivibile disordine, solo le finestre erano sbarrate e l’aria artica del condizionatore soffiava le gelide brezze del grande nord; mentre il prezioso tappeto, dai tenui colori arabescati che dall’ocra dorata passavano alla tenue sfumatura granata; l’originale tappeto, frutto d’un antico contrabbando di valori, dono di nozze del nonno di miss Flori; l’incalcolabile preziosità creata apposta per i dolci piedini di miss Flori e risalente all’epoca d’Ismail, era accostato e in alcuni punti addirittura stazzonato!
In tutto questo caos il corpo nudo di miss Flori offriva un impietoso spettacolo: teneva gli occhi d’un azzurro pervinca dolcemente socchiusi come un ultimo, ironico addio alla vita. La bocca semiaperta, dentro la quale si intravedeva il luccichio dei denti d’un purissimo bianco, sembrava accusare il suo ignoto assassino.
Ma ciò che più di tutto rendeva raccapricciante la scena era quello orrendo fiore rosso che insistentemente cercava di aprirsi un varco sulla pelle della donna, come un’orchidea che improvvisa appare fra le liane.
I due seni teneramente discinti richiamavano lo stupore della Maja desnuda, solo il pugnale con il manico di legno intagliato alla moda dei beduini, riccamente lavorato, dava sentore che il sacrificio era stato compiuto: miss Flori prima rasata e poi assassinata, giaceva lì cosi come avevano affermato i giornali fin dalla sera precedente.
La cameriera fu la prima a riprendersi, tenacemente avvinta a quella casa, adorava miss Flori che ogni tanto le regalava le sue calze di seta smesse.
Jennifer urlò con tutta la forza dei suoi polmoni e al suo grido disperato risposero i cani del giardino, i barriti registrati della giungla, i falchi si alzarono in volo, e fuggirono gazzelle e antilopi, solo i leoni stettero quieti, troppo imbottiti di morfina per poter reagire.
-Zitta, zitta,
singulto’ O’Hara
-niente scandali, nessuno deve sapere
Il suo volto era terreo, tutti erano angosciati, povera miss flori chi poteva essere stato così crudele da ucciderla dopo averle rubato i gioielli?
-di qua non si scappa
Fece Henry
-quel figlio d’un cane la pagherà cara, O’Hara dateci carta bianca, bisogna agire subito!
Una dolce voce femminile, stupita e palpitante, si chiese a voce alta:
- Ma perché hanno rovinato le sue calze di seta?
L’occhio di Minnie ancora una volta non si era smentito; acuto ed osservatore, andava in profondità; penetrava là, dove un uomo si sarebbe perso in mille congetture.
Veramente, le calze da sera grigio perla qua e là stazzonate, pendevano tristemente, dal bordo del separé.
Jim decise. Ormai era giunto il momento di prendere in mano la situazione.
-Bene, che nessuno tocchi niente, O’Hara telefonate alla polizia, bisogna che il tenente Flanagan trovi tutto così com’è.
Poi pregò tutti quanti di scendere giù dabbasso e di attendere pazientemente l’arrivo della legge.
Mister O’Hara si staccò a malincuore dal corpo della moglie. Pareva quasi che si aspettasse un gesto, un movimento; come se prima di morire la poveretta avesse atteso lui per indicargli il colpevole, per metterlo al corrente affinché lo scandalo come macchia d’olio non si allargasse per tutta la casa; perbacco! anche lei infine possedeva un bel pacchetto di azioni della Spotik & Spotik.
Ma poiché la rigidità cadaverica, impediva qualsiasi movimento a miss flori, anch’egli si adattò a scendere assieme agli altri.
Intanto che qualcuno telefonava alla polizia, Giorgio il barman si affrettò a riempire loro i bicchieri.
In verità ne avevano un bisogno cane, anche Jennifer, che a stento riusciva a trattenere i singhiozzi; e non fu neppure dimenticato il whisky di Henry, allungato come al solito con dell’ottima coca.
Come barman, Giorgio risultava perfetto.
Intanto che l’atmosfera si faceva più distesa e tutti si mettevano a loro agio, Jim ripresosi dal colpo parlò con O’Hara.
-Mister O’Hara noi adesso si va via, siamo d’accordo sui quindicimila e, può giurarci, fra non molto avrà in mano l’assassino di Miss flori e del ladro dei suoi gioielli. Sapete mi è venuta un’idea;
disse coinvolgendo nel suo discorso gli altri due.
-Un’idea che può sembrare anche balzana formulata così sui due piedi, ma nessuno, potesse cascare il mondo, nessuno riuscirà a convincermi che il ladro dei gioielli e l’assassino non siano la stessa persona, sei d’accordo Henry?
-Già! l’ho pensato anch’io …
Mormorò Henry, dal profondo abisso dei suoi pensieri. Li contemplava dentro le ultime gocce rotolanti nel fondo del suo bicchiere.
-Bene, allora mister O’hara, restiamo pure d’accordo così.
-Eh!’ Jim? Si, sì, vi prego fate al più presto.
Le parole gli uscivano dalla bocca come solitari, dal suo viso, più duro dell’acciaio, a stento trapelava il dolore acuto e straziante del coniuge colpito. Lo dominava un solo pensiero; seguiva quella direttiva come una freccia pronta a scattare: avere fra le mani coloro i quali stavano progettando la rovina della sua casa.
Dopo anni; con un lavoro assiduo e sistematico, anno dopo anno, e scalino dietro scalino, era riuscito ad arrivare su! Finalmente poteva vedere il panorama dall’ alto della Montagna Incantata!
Aveva usato ogni mezzo, non si era mai voltato indietro, aveva calpestato e ridotto alla disperazione tutto quanto osasse frapporsi fra lui e la sua meta; aveva congelato anche i suoi sentimenti. Aveva stretto alleanze e spergiurato, accordato e tradito; aveva insomma fatto tutto ciò che un uomo d’affari afferma, con un ghigno di non fare. Gli amici suoi, segreti e minacciosi, anch’essi, presi da profonda nostalgia, coltivavano le idee e i sogni di quel momento di gloria, di quando l’ultimo Reich era pronto ad impossessarsi del mondo.
E adesso era quasi arrivato, ancora qualche gradino e il successo sarebbe stato pieno, si sarebbero schiuse dinanzi a lui le porte del potere, quello vero, quello che si nasconde fra le pieghe della politica e dell’industria.
E, tutte, tutte portavano verso il vello d’oro della fama, della ricchezza e dell’onorabilità.
E adesso per colpa di quattro sporchi bastardi, tutto stava per crollare, bastava che la Spotik & Spotik gli togliesse la fiducia e lui era finito.
Chi voleva giocargli un tiro simile!
Tutti!!!
Tutti lo avrebbero scannato, lo avrebbe fatto egli stesso se qualcuno gli avesse mostrato il fianco. E allora bisognava concludere, fare una formidabile corsa contro il tempo, affinché il colpo diretto a lui andasse a vuoto e come sempre l’ago della bilancia continuasse a pencolare là dove lui voleva che oscillasse.
Stabilito il pagamento e la pista da prendere, i tre detective si apprestarono ad andare via, quando il tenente Flanagan irruppe nella Villa.
Alto ma non troppo, portava un abito di buon taglio che conferiva alla sua figura un non so che di severo e di sobrio al tempo stesso.
La pistola d’ordinanza stretta sotto l’ascella non lasciava intravedere nessuna rigonfiatura.
Chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un tranquillo uomo d’affari che alle otto del mattino da casa sua, si reca nel proprio ufficio di Wally Street.
Ciò che in lui, sapeva dell’uomo d’ordine, del protettore dei deboli, degli indifesi; il difensore, il giustiziere delegato, tutto ciò non lo faceva certo denotare il taglio dei suoi capelli d’altronde ottimo, e nemmeno la leggera abbronzatura che sulla sua pelle metteva in risalto lo spruzzio dorato dei suoi occhi color nocciola.
No, il cittadino sentiva che poteva e che doveva confidare in quell’uomo per i suoi impercettibili gesti, per il modo in cui muoveva il collo; per le sue mani ferme e tese pronte a sfoderare la trentotto con fulminea rapidità, sempre che il caso lo richiedesse.
Tutto ciò deliziava le signore che ansiose cercavano di confessargli reati inesistenti, era il loro idolo, l’idolo degli onesti e bravi cittadini di Main Street.
-Bene bene. Tutti fermi. Che nessuno si muova. Dov’ è il cadavere? Badate bene: siete tutti passabili d’arresto.
E la sua voce chiara e precisa centralizzò l’attenzione degli astanti. Dopo aver dato un’occhiata intorno ed aver afferrato il fulcro della situazione, sguinzagliò i suoi uomini a ventaglio.
Quella del ventaglio gliel’avevano insegnato fin dalle prime classi del corso di polizia e lui vi era rimasto fedele.
Credeva ciecamente alla sua utilità.
Si sistemò al centro della stanza, un po’ spostato verso l’angolo sinistro con le gambe rigide nella loro scattante elasticità, il torso leggermente piegato in modo tale da includere, nelle spettro delle sue pupille, sia l’ordine sparso dei suoi uomini, sia gli ospiti della casa, e perfino il barman entrò sotto il raggio della sua azione.
Il sergente Nik, il duro della compagnia, quello che gli doveva cavare la castagna dal fuoco, accompagnato dai suoi scagnozzi si precipitò su’.
Irruppe nella stanza con la trentotto in pugno; l’aveva ricevuta in dotazione e lui se ne faceva un dovere nell’utilizzarla in tutti i modi e ovunque. Dopo aver dato un’occhiata al cadavere, aver sospettosamente fissato le azzurre pieghe del pesante baldacchino, e controllato che il pugnale fosse bene infisso fra i seni di miss flori, lasciò il dottore e gli altri al lavoro; e sempre con lo stesso ritmo si precipitò di sotto, coerente alla ripetizione dei suoi gesti.
-Capo!
Scattò sull’attenti abbozzando l’atteggiamento militare, questo vezzo glielo perdonavano tutti volentieri.
-Capo!
ribadì, per rendere ancora più pesante la scoperta;
-Questa non ci voleva, il cadavere, cioè miss florie è stata nuovamente rapata!
A Flanagan , le pupille si spersero nel bianco degli occhi, l’avvisaglia ebbe inizio in quel movimento contratto.
L'ATROCE FINE DI MISS FLORY testo di ellissa
0