Contenuti per adulti
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Al sommo, sfiatato dall'erta ascesa
Tra colonne d'alberi e macchine imbufalite
Tese come un arco verso il semaforo, su una scheggia
Di marciapiede, già sentivo la verzura stormire
In quell'ara, in quella conca di pace
Dove traluceva verde e sciabordante il lago
Con illusi innamorati su piccole barche rade,
Simili a girini che remighino nel guazzo.
Il miglior farmaco era il crocchio delle scarpe sul ghiaino,
Il fatuo balenio del lipglass sulle labbra di una straniera bionda
In posa per una foto, l'urlo esultante di un bambino.
Qualcuno rimpinguava le oche e le anatre di molliche da dietro la balaustra,
Più in là risonava una musica, quasi un compianto, una marcia funebre
Per il lento ma irreversibile scemare della luce.
Ed ecco che già, come richiamata alle case da un clangore di campane,
La moltitudine s'accomiatava, sciamava verso il cancello senza neanche salutare...
Il lago adesso brunito occhio umano non lo scerneva nella notte
Se non per uno sciacquio che eseguiva con melodiose note
Il Lied della luna galleggiante nel buio.