Fango

scritto da Alsoknownas
Scritto Un anno fa • Pubblicato Un anno fa • Revisionato Un anno fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Alsoknownas
Autore del testo Alsoknownas

Testo: Fango
di Alsoknownas

Notoriamente chi scopre di avere una malattia terminale inizia a "vivere".

Chi si butta da un elicottero chi viaggia chi si gode la famiglia, persiste l'idea che quando si sta per morire si smette di star per morire.

Come se la notizia della fine fosse l'inizio, sembra ci serva qualcuno a darci il permesso prima di andare, fare, iniziare, finire e continuare.

Serve un evento, un metaforico schiaffo in faccia a ricordarci che la vita non è breve, il tempo in cui la viviamo lo è.

Muoiono per caso più di noi le persone malate??

Moriamo meno di chi sta per morire??

Fin da piccolissimi ogni respiro ci sopprime poco di più.

Lentamente fin dall'infanzia moriamo, tutti i giorni, e non è forse quello il periodo più vivo?

Ridere a piena pancia, fare alti salti e rumorosi pianti, le lacrime più grosse sono versate dagli occhi più giovani.

Quando abbiamo smesso di respirare rumorosamente?

Non vorremmo forse tutti riavere qualche secondo in più ogni giorno per urlare piangere ridere e arrabbiarci?

Perché non prenderseli questi secondi per sentire, a cosa possiamo rinunciare per guadagnare noi stessi.

"Non ho tempo per fare niente" è una delle più grandi bugie che ci diciamo.

Non sono forse le cose che facciamo a impedirci di fare?

Ciò che forse molti intendono è che non abbiano più tempo per "fare niente".

Non abbiamo più tempo per permetterci di sprecarlo, per annoiarci.

Non abbiamo più momenti per sederci e guardare i muri, per toccare il tessuto del divano, per amare il colore delle tende e odiare l'odore del frigo.

Non possiamo più prenderci spazio quotidiano per sporcare il tappeto e aprire le braccia, saltare sul posto e cucinare con il fango.

Forse questo insistente combattere la fine è ciò che ci ruba più tempo, passiamo tutta la vita a correre veloce lontano da ciò che pensiamo sia la fine solo per accorgerci che per tutto questo tempo fuggivamo dall'inizio.

Siamo gelosi dei bambini così liberi, altrimenti non abbiamo motivo di chiuderli in delle stanze, come in ufficio silenziosi a scrivere ed ascoltare.

Il grande potere dell'ignoranza fa paura, ignorante non come chi non conosce ma come chi ignora.

Vorrei ignorare come un bambino, vorrei avere lo spazio sociale di fregarmene, dello stipendio dell'affitto, delle bollette del parcheggio.

Vorrei poter bussare al vicino chiedergli come sta e se vuole fare un giro in bici con me, vorrei che il vicino dicesse di si ma solo dopo avermi mostrato il suo nuovo dinosauro di peluche.

Invece non so nemmeno come si chiamano le persone con cui condivido il pianerottolo.

"l'ascensore è una macchina per ignorare i coinquilini. L'automobile per ignorare la gente che va in tram. Il telefono per non vedere in faccia e non entrare in casa."

Bisognerebbe imparare dalle anime che raccontano in Lettera a una Professoressa, costruire una comunità conoscersi, ascoltarsi.

Si saprebbe allora forse che la vita è tale solo se osservata e osservatrice.

E allora la mia rivoluzione sarà giurare che vi guarderò vivere, ma solo se intrecciando i mignoli mi dite che voi osserverete me.

Fango testo di Alsoknownas
5